Prossima Italia: “Referendum interno al Pd sulle nozze gay”

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Il gruppo guidato da Pippo Civati propone sei quesiti per altrettanti referndum interni, ma aperti agli elettori. Tra questi, il matrimonio gay. Bersani a Reggio Emilia ripete: "Unioni...

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Un referendum interno che introduca tra i punti programmatici del Pd anche il matrimonio gay. E’ la proposta di “Prossima Italia”, gruppo animato da Pippo Civati, consigliere regionale del Pd in Lombardia e una delle anime critiche del partito di bersani.

“Lo statuto del Partito democratico – spiega Civati motivando l’iniziativa -, in particolare all’articolo 27, prevede, oltre ovviamente alle primarie, un altro strumento di partecipazione aperto a tutti gli iscritti, gli elettori e i simpatizzanti: e quello strumento è il referendum”.

I questi proposti da “Prossima Italia” sono sei e oltre al tema dei matrimoni gay riguardano anche riforma fiscale, reddito minimo, incandidabilità dei condannati anche con sentenza non definitiva, consumo del suolo e, non ultime, le alleanze.

Su quest’ultimo punto, la proposta di Civati vuole vincolare il partito a “un patto con le forze progressiste e democratiche del Paese, a partire da quelle con cui già amministra in molti territori, e accogliendo al suo interno il contributo della società civile, a patto che dette forze non abbiano sostenuto i precedenti governi Berlusconi e tutt’ora non siano alleate nel governo delle amministrazioni locali con Pdl, Lega, e altre formazioni di centrodestra che negli ultimi vent’anni hanno contribuito al declino dell’Italia”. Di fatto, una proposta per evitare ogni possibile alleanza con l’Udc e favorire, invece, quelle a sinistra con Sel e Idv.

Sebbene perché i referendum si celebrino occorre raccogliere le firme di 30.500 iscritti per ogni quesito, al voto sono ammessi anche gli elettori del Pd che non sono tesserati del partito.

Il matrimonio gay, dunque, mentre il segretario Bersani continua a parlare di unioni civili.

Così, infatti, è stato anche durante il discorso di chiusura della Festa Democratica del Pd a Reggio Emilia. “Non c’è ragione che vengano negati a milioni di cittadini diritti basici, tradendo il terzo articolo della nostra Costituzione – ha detto Bersani dal palco -. Non c’è ragione che si neghi agli omosessuali italiani il diritto all’unione civile e a una legge contro l’omofobia. Non c’è ragione di tutto questo e di tanto ancora”.

E sempre per restare sullo spinoso tema delle possibili alleanze del Pd, il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, chiudendo la festa del suo partito a Chianciano Terme, è tornato sulla polemica nata dalle parole del governatore della Puglia Nichi Vendola a proposito del matrimonio gay.

“Io rispetto il sentimento di Vendola che dice vorrei sposarmi con il mio compagno – ha dichiarato Casini -, lo rispetto e posso anche dire lo capisco ma questo non mi induce affatto a ritenere che i connotati del matrimonio così come è previsto dalla Costituzione e dalla legge dello Stato debbano essere cambiati”. La vera paura di Casini e dell’Udc, però, non è il matrimonio in sé e per sé, ma il fatto che possa fare da apripista per le adozioni. Se si accettasse di esaudire quello che l’ex presidente della Camera definisce un “comprensibile desiderio”, infatti, “il giorno in cui i suddetti amici venissero a dire ‘ma noi desideriamo avere un figlio’, noi seguendo l’errore iniziale non potremo che dire va bene. Ma per me – ha detto ancora – è più forte la volontà della politica di garantire il diritto alla maternità e alla paternità di un bambino che ha diritti da difendere che nessuno difende rispetto al desiderio legittimo di una maternità e una paternità”.

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