PRIME NOZZE GAY IN FRANCIA

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Noël Mamère, sindaco di Bègles, ha annunciato che accoglierà la richiesta di matrimonio di due uomini e li sposerà il prossimo 5 giugno. Apriti cielo! Polemiche e chances...

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PISA – Non sarà San Francisco, dove migliaia di coppie omosessuali si sono sposate civilmente, ma la città di Bègles sarà ricordata per essere la prima in Francia a celebrare delle nozze gay. Il sindaco Noël Mamère ha infatti annunciato che celebrerà un matrimonio tra persone dello stesso sesso il prossimo 5 giugno. Secondo l’agenzia France Press, due uomini hanno effettivamente chiesto la scorsa settimana al sindaco di Bègles di essere sposati. Il 9 aprile scorso, Noël Mamère aveva dichiarato: «se qualcuno mi chiedesse di celebrare un matrimonio tra persone dello stesso sesso a Bègles, lo farei». E ha dunque mantenuto la sua promessa. Al momento, stando a quanto lo stesso Mamère ha dichiarato al mensile francese Tetu, non ci sono altre coppie omosessuali che dopo l’annuncio si sono iscritte per essere sposate. In teoria, perché si possa effettuare il matrimonio, è necessario che uno dei due sia domiciliato nel comune dove le nozze vengono celebrate, o almeno avervi dei familiari.
Certo Mamère, che è anche membro della Assemblea Nazionale francese e vice presidente della Comunità Urbana di Bordeaux, si è messo al centro di un acceso dibattito. «Quest’atto è la continuazione della battaglia che ho portato avanti per anni – ha detto al The Guardian il primo cittadino – Gli omosessuali di questo paese, come in molti altri, subiscono un gran numero di discriminazioni. Sono l’ultima categoria della popolazione francese ad essere esclusi dal matrimonio».

E’ evidente però che la questione solleva molte polemiche, anche nella società civile. «Ho ricevuto centinaia di mail o di telefonate, anonime e non – racconta Noël Mamère – Su un argomento così tabù come questo, potete immaginare le reazioni che si possono incontrare. Si va dall’insulto passando per considerazioni di tipo passionale, religioso o morale, ma anche di sostegno e non solo da omosessuali».
Riguardo alla possibilità che la giustizia intervenga per bloccare il matrimonio del prossimo 5 giugno, Mamère dubita che si possa avere una interpretazione restrittiva del codice civile. «Per ora – afferma il sindaco al mensile Tetu – l’articolo 144 non dice nulla sul divieto fatto alle persone omosessuali di sposarsi. Dunque, se la giustizia vuole intervenire, penso che non potrà farlo che a posteriori». E sulla forza del suo gesto, aggiunge: «Non c’è niente di straordinario nello sposare due persone dello stesso sesso nell’Unione Europa, perché il Belgio, la Svezia e l’Olanda lo hanno già fatto e il nuovo primo ministro spagnolo lo ha già messo nel suo programma politico. Ciò che è possibile fare in un paese che ha conosciuto la dittatura per quasi 40 anni e fino a poco tempo fa, non vedo perché non lo si possa fare in Francia. Penso sia responsabilità dei politici di mostrare che non siamo condannati a restare prigionieri dei tabù».

In effetti il partito di Mamère, i Verdi, si sono già pronunciati a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso all’interno del collettivo per l’uguaglianza dei diritti. Ma chiaramente non tutti i politici la pensano così. I parlamentari conservatori Philippe de Villiers e Christine Boutin hanno espresso una ferma condanna. Il primo qualifica l’iniziativa «una provocazione libertaria, tipica della sinistra che cerca di distruggere la società e che mira a rompere il quadro tradizionale e le istituzioni». La seconda si dichiara «contro il matrimonio gay», che ai suoi occhi è «il cammino che conduce all’adozione». E secondo Jean-Luc Romero (foto), segretario nazionale dell’UMP, partito di destra, e omosessuale dichiarato, la celebrazione di Bègles andrà, secondo lui, a provocare una «polemica pregiudiziale».
Da parte delle associazioni omosessuali, l’Interassociative lesbienne, bi, et trans dichiara, per bocca del suo portavoce Alain Piriou che «il diritto al matrimonio omosessuale non è una delle priorità» e si mostra prudente sull’opportunità del gesto: «E’ chiaro che il matrimonio omosessuale è illegale». Jérôme Martin, presidente di Act Up-Paris, intervistato da Tetu, si mostra meno circospetto, parlando di un «gesto coraggioso» da parte del deputato Verde. «Si passa da un dibattito di idee a un atto politico molto forte» aggiunge, precisando, in risposta all’Inter-LGBT, che «non si tratta di scavalcare le priorità…: la lotta contro l’omofobia o l’adozione passa anche attraverso il dibattito sul matrimonio e l’uguaglianza dei diritti. Possiamo portare avanti tutte queste questioni insieme».
Scettici anche Denis Quinqueton, presidente del Collectif Pacs, e Jan-Paul Pouliquen, uno dei promotori del Pacs: «la legge, nella situazione attuale, non lascia quasi spazio ad ambiguità: l’articolo 75 del Codice Civile fa esplicitamente riferimento al ‘marito’ e alla ‘donna’».
L’associazione Gay-Lib, che in Francia riunisce i gay e le lesbiche di centrodestra, sostiene l’iniziativa cittadina di Noël Mamère e ricorda che «il Trattato d’Amsterdam, in vigore dal 1999, raccomanda l’uguaglianza di trattamento tra tutte le coppie, di sesso diverso o no».

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