QUALE UNIONE PER I GAY?

di

Si è svolto a Roma un acceso dibattito sulle proposte di legge per la tutela delle coppie omosessuali presentate in Parlamento. Meglio un "moderato" PaCS o puntare all'equiparazione...

591 0

ROMA – Dallo scorso 23 ottobre, giace in Parlamento una proposta di legge sulle unioni civili di cui è prima firmataria Titti de Simone, deputata di Rifondazione Comunista e ex-presidente Arcilesbica. Per discutere dei contenuti di questa proposta di legge, che è stata firmata dai deputati di Rifondazione Comunista e da altri membri dell’opposizione con una larga maggioranza di donne, si è svolto mercoledì 18 dicembre a Roma il dibattito “Unioni civili e unioni registrate – un nuovo Diritto di Famiglia”, al quale sono intervenuti come relatori Titti De Simone (Parlamentare PRC), Salvatore Alfieri (Segreteria PRC Roma) e Saverio Aversa (referente nazionale culture delle differenze PRC); con la coordinazione di Mauro Cioffari (Gruppo di Lavoro www.gayroma.it).
Presenti in sala, Imma Battaglia, Presidente del DigayProject, Antonio Trinchieri a rappresentanza dell’Arcigay Nazionale, Massimo Mazzotta presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Queering Sapienza e Alessandro Cardente Ufficio Nuovi Diritti delle CGIL.
Ha aperto i lavori Titti de Simone affermando a chiare lettere che la proposta tiene conto di un principio fondamentale: la centralità della persona. «Noi pensiamo – spiega subito Titti de Simone – che la questione dei diritti debba ripartire dal grande valore che la diversità ha in una società plurale come la nostra, un valore aggiunto fondante del nostro patto di cittadinanza che rientra patto relazionale affettivo tra due persone e che deve poter avere un riconoscimento giuridico».
Si fa leva dunque sul Principio dell’uguaglianza sostanziale delle persone e sull’applicazione formale esatta ed estensiva degli articoli 2 e 3 della nostra costituzione dove si dice appunto che la centralità della persona è fondamentale così come lo è il luogo dove si forma la personalità di ogni individuo, fino ad arrivare alla costruzione di una società plurale fuori dalle discriminazioni e di un paese che si impegna a rimuovere quelle forme che creano oggettivamente situazione di esclusione e di emarginazione..
Questi i principi ispiratori della legge. Si parla di varie risoluzioni giuridiche a cui fare riferimento a seconda dei vincoli più o meno rigidi a cui il cittadino vuole ricorrere per dare garanzie alle proprie scelte affettive ma anche a convivenze non legate necessariamente da vincoli sentimentali, con un interesse particolareggiato per il diritto di adozione dei single e l’abbattimento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.
Insomma viene sottolineato più volte che la società non è un deserto di valori aldifuori dei riferimenti culturali che appartengono al mondo cattolico.
Naturalmente il fatto di avere al Governo le Destre con tutto ciò che ne deriva non è di buon auspicio ma si fa ancora più imponente la necessità di rilanciare una battaglia politica su questo terreno. Non solo perché questa destra così regressiva e repressiva rischia di far arretrare il paese su elementi pratici, ma anche perché potrebbe radicarsi una cultura di destra nel tessuto sociale, dunque mai come ora è importante spingere la sinistra perché costruisca nella società un progetto politico che tenga conto fortemente delle libertà individuali di ognuno.
Questa proposta di legge in materia di Unione civile, Unione Registrata, Unione di Fatto, Adozione e uguaglianza giuridica tra i coniugi è una proposta di legge molto complessa e molto articolata, e che vede all’interno della comunità posizioni opposte e differenti.
«Non dà fastidio la parola famiglia» come sostiene Saverio Aversa «ma vorrei che la famiglia non fosse un nucleo claustrofobico . Qualche anno fa si parlava di una legge contro le discriminazioni cosa che in quel particolare momento politico toccava moltissimo anche i partiti cattolici, sembrava davvero cosa fatta, invece non è accaduto nulla e allora noi continuiamo a parlare di Unioni di Fatto, Unioni Civili, Unioni Registrate.»
Ci sono le Unioni Civili e le Unioni Registrate, le prime rappresentano una sorta di matrimonio più leggero, che vale sia per le coppie di fatto eterosessuali che omosessuali, ma l’ordinamento giuridico del nostro Paese per matrimonio intende solo l’unione tra due persone eterosessuali; chi vuole invece un impegno forte aldifuori della sfera omosessuale deve ricorrere all’Unione Registrata.
In Italia esistono 800mila coppie di fatto sulla base della residenza anagrafica, questi i dati dichiarati da Alessandro Cardente, CGIL Nuovi Diritti, che ritiene sia importante che questo paese ne prenda atto e che analizzi concretamente l’opportunità di scegliere una legge che affronti seriamente il discorso.
L’opinione pubblica è matura ad accettare una cultura della differenza non lo sono al contrario i partiti e questo forse è dato più sconcertante emerso dal dibattito.
Chi ha firmato questa legge vuole costruire una società nuova dove la diversità sia apportatrice di valori innovativi e non è interessato solo alle questioni che riguardano la sfera omosessuale, proprio questa è la differenza sostanziale tra le varie proposte di legge in materia di Unioni Civili.
Si entra nel vivo della questione e il clima si scalda quando la de Simone afferma: «Io non ho niente contro il Pacs ma in Francia il Pacs ha raggiunto un risultato, con dei grossi limiti, e parte del movimento Gay e Lesbico francese il Pacs non lo voleva. Questo lo dobbiamo sapere altrimenti rischiamo di volere portare a casa a tutti i costi dei risultati. Il Pacs in particolare è una forma troppo a ribasso della nostra lotta politica, non prevede che si possa ottenere il diritto di cittadinanza Quindi la trovo la forma troppo relativa e marginale per corrispondere ad una idea di mondo che mi appartiene»
Insomma no all’ansia di mediazione di cui le altre proposte di legge risentono.
Pienamente d’accordo anche Imma Battaglia che vede in questa proposta di legge di Titti de Simone un interessantissimo risultato di anni di lavoro, non basata su una visione della convivenza famigliacentrica. Una proposta concreta, ben articolata ma soprattutto innovatrice che preme sul diritto di famiglia. «Accettare il Pacs», aggiunge Imma Battaglia «significa proprio accettare che sei un cittadino di serie B», un contentino vergognoso, che guarda caso viene proposto dal movimento tipicamente maschile, questa proposta invece viene da un lavoro di gruppo a maggioranza femminile che non chiede di omologarsi ad un modello.
Immediate le reazioni dell’Arcigay: la proposta di Titti de Simone è bella ma è troppo radicale, se la proposta del Pacs fosse stata più radicale i francesi non avrebbero avuto neanche quello.
La maggioranza dei presenti però si rispecchia nel motto che Vola solo chi osa farlo.
L’Europa non è solo il Pacs, ci sono le Unioni Civili in Germania, c’è il Matrimonio in Olanda e nei Paesi Scandinavi, perché partire da una situazione di mediazione a ribasso?
Tutti d’accordo per una volta dunque Queering Sapienza, Circolo Mario Mieli, Di GayProject, Cgil, solo la voce dell’ArciGay è in dissonanza, e Antonio Trinchieri sottolinea e ricorda ai presenti che quella di Grillini è una proposta estremamente più moderata e che ha una sua originalità da non sottovalutare: è stata sottoscritta da un numero altissimo di parlamentari con promesse di voto favorevole da settori anche non di sinistra, dato certamente non irrilevante.

di Monica Giovannoni

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...