Prime Unioni Civili a Milano: folla di pubblico e stampa

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Mattinata esaurita in via Larga: 18 coppie di cui 4 gay, si sono registrate. Tra loro Paolo Hutter e il compagno e Francesca Vecchioni e la compagna. Hutter:...

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Il giorno tanto atteso è finalmente arrivto: da oggi, le coppie milanesi etero e gay possono iscriversi al Registro delle Unioni Civili. E come annunciato, nel primo giorno la giornata è già tutta impegnata con 18 appuntamenti per altrettante coppie di cui 4 gay. Un fallimento? “Non è affatto poco – ha spiegato Marco Mori, presidente del CIG Arcigay Milano-, ma soprattutto dimostra che Pdl e Lega dicono bugie. Questo provvedimento è per tutti e non soltanto per omosessuali”. “Il centro destra prima ci criticava perché diceva che si trattava di un provvedimento esclusivamente per coppie omosessuali, e ora che sono di più gli etero ad iscriversi se ne lamentano – ha commentato l’assessore Benelli -. Le percentuali, invece, riflettono la composizione delle coppie di fatto a Milano. Abbiamo fatto un passo verso la civiltà’ europea e non possiamo che esserne felici”.

La coppia numero 00001 è quella formata da Paolo Hutter, giornalista, ex consigliere comunale, ex assessore di Torino, nonché officiante dei simbolici matrimoni gay di 20 anni fa in piazza della Scala, e dal suo compagno Paolo Oddi. Con loro, alle 8.45 di questa mattina, al secondo piano dell’Anagrafe in via Larga, le altre coppie ad attendere il proprio turno, amici, parenti e una gran quantità di fotografi accorsi ad immortalare il momento.

Alla coppia Hutter – Oddi, l’assessore ai Servizi civici Daniela Benelli ha regalato un mazzo di fiori. I due hanno scelto di siglare l’unione con un’enorme penna.  “L’avremmo voluta arancione (il colore della campagna elettorale di Pisapia, ndr) ma non l’abbiamo trovata” spiegano.

“Alla fine sono emozionato, non me lo aspettavo”, confessa al termine Oddi. Hutter invece non si lascia scappare l’occasione per ricordare che si tratta di n gesto poco più che simbolico. ”Di per sé è un atto minimale, non è l’emozione che avremmo voluto vivere. Oggi è ancora un gesto simbolico”, dice Hutter con al fianco, oltre all’assessore, anche il giornalista Gad Lerner e alcuni consiglieri della maggioranza tra cui Marilisa D’Amico del Pd, autrice della delibera che ha istituito il Registro, e Luca Gibillini di Sel.

”Oggi questa è un decimo di una vera unione, quello che vogliamo, una legge nazionale sui matrimoni omosessuali, non è ancora realtà. Ma è un cambiamento simbolico importante, anche se nullo dal punto di vista del cambiamento dei diritti”. Stesso discorso sui benefici del certificato, su cui non ha risparmiato una critica per il costo (circa 15 euro). ”L’utilità pratica devo ancora capirla”. Il certificato, però, lo ricordiamo, si ottiene solo su esplicita richiesta.

E mentre nella stanza del registro si avvicendavano le altre coppie, tra cui quella formata dalla figlia di Roberto Vecchioni, Francesca, e dalla sua compagna, giunte in comune con in braccio le loro gemelline, Hutter, Oddi e un gruppo di attivisti di Arcigay si avviavano verso piazza Scala ad affiggere una targa accanto ai lucchetti sotto la statua di Leonardo da Vinci per ricordare la loro attesa per una legge nazionale e ricordare quei 10 matrimoni simbolici del 1992.

Milano in questi mesi si è trasformata in un acceleratore di cambiamento che spinge verso il progresso, l’estensione dei diritti e l’inclusione sociale – ha commentato Mori -. Però, con rammarico osservo che una coppia gay che si è sposata a New York questa estate oggi si è registrata in Comune. Certo, Milano sta facendo quel che può, ma non ci possiamo accontentare e aspettare. Serve una legge nazionale“.

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