QUANDO LA POLIZIA DIVENTA AMICA DEI GAY

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A Londra la New Scotland Yard al fianco dei gay. In Olanda va avanti da anni il progetto 'Polizia e Omosessualità'. Anche in Italia alcune questure hanno dato...

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Una polizia gay friendly? Per chi ha conosciuto i modi sbrigativi (ed è un eufemismo) con i quali le forze dell’ordine fino a nol troppi anni fa si rivolgevano agli omosessuali, vittime o colpevoli che fossero, questa novità è un miraggio. Ma per fortuna i tempi cambiano, le mentalità si aprono e adesso in molti paesi già esistono tutori dell’ordine gay. Anche in Italia alcune questure si sono mostrate molto aperte e disponibili ad approntare programmi di tutela e protezione degli omosessuali nelle città, ma da noi spesso sono gli stessi omosessuali che preferiscono nascondersi: bisogna anche pensare che le vittime di episodi criminali sono persone che non sono mai uscite allo scoperto, magari anziani o sposati contrari a qualunque ‘coming out‘. Più sfacili dunque da colpire e ‘ricattare’. Ma torniamo alla polizia gay friendly e analizziamo la situazione in Inghilterra, Olanda e Italia.

INGHILTERRA. Sul sito della famosa New Scotland Yard (www.met.police.uk) fino al marzo scorso si poteva trovare alla lettera “G” (Gay, Lesbian, Bisexual, and Transgender Advisory Team) il progetto per un servizio permanente di polizia anti-omofobica, che si occuperà di assistenza e consulenza per risolvere delitti specifici, come omicidio, aggressioni gravi, vittimizzazione reiterata. Non solo: vigilerà anche per ovviare ai problemi che possono sorgere per i gruppi gay organizzati, e si adopererà anche per migliorare i rapporti tra le comunità gay e le Forze Dell’Ordine. Verrà studiato l’impatto sulla realtà gay dei problemi statutari ed esterni; verranno promossi studi per revisionare e migliorare i metodi di investigazione in relazione con i delitti cosiddetti “di odio omofobico”. Saranno studiate le diverse esperienze di ogni “categoria”: gay e lesbiche nascosti e aperti, sposati, militanti, bisessuali, transessuali, transgender, travestiti, prostituti, etc. La poliziotta o il poliziotto gay dovrà diventare operativo, agendo apertamente e con “orgoglio” senza mai nascondere le proprie tendenze; farà parte della sua attività il contatto con ed il supporto alle vittime, alla famiglia ed ai testimoni, si occuperà di violenza domestica, degli ambienti interni ed esterni dove avvengono gli incontri sessuali e di licenziamenti a causa dell’orientamento sessuale. I membri del “Gruppo di Consulenza” terranno contatti regolari, appropriati e documentabili, con i relativi gruppi di appartenenza, promuoveranno riunioni di gruppo, contribuiranno con rapporti scritti e faranno opera di ricerca se e quando necessario. Questo gruppo di consulenza è nato sul modello della “Task Force contro i crimini violenti ed il razzismo” e della “Direzione per la sicurezza delle comunità etniche e di minoranza”: si basa sul volontariato ma le spese vengono rimborsate. Il progetto è stato studiato da New Scotland Yard in collaborazione con università ed organizzazioni gay: poter disporre in un corpo di polizia di personale che si identifica nella causa gay è di grandissima importanza sia per il lavoro informativo sia per venire a capo dei molti delitti contro i gay che restano irrisolti, come omicidi, violenze, rapine, ricatti, furti.

OLANDA. In Olanda esistono già da anni poliziotte e poliziotti apertamente lesbiche e gay. Un progetto ideato nel 1995 “Polizia e Diversità” propone un corpo di polizia “ricco di colori”. Nel giugno 1998 uscì un opuscolo del Ministero dell’Interno olandese, intitolato “Rosa in blu, Polizia e Omosessualità”, allo scopo di promuovere il miglioramento del clima di lavoro e l’accessibilità alle persone omosessuali nelle Forze dell’Ordine olandesi. La polizia olandese ha programmato di rappresentare nelle proprie file percentualmente tutti gli strati della popolazione: la filosofia è quella di prepararsi a lavorare in una società sempre più in evoluzione, e cambiare la visione negativa, che spesso gli omosessuali e gli extracomunitari hanno delle Forze dell’Ordine, in passato viste come un apparato repressivo.

ITALIA. In Italia la rivoluzione culturale è ancora di là da venire. Ma nell’agosto del 1998 il Questore di Viterbo, Vincenzo Boncoraglio, instituì il primo numero telefonico di una Questura al servizio degli omosessuali. Iniziativa che venne ripresa poi a Roma ed in altre città. Non fu un grande successo, a causa dei gay stessi, troppo paurosi, che preferivano farsi insultare, derubare, picchiare ed anche ammazzare, piuttosto che chiamare in aiuto le Forze dell’Ordine. Ma segnò l’inizio di una importante apertura della polizia verso le problematiche gay. Per risolvere alcuni casi di omicidio fu chiesta la collaborazione di alcune organizzazioni gay. Adesso manca un prgetto politico, quello che ha dato il via in Inghilterra e Olanda ai progetti fattivi. Ad esempio, c’è chi suggerisce di istutire in l’Italia una commissione di studio presso il Ministero dell’Interno per poter usufruire delle esperienze accumulate dalle polizie degli altri paesi, New Scotland Yard e polizia olandese in testa.

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