Pride: battaglia su patrocinio e gonfalone

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"La Provincia porti in piazza il Gonfalone". E' la richiesta dei ocnsiglieri provinciali dei Verdi, a cui fanno sponda i colleghi alla Regione. Forza Italia: "Impediremo l'uscita dal...

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Manca poco più di una settimana al tanto atteso Pride di Bologna del 28 giugno prossimo, ma le polemiche non sembrano volersi placare. Questa volta, però, la querelle è esterna all’organizzazione dell’evento e tutta interna, invece, alle istituzioni bolognesi. A dare il la al botta e risposta è stata una richiesta partita dai Verdi, sai a livello provinciale che regionale.

Il Gruppo provinciale dei Verdi ha fatto sapere che parteciperà al Gay Pride e ha chiesto all’amministrazione Provinciale, , tramite il capogruppo Alfredo Vigarani, di diventare protagonista dell’iniziativa con un formale patrocinio e la presenza con il Gonfalone. "I Verdi da sempre – ha detto Vigarani – hanno fatto della difesa delle diversità uno dei loro tratti fondativi. Il Pride di Bologna rappresenta una straordinaria occasione per reagire alla cappa moralizzatrice che sta opprimendo il nostro Paese e anche la nostra città, indotta da un micidiale mix d’azioni concertate, da rappresentanti d’istituzioni laiche e religiose, che stanno gradualmente minando le conquiste di libertà proclamate nei fondamenti della nostra Carta Costituzionale". 

La richiesta non è passata inosservata ed è arrivata, tempestiva e perntoria la risposta dei consiglieri di centrodestra.

"Ci auguriamo che uno dei possibili ultimi atti ufficiali di questa Provincia, in forte pericolo di vita, non sia proprio rappresentato dalla presenza del Gonfalone e dal patrocinio alla manifestazione del Gay Pride". Con queste parole Luca Finotti e Giuseppe Sabbioni, consiglieri di Forza Italia, hanno voluto far sapere di essere assolutamente contrari alla proposta di Vigarani. E non si sono limitati a questo. Hanno anche aggiunto che non solo non aderiscono "per niente alla manifestazione del Gay Pride" (e fin qui, nulla di nuovo), ma anche che sono pronti a "fare i piantoni davanti al Gonfalone per non farlo uscire".

Ad appoggiare la proposta dei Verdi è intervenuto il capogruppo del Pdci, Giovanni Venturi. "Ritengo aberranti le dichiarazioni fatte del neo-Ministro delle Pari opportunita’, Mara Carfagna, riguardo ai Gay Pride che, a suo avviso, avrebbero solo il fine di arrivare al riconoscimento delle coppie omosessuali – ha dichiarato Venturi -. Mancava solo lei dopo le tante manifestazioni di intolleranza e di xenofobia che il Governo Berlusconi ci ha abituato all’indomani dal suo insediamento. Dopo la caccia agli immigrati, ai campi rom a cui si da’ fuoco, le donne sotto attacco sull’aborto, ci mancava pure la discriminazione delle coppie omosessuali".

Anche il gruppo dei Verdi alla Regione chiede il sostegno delle istituzioni al Pride. "Convinta che manifestazioni come il Pride di Bologna servano a scardinare un clima di ipocrisia e perbenismo", la capogruppo dei Verdi in Regione e presidente del Sole che ride a Bologna, Daniela Guerra, chiede alla Regione di dare il patrocinio alla manifestazione dell’orgoglio omosessuale. "Parteciperò all’iniziativa assieme ai Verdi della provincia di Bologna – ha aggiunto la consigliera -. In ballo ci sono diritti e tutele sacrosanti nei confronti dei quali credo che le istituzioni non debbano girare lo sguardo dall’altra parte. Per questa ragione chiediamo all’Ufficio di Presidenza che la Regione Emilia Romagna dia il patrocinio alla manifestazione".

Sul fronte dell’amministrazione comunale, invece, il capogruppo del Pd a Palazzo D’Accursio Claudio Merighi spiega il senso di un evento come il Pride. "Il giorno più bello per il mondo gay, lesbico e transessuale, sarà quello in cui del Gay Pride non ci sarà più bisogno. In una società matura non dovrebbe esserci" ha dichiarato Merighi. "Ma fino a quando non sarà così – spiega ancora il consigliere a Radio Tau-, è giusto manifestare. Sotto le Due Torri il Gay pride sarà colorato come sempre, forse anche provocatorio. Ma per affermare un diritto, non per violarlo". Nei giorni scorsi l’uscita di un documento pro-Pride da parte dell’esecutivo democratico ha scatenato il mal di pancia delle Acli e di una parte dei cattolici.

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