PORCA GUERRA

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"Non credo al cordoglio diretto". "Rendo omaggio agli eroi". "L'intervento è necessario". "Risvegliamo le nostre coscienze". Voci gay sull'Iraq. Da Mapelli ai blogger.

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MILANO – Non vi sembri pleonastica la decisione di tornare a parlare di guerre, in particolare quella mai spenta dell’Iraq connotata oggi da atti terroristici. Le comunità Glbtt non si sentono estranee a chi difende o attacca popoli e nazioni. Disgraziatamente la guerra in Iraq è iniziata alcuni giorni dopo la dichiarazione di Bush della fine bellicosa. Hanno taciuto i bombardieri e si sono scatenate le jiad contro ogni soldato straniero presente nel territorio, contro organizzazioni umanitarie: un uomo o il doppio di esso per lasciare sulla polvere più morti di quelli avuti nel conflitto. Quando a cadere a Nassiriya sono stati i nostri soldati ma anche i civili, ci si è chiesto, oltre al dolore, il senso di quella missione; l’appartenenza ad un ruolo pacificatore forse insensato davanti ad un camion stracarico di tritolo. Non esiste una metrica del dolore! In Iraq sembra che la greve figura raccontata da Bergman ne “Il Settimo sigillo”, rappresentante la morte, sia rimasta lì, in quella terra martoriata a raccogliere giornalmente le sue prede. L’abbiamo scoperta anche noi dopo Nassiriya, facendo traballare certezze e posizioni.
Per una volta daremo voce non ai dirigenti dei movimenti Glbtt, ma ad una pletora di gay o gayfriendly che ne discutono in rete, oltre che a un grande teologo, visto che le religioni sono causa del contendere. La dichiarazione del professor Giovanni Felice Mapelli: «Non credo ad una guerra di religioni, perché l’occidente non esprime un cristianesimo da crociata. Per quel che ci riguarda, non credo che sia la nostra una missione di pace, pur convinto che esista uno scontro tra civiltà. L’occidente dovrebbe farsi un esame di coscienza su ciò che ha combinato nei secoli scorsi durante le colonizzazioni, perché il risultato di oggi è quello! La cesura arriva poi con Khomeini: è lui a creare il nuovo integralismo islamico che ha attecchito nei Paesi africani e nelle altre teocrazie. Oggi gli attacchi terroristici sfuggono a qualsiasi controllo se vediamo che raggiungono anche la Turchia che è uno stato islamico. Gli americani, con alla testa il “falco” Rumsfeld, e Cheney che ha pure una figlia lesbica, hanno pensato davvero che il terrorismo si debella con la guerra? La risposta la troviamo nell’ecatombe di morti giornalieri. E poi: immaginiamo di stare noi, due mesi sotto bombardamenti a tappeto, con tanti di quei morti che nessuno conterà mai, e alla fine pensare agli stranieri come salvatori. L’America ha aperto uno scenario gravissimo usando come prevenzione le armi».
«Mi spiace – dice Gianluca Neri, un gayfriendly in un intervento ospitato da GNUeconomy – non credo al cordoglio diretto, perché condividere un dolore collettivo, e che nemmeno ci tocca da vicino, ci fa sentire talmente buoni che diventa secondario lasciare in pace chi sta vivendo per davvero quel dolore». Ovviamente sono loro, le vittime italiane, che stimolano a parlare di guerra e di Iraq. «Il mondo ha bisogno di eroi, e di chi crea degli eroi. Peccato non si possa chiedere agli eroi cosa ne pensano», dice Mario Ghidini, gay liberale in un forum di Yahoo!. Ottima la riflessione di Marco, gayblogger di “Virgilio”: «Disgustoso il “telethon” scatenatosi tra aziende, banche, giornali e squadre di calcio. Bellissimi gesti! Peccato che questi gesti, tra l’altro opportunamente pubblicizzati, vengono compiuti in queste occasioni. Non abbiamo ancora visto niente! Ahimè! Per favore, spegniamo tutti la tv e riflettiamo».
Ferma la tesi di Roberto Schena, militante di GayLib: «Non si interviene con l’esercito per creare paradisi terrestri, ma per evitare il peggio sì. Che si fa in Medio Oriente? Si lascia tutto e si va via? Sarebbe la soluzione peggiore!». Paolo Colonna, responsabile del gayblog “Tom”, dice: «Le bandiere italiane che sventolano dai balconi, mi hanno ricordato quelle americane spuntate dopo Ground Zero. Sono scettico sull’amor di patria che risorge solo a cadaveri sepolti. Un’altra cosa mi ha messo ancora più a disagio: la scritta a caratteri grandi, chiari e perfettamente leggibili a distanza che ho letto tornando a casa su un cartellone pubblicitario nella metropolitana milanese. Diceva: “A morte gli iracheni”».
Spezza altri silenzi Simone Tempia “Reponser”, ventenne gayfriendly, seguitissimo su “Il Cannocchiale”: «Vesto il silenzio per il lutto dovuto alla morte degli eroi di Nassirya. Un eroe, per la precisione: il membro di Emergency che era lì per fare del bene. Gratuito, non stipendiato, non mandato da nessuno. A questo eroe rendo omaggio, e lo estendo agli altri caduti». E Domiziano Galia, gayfriendly, autore di un informatissimo blog su Tiscali,. stempera citando un sondaggio del sito di Forza Italia. Ritirarsi ora sarebbe: A) da vergognarsi B) da matti C) da irresponsanbili. Come si nota, spiega, non è ipotizzabile altro. Marco Volante, politico di punta di GayLib è esplicito: «L’intervento italiano, peraltro in linea con il dettato costituzionale, non è di offesa ma di mantenimento della pace o, più chiaramente, di contenimento della resistenza alla pacificazione, oltre che di supporto alla popolazione civile. Mi pare che sia una posizione inappuntabile che il nostro Paese non poteva non assumere».
L’epilogo a MacUbu, conosciutissimo gayblogger di Clarence: «Cui prodest un’Italia finalmente unita? Ma unita dove? Quando? Io me ne frego dell’unità nazionale fatta di parole su corpi ancora caldi». E “Gentleman” Morris, dal blog che scrive da Cagliari, replica: «Io Morris, “uomo gay” sto con le persone che soffrono e piangono i loro morti. Sarà il caso di risvegliare maggiormente la mia coscienza, la nostra coscienza, la coscienza di tutti!».

di Mario Cirrito

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