“Pride: cambiamo percorso”. Merola: “Polemiche provinciali”

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Dopo le proteste di alcuni esponenti della chiesa bolognese sulla scelta di Porta Saragozza, una parte del Pd propone di rivedere il percorso. Il sindaco stoppa: "Polemiche vecchie...

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Le polemiche scoppiate a Bologna in questi giorni attorno al percorso del Pride previsto per il 9 giugno, sono per il sindaco Virginio Merola "la solita discussione provinciale". Secondo il primo cittadino, infatti, "si tratta di una polemica vecchia". Il Pride, ha sottolineato, "è una grande occasione per la città, una città plurale come la nostra, e ogni volta ripartiamo da polemiche di vent’anni fa". Dunque ha chiesto a tutti di "mettersi in sintonia per fare in modo che l’evento funzioni al meglio, quando invece stiamo tutti a fare in modo che funzioni al peggio: mi auguro – ha concluso Merola – che si capisca che le profezie che si autoavverano fanno male a Bologna". Le polemiche, com’è noto, sono nate intorno al luogo di partenza del corteo, il cassero di Porta Saragozza, luogo storico del movimento gay italiano ma anche sede del museo della Madonna di San Luca.

Il coordinatore di giunta Matteo Lepore ha comunque ribadito che non ci saranno cambi di percorso, invitando allo stesso tempo gli organizzatori a non sprecare l’occasione che è stata data loro.

La stessa voglia di non lasciarsi influenzare dalle polemiche espressa dal sindaco Merola, però, non è condivisa da tutto il suo partito se è vero che un gruppo di consiglieri comunali del Pd ha proposto di ripensare al percorso "per evitare contrasti e speculazioni". E mentre l’Arcidiocesi si esprimerà solo fra qualche giorno sulla questione, il comitato organizzatore del Pride ha fatto sapere che non intende mettere in discussione il percorso, specialmente il luogo della partenza. "Quel luogo ci appartiene – dichiarano dal Cassero a Corriere.it -, non stiamo mica entrando in cattedrale". "Chi chiede una cosa del genere non ha riflettuto sul significato che ha Porta Saragozza per noi – ha spiegato Emiliano Zainio, presidente di Arcigay Cassero e membro del comitato organizzatore del Bologna Pride -. Non c’è nessuna volontà provocatoria, quel luogo ci appartiene perché il Cassero è nato lì. E poi partiremo da via Saragozza e non passeremo sotto la Porta, la circumnavigheremo".

"La partenza del Gay Pride da Porta Saragozza non è una provocazione — ha spiegato dai microfoni di Radio Tau Sergio lo Giudice, ex presidente di Arcigay e consigliere comunale del Pd — quel Cassero è stato per vent’anni sede dell’Arcigay, era scontato che si partisse da lì". La pensa allo stesso modo Cathy La Torre di Sel che parla di "scelta naturale".

Ad aprire la questione nella maggioranza, era stato ieri in serata il consigliere comunale Maurizio Cevenini che, subito appoggiato dall’ala cattolica del gruppo del Pd a Palazzo d’Accursio, aveva scritto sul suo profilo Facebook che "se ci fossero ancora margini di mediazione per il luogo della partenza si eviterebbero speculazioni e polemiche che non condivido".

Stimolato da quelle parole si era alzato un coro che chiedeva al comune di conciliare le cose e trovare l’equilibrio. Appello a cui oggi Merola ha risposto bollando le polemiche come "vecchie di vent’anni". E oggi il consigliere Cevenini fa marcia indietro: "L’ipotesi di far partire il Gay Pride da un altro punto è nata esclusivamente per sopire le polemiche – ha dichiarato -. Capisco le motivazioni degli organizzatori, quindi avanti così e che sia una festa per tutta Bologna".

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