QUANDO IL MANAGER E’ GAY

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Da una statistica ISTAT del giugno '99, risulta che il 26,4% dei manager ed imprenditori italiani è gay. I settori economici in cui si concentrano sono moda e...

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Ormai è un dato certo. Da una statistica ISTAT del giugno ’99, risulta che il 26,4% dei manager ed imprenditori italiani è gay. Un dato in controtendenza rispetto alla media nazionale degli abitanti, che attesta la popolazione gay italiana complessiva attorno al 18%.

E’ sicuramente un dato confortante se lo si legge da due punti di vista differenti. Da una parte ci testimonia una scolarizzazione ed uno spirito di iniziativa elevato rispetto al totale della popolazione media italiana, e dall’altra un’azione trainante nel settore dell’economia.

Ma in quali settori economici è forte la rappresentanza gay? Sicuramente c’è stato un incremento negli ultimi anni nell’apertura di locali, luoghi di ritrovo e di ricettività turistica, che testimoniano una maggiore apertura del mercato agli omosessuali intesi come categoria di consumo. Il che significa quindi non solo una maggiore tolleranza e libertà di espressione, ma anche e soprattutto maggiori possibilità di crescita economica e di mercato del lavoro per chi veniva e viene discriminato per la propria scelta di vita.

Ma la presenza non si limita esclusivamente a quei settori a vocazione tipicamente gay e rivolti esclusivamente ad un target di omosessuali. La presenza di gay dichiarati o meno si fa sentire sempre più forte anche negli altri settori produttivi dell’economia italiana. A prescindere dagli esempi nel resto del mondo (vedi Qx “E’ ora di svegliarsi”) la moda italiana, che costituisce una grossa fetta del PIL e partecipa a circa il 60% del fatturato export nazionale, è ricca di esempi di abili stilisti ed imprenditori che vivono con serenità ed apertura la propria omosessualità. Non ultimi Dolce & Gabbana, che gestiscono un’azienda con fatturato che si aggira sugli 6000 miliardi. Il loro outing, fatto nel modo più semplice possibile, dovrebbe essere esempio di buona prassi per tutti gli altri gay che rivestono un ruolo di rilievo nella vita sociale italiana.

I dati relativi ai sei mesi successivi la loro dichiarazione non hanno registrato decrementi dovuti a possibili danni d’immagine. Anzi semmai hanno conquistato le simpatie di molta gente.

E non solo. Anche il campo dell’editoria ha conosciuto negli anni recenti un incremento notevole. Mentre fino a qualche decennio fa si parlava di editoria gay solo riferita a riviste pornografiche, oggi esistono una serie di realtà interessanti. E questo dato è destinato ad aumentare ulteriormente grazie alle possibilità offerteci da Internet.

Va da se che gestendo tali patrimoni e partecipando in maniera così cospicua alla bilancia economica nazionale, permettendo tra l’altro l’ingresso di valute pregiate, i nostri operatori economici assumono un ruolo di leadership nel movimento di opinione politica a tutti i livelli. Il che significa avere la forza politica ed economica di affermare con decisione una serie di rivendicazioni sulle pari opportunità che oggi ci vengono negate. Si introduce così il concetto di lobby intesa nel senso anglosassone del termine. Non un gruppo di loschi individui pronti a corrompere, ma una categoria di persone accomunate da obbiettivi uguali che facendo sentire la propria voce e facendo pressione ai giusti livelli, partecipa al processo politico decisionale.

I numeri per affermare con forza i nostri diritti ci sono tutti, poiché, forse più di ieri, siamo una forza viva e produttiva della società italiana, capace di creare movimenti di opinione e capaci di creare reddito ed innovazione economica. Forse quello che manca è il coraggio di chiedere ciò che ci spetta.

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