PrEP, il rischio di infezione per i soggetti ad alto rischio si abbassa del 92-95%

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Un nuovo farmaco, il Descovy, forse all'orizzonte. Ma il tema numero uno resta sempre quello: la prevenzione.

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Venerdì sera, in occasione della Notte dei Ricercatori, si è tenuta a Milano una conferenza sulla PrEP, la profilassi pre-esposizione anti-hiv che sta spopolando all’interno della comunità LGBT (soprattutto in Francia e Inghilterra).

Presenti alla conferenza (mediata dal giornalista di La Repubblica Andrea Montanari) la dottoressa Silvia Nozza, infettivologa del San Raffaele, e il gruppo Salute Arcigay nella figura di Michele Breveglieri. È al San Raffaele che si sta lanciando la sperimentazione di un nuovo farmaco, il Descovy: 52 soggetti omosessuali e transgender sieronegativi – insieme a 5000 selezionati in tutto il mondo – stanno infatti testando da alcune settimane (per un periodo di due anni) il nuovo farmaco che potrebbe sostituire il Truvada (di cui il Descovy rappresenta un aggiornamento), già in commercio dopo il via libera del ministero della Salute.

Metà di loro sta assumendo il Descovy, gli altri il Truvada. Si attendono i risultati.

L’utilizzo di questi farmaci antiretrovirali – normalmente utilizzati nella terapia dei pazienti sieropositivi – come strumento di prevenzione sembra funzionare: i primi dati disponibili e resi noti parlano di una diminuzione (tra il 92% e il 95%) del rischio di infezione in soggetti ad alto rischio (cioè che hanno rapporti sessuali non protetti con persone Hiv positive non in trattamento). Il problema? L’elevato costo del prodotto (30 compresse superano i 700 euro), inserito in fascia C e di conseguenza a carico del cittadino. In pochissimi possono permetterselo.

La PrEP oggi prevede che le pillole del farmaco attualmente in commercio, il Truvada, possano essere prese o con una dose di attacco con due compresse prima e poi una al giorno fino a 48 ore dopo il rapporto il rischio, oppure continuativamente – una al giorno – da almeno sette giorni prima l’inizio dei rapporti a rischio.

Ma è la stessa Nozza, al termine della conferenza, a ribadire una volta di più che il tema fondamentale è quello della prevenzione: “Sono da considerare due facce: il test e l’immediato trattamento del sieropositivo e quello preventivo nelle categorie ad alto rischio. Oggi una diagnosi precoce garantisce con i farmaci adatti una prospettiva di vita uguale o superiore a quella delle persone sane”.

Solo al San Raffaele, nell’ultimo anno, si è registrato un aumento del 25% delle infezioni da Hiv.

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