Pride, per cosa lotta chi ha già avuto tutto?

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Cosa chiedono le associazioni che organizzano i pride in quei paesi che hanno già ottenuto i diritti per le coppie gay? L'esempio del Belgio, che domani festeggia 10...

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Quest’anno il Belgium Pride di Bruxelles, che si celebrerà domani, sarà dedicato alle famiglie arcobaleno come frutto di una conquista ormai decennale. In quel paese, infatti, i matrimoni lgbt sono stati introdotti nel 2003 e le adozioni sono legali dal 2006. Cosa chiedono allora le associazioni lgbt che continuano ad organizzare i gay pride in quei paesi che hanno già ottenuto risultati giudicati da noi irraggiungibili?

Viene chiesto un accesso più semplice alle coppie che vogliono iniziare un percorso con le tecniche di procreazione medicalmente assistita. La procedura è considerata ancora lunga, costosa e non al passo coi tempi. Non è previsto nessun congedo di adozione per potersi assentare dal lavoro e il partner non ha la possibilità di prendere in custodia il bambino in caso di morte della madre durante il parto. Inoltre, i futuri genitori che decidono di ricorrere ad una madre surrogata non sono tutelati in nessun modo. I rischi in mancanza di una qualsiasi legge sono molti, soprattutto per il bambino.

Si chiede la possibilità per il bambino di avere più di due genitori, oltre alla coppia. La cogenitorialità, come viene chiamata, consentirebbe al bambino di avere un parente o prossimo ai genitori o una persona a loro fidata in grado di prendersi cura di lui e di chiderne la custodia in caso di un evento tragico che faccia venire meno i genitori.

Oggi il partner può disporre della casa solo in caso di decesso dell’altro. Si tratta di un vecchio residuato di quando nel paese erano in vigore le unioni civili, e non il matrimonio. Il regime di successione, in pratica, non è stato adeguato a dovere.

Incredibilmente, dal 20 aprile 2006, data in cui sono entrate in vigore le adozioni per le coppie dello stesso sesso, solo 4 coppie gay e una coppia lesbica hanno terminato la procedura di adozione. Complice l’obiezione di coscienza messa in campo da alcuni istituti che si occupano di adozioni internazionali, per lo più in mano ad enti religiosi. Nella regione della Vallonia, di cui fa parte anche la città di Bruxelles, solo un istituto accetta di lavorare con le coppie gay. Le associazioni lgbt chiedono che gli istituti autorizzati, non possano apporre alcun rifiuto.

Alcuni centri della fertilità si rifiutano di lavorare con le coppie di donne in nome della libertà terapeutica. Le associazioni chiedono al ministro della Salute di monitorare le cliniche perché tutte accettino di assistere le coppie lesbiche.

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