PRIMA GAY, POI DI DESTRA

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Milano. Intervista a Marco Jouvenal, unico candidato glbt in una lista di centrodestra. Che spara a zero su tutti: Formigoni, Sarfatti, Marrazzo… E salva la Mussolini. "Ma come...

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MILANO – “In politica sarebbe fondamentale essere prima di tutto gay, e poi di questa o quella fazione politica. Se si fa così è difficile non andare d’accordo. La cosa grave è quando uno si fa scudo del suo essere gay mentre in realtà è prima di tutto al servizio del partito che rappresenta”. E’ un bell’omone di 44 anni che non le manda a dire, l’unico candidato dichiaratamente gay di centrodestra delle prossime elezioni regionali. Marco Jouvenal, nato a Torino ma residente a Milano, si presenta in Lombardia, per l’esattezza a Monza, Lodi e Milano, nella lista dei Liberaldemocratici. Una lista “esterna” allo scontro tra il candidato Formigoni del centrodestra e Sarfatti del centrosinistra. Loro, i Liberaldemocratici, propongono alla presidenza Marco Marsili, marito di Viola Valentino e da anni impegnato nella politica liberale laica. Il quale ha voluto nella sua lista anche un rappresentante diretto della comunità glbt. E la scelta è caduta su Jouvenal, segretario nazionale di GayLib, l’associazione dei gay liberali e di centrodestra.
Come nasce la tua candidatura nelle file dei Liberaldemocratici?

Sono stati i Liberaldemocratici che mi hanno chiamato proponendomi la candidatura, perché per loro era fondamentale avere una persona che rappresentasse le istanze delle persone glbt da vicino. Per questo sono stato nominato insieme con Viola Valentino responsabile del settore Nuovi Diritti del partito. Marsili ha voluto che io fossi anche nel listino, anche se, pur essendo terzo, non ci sono grosse possibilità che io venga eletto. A questo proposito mi dispiace, invece, che in Lombardia Aurelio Mancuso sia stato relegato in una posizione molto arretrata in cui le speranza di una sua elezione sono bassissime. Il segretario di Arcigay nazionale avrebbe dovuto ricevere un trattamento migliore.
Se Formigoni ti avesse offerto una candidatura?
In realtà all’inizio c’è stato un buon avvicinamento con la formazione che sostiene Formigoni, e sembrava quasi che la mia candidatura in quella lista dovesse andare in porto. Poi qualcosa s’è bloccato. In ogni caso è evidente che avrei accettato. Anzi, mi ha fatto piacere che Forza Italia e altre forze del centrodestra abbiano dimostrato un interesse diverso, un’apertura al dialogo che in precedenza non c’era mai stata.
Che posizioni ha assunto il centrodestra in Lombardia rispetto alle politiche delle persone glbt?
Il centrodestra non ha preso posizione. In Lombardia abbiamo la fortuna di avere un personaggio che esercita una certa influenza, che è l’onorevole Dario Rivolta. Una persona che ha dimostrato di saper affrontare le questioni glbt con equilibrio. Quello che mi auguro è che non venga rieletta la Ferretto alle Pari Opportunità, perché ha dimostrato di non aver ancora capito il concetto di “pari opportunità”.
Tra pochi mesi si terrà il Gay Pride nazionale a Milano. Come ti piacerebbe che la amministrazione regionale partecipasse a questa occasione?
Io spero che la Regione, chiunque vinca le elezioni, abbia il coraggio dimostrato dalla Puglia per il Bari Pride, di patrocinare in primis la manifestazione. Ma devo dire che io vedo il Pride più come momento legato all’associazionismo e alla visibilità mediatica e politica, e meno allo show. Credo sia necessario trovare il modo che i media non diano visibilità solo alle baracconate. A Bari, dove ho assistito a una manifestazione bellissima, le tv hanno mostrato solo Luxuria che si affacciava dalla finestra del sindaco. Ma in realtà sono successe tante cose importanti: la gente che capendo la manifestazione mostrava il suo appoggio, le vecchiette che mi hanno invitato a prendere il caffè… Queste cose devono emergere, per questo io cambierei un po’ l’impostazione del Pride.
In alcune regioni, le associazioni gay hanno sottoposto ai candidati presidente dei documenti da sottoscrivere. Non mi risulta che questo sia accaduto in Lombardia
Nella lista dei Liberaldemocratici, che io seguo, Marsili da anni ha fatto proprie le battaglie dei gay, quindi credo che non ci sia nessuna necessità di sottoporgli un documento elettorale. Per quanto riguarda Formigoni e Sarfatti, credo che se li mettessimo tutti e due in un frullatore non ne verrebbe fuori uno sano…
Mentre in Lombardia naturalmente GayLib invita a votare per te, e in Toscana appoggia Antichi candidato per la Casa della Libertà, in Lazio invece la posizione è quella di appoggiare i candidati del movimento gay, che però sono solo nelle liste del centrosinistra. Come è la situazione nelle altre regioni italiane? Si realizza spesso questa convergenza di GayLib sui candidati della sinistra?
Io personalmente ma anche GayLib come associazione abbiamo deciso di valutare singolarmente le persone, non tanto l’area di appartenenza. In Toscana Antichi ha avuto con il Pride un atteggiamento molto favorevole, sono certo che è una persona che non ha problemi di omofobia. E’ una persona in gamba che ha proposto in qualità di assessore un gay dichiarato come Mauro Vaiani, che è recentemente entrato nel direttivo di GayLib. In Lazio viceversa sono successe cose incredibili. Io continuo a credere che l’apertura di Storace era leale, anche se è naufragata, ma alcune persone dalla sua lista andrebbero soppresse. Dall’altro lato c’è Marrazzo che è una persona che mi terrorizza e che giudico profondamente omofoba. Allora abbiamo scelto di appoggiare i candidati gay per dare loro la forza di alzare la voce chiunque sia il presidente che viene eletto. L’unica persona candidata come presidente che potrebbe offrire qualche garanzia ai gay è la Mussolini, che da sempre ha dimostrato un reale appoggio alle istanze glbt, ma è chiaro che non si può appoggiare la sua formazione.

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