Preti gay? Lasciategli il diritto alla castità

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Il Vaticano vuole impedire il sacerdozio ai gay. E’ giusto? E’ possibile riconoscerli? Non si rischia una caccia alle streghe? Noi crediamo che la fede sia qualcosa di...

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Riferisce l’ANSA: “Coloro che hanno ‘tendenze omosessuali’ o identità sessuale ‘incerta’ non possono diventare preti. Lo ribadisce il Vaticano. In un documento pubblicato oggi, la Santa Sede prevede l’uso di psicologi per valutare eventuali patologie e ‘ferite’ psichiche dei candidati al sacerdozio. La tonaca deve essere negata anche a chi – spiega il testo – trova difficoltà ‘a vivere la castità del sacerdozio’”.

Ora, sarebbe facile lasciarsi andare a una facile ironia anche per chi, a differenza mia e di molti di voi, non abbia conosciuto tantissimi preti gay (casti e non) e non abbia potuto ascoltare a riguardo storie di tutti i generi. La realtà, davvero drammatica, è che questo è solo uno dei picchi neri di un pontificato incapace di accogliere le differenze e di compiere un sia pur minimo esame di coscienza.

Nonostante al suo interno possieda ancora voci autorevoli capaci di posizioni coraggiose, il Vaticano è ormai schierato all’estrema destra, sodale con chiunque gli consenta di esercitare il potere senza obiezioni e incapace di accogliere qualunque forma di critica e dissenso, interna o esterna, becera o civilissima. Del Cristianesimo, oltre alle ricchezze e al potere, ci viene spontaneo dire che resta solo una croce vuota.

Ammesso che le attuali gerarchie siano completamente esenti da tendenze omosessuali (praticate o meno, pare non importi), ammesso che le tendenze sessuali di una persona possano avere qualcosa a che fare con il suo operato pastorale e ammesso pure che si possano stabilire con una diagnosi prima di accedere al sacerdozio e che questa diagnosi abbia capacità medianiche, riuscendo a prevedere tutti gli sviluppi futuri di una scelta così complessa, sorge comunque un dubbio.

Non si rischia in questo modo di costringere le persone a mentire per ottenere un obiettivo, magari sentito nel profondo del cuore? Non si rischia soprattutto di scatenare una pericolosa caccia alle streghe, fatta di paura e ricatti, ipocrisie e delazioni, rendendo l’ambiente ancora più torbido di quanto già non sia?

Ci permettiamo di riferirne noi su Gay.it per difendere il diritto di chiunque a manifestare la propria fede (paradossale lo si debba fare proprio noi, accusati costantemente dallo stesso Vaticano di andare contro la volontà di Dio), sacrificando la propria vita nel nome di un ideale sinceramente cristiano, nel quale il sesso non è che un dettaglio e la promessa di castità può essere mantenuta indipendentemente da quale sia il proprio orientamento sessuale.

Siamo sicuri che, se fosse ancora vivo, il nostro amico don Narciso sarebbe stato d’accordo con noi. Crediamo però che lo siano, in cuor loro, anche molte menti illuminate della Chiesa, come il cardinale Martini, come Tettamanzi. E tanti cristiani di buona volontà.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini

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