PROSSIMA TAPPA: IL LAVORO

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E' questo uno dei fronti principali su cui focalizza gli sforzi il movimento gay italiano. Ne hanno parlato associazioni e Cgil a Roma. Ed è emerso che c'è...

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ROMA – Adesione massiccia all’incontro promosso dal Settore Nuovi Diritti Cgil nazionale con il movimento nazionale GLBT, per confrontarsi e dialogare di persona. Fra le proposte in discussione: il proseguimento della campagna per l’attuazione della Direttiva 2000/78, la prospettiva di un protocollo d’intesa nazionale, il Baripride e l’apertura degli Uffici Nuovi Diritti sul territorio.
Hanno partecipato all’incontro Morena Piccinini della Segreteria Confederale Cgil, Stefano Fabeni del Cersgosig/Egeso, Michele Bellomo portavoce del Baripride, Gigliola Toniollo Settore Nuovi Diritti Cgil Nazionale e i responsabili delle associazioni GLBT.
I lavori si sono aperti con la presentazione da parte di Stefano Fabeni di una relazione dettagliata su tutti quelli che sono i limiti politici, più che giuridici, del Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri sulla Direttiva Europea. Un decreto che come è stato sottolineato più volte, non ha certo colto lo spirito della Direttiva stessa. Un provvedimento europeo recepito a forza che è stato circoscritto e limitato nella sua stesura secondo l’ottica di un Governo che sistematicamente agevola la riduzione dello spazio nell’ambito delle libertà personali. Una normativa che parla per la prima volta di abolizione delle discriminazioni in ambito lavorativo non può nascere senza l’esigenza di interpellare la rappresentanza sindacale. Ma di fatto così si sono svolti i lavori, con una evidente intenzione di emarginare tutte le realtà organizzative e associative. Un Decreto monco insomma e che non piace a chi per primo dovrebbe poterne usufruire e che invece non è neanche menzionato come parte in causa.
I rappresentanti delle associazioni Glbt hanno esposto i diversi problemi che incontrano sul territorio anche per aprire una sede dislocata dell’Ufficio Nuovi Diritti; problemi legati alle risorse umane, ai mezzi e alla difficoltà di trovare addirittura una sede appropriata. L’istanza che viene sottoposta al Settore Nuovi Diritti Nazionale è proprio quella di un maggior supporto logistico oltre che di un apporto concreto nella difficile quotidianità di chi svolge oltre al proprio lavoro anche un volontariato attivo dal punto di vista associativo e sindacale. Raccoglie un consenso generale la stipula di un Protocollo d’Intesa nazionale, la cui importanza viene sottolineata energicamente anche da Michele Bellomo che denuncia la reale carenza di strutture e di mezzi che impediscono al movimento stesso di concretizzarsi in una macchina operativa e che non limiti a una pura adesione formale ogni forma di collaborazione. Non basta più il sostegno spirituale della Cgil, ci vuole un impegno tangibile. Si lanciano proposte e indicazioni progettuali, è Bellomo stesso a chiedere che sul palco del Primo Maggio quest’anno ci sia anche una rappresentanza Glbt che possa parlare nello specifico di questioni che gli appartengono, non è certo un fatto marginale che il Pride tratterà proprio il tema delle discriminazioni sul posto di lavoro.
Ma, come ricorda giustamente la Toniollo, il Settore Nuovi Diritti non nasce esclusivamente per le problematiche Glbt, «nasce per sottolineare all’interno della Cgil un punto di autonomia e di laicità dello Stato e in più per un interesse verso tutte le nuove realtà tecnologiche, telematica inclusa». Una laicità che si manifesta in pratica politica che difende anche, ma non solo, i diritti individuali e la libertà della persona. «Ci interessa» aggiunge la Toniollo «la problematica della censura su internet, ci interessa la mappatura del genoma, combattiamo anche contro certi stereotipi di arretratezza scientifica che purtroppo sono presenti ancora in molte realtà associative Glbt. Nella fantasia di qualche compagno potrebbe scaturire l’idea che l’Ufficio Nuovi Diritti si occupi solo di tematiche Glbt, non è così, ci si muove anche su altri e variegati versanti». Una sottolineatura importante che serve a dissipare confusione e false credenze.
Rispetto a tutte le altre testimonianze, l’Ufficio Nuovi Diritti di Roma e Lazio rappresenta un po’ un’isola felice, per le strutture messe a disposizione, per i mezzi per le risorse impiegate. «Un esperimento positivo e ben riuscito» ci tiene a ribadire Alessandro Cardente, Responsabile dell’Ufficio stesso, opposto potremmo dire all’esperienza di Genova, dove di recente si è tenuto un importante gruppo di lavoro sulle questioni transessuali e dove manca una sede operativa per l’Ufficio Nuovi Diritti, mancano i mezzi e le risorse umane. Ma anche l’esperienza di Roma, certamente positiva rispetto al resto del territorio, è costata quattro anni di fatica e di scontri. Insomma ancora c’è ancora molto da fare ma sul territorio nazionale la miccia si è accesa l’importante ora è non farsela scoppiare tra le mani.

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di Monica Giovannoni

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