QUANTO ‘GAY’ C’È NELLA ‘GAD’?

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Prodi: "Sono contrario alle nozze gay, ma va capita la sostanza del problema". "Preoccupati" i gay Ds. Per Grillini e Lo Giudice è un appoggio al PaCS. Ma...

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PISA – Si accende all’interno della Gad il dibattito sulla tutela delle unioni gay, dopo che il leader della formazione che intende sfidare Berlusconi si è finalmente pronunciato sull’argomento. «Non c’è alcun dubbio – ha detto Romano Prodi in una intervista all’ emittente emiliana “Etv” – che io sono contrario al matrimonio fra i gay». Ma, ha aggiunto, occorre «capire la sostanza dei problemi». Rispetto all’appoggio dei Ds alla proposta di legge sul PaCS, Prodi ha detto: «Fassino non ha parlato di matrimonio, ma di esigenze di assistenza».

In sostanza la preoccupazione di Prodi è di non confondere matrimonio e famiglia con la tutela delle unioni omosessuali. «E’ bene non strumentalizzare troppo la religione come si sta facendo nella politica italiana – ha detto Prodi – La religione è una cosa seria ed ho visto fare mercimonio della propria fede». «Quante persone usano il concetto di famiglia e poi lo distorcono – ha aggiunto – Famiglia e matrimonio non si usano per persone dello stesso stesso».

Contrastanti le reazioni del mondo gay vicino alla sinistra. Andrea Benedino, portavoce nazionale GAYLEFT (foto), e Anna Paola Concia, entrambi componenti del Consiglio Nazionale dei DS, si dicono «fortemente preoccupati»:

«Invitiamo Prodi a dire con chiarezza non tanto ciò a cui è contrario, quanto piuttosto se è o meno a favore di una proposta di legge come quella sul PACS, che non parla né di famiglia, né di matrimonio, ma affronta invece nel merito i tanti problemi quotidiani e le discriminazioni che vivono sulla loro pelle le migliaia di coppie di fatto etero ed omosessuali del nostro Paese. Lo esige il rispetto che egli dovrebbe alle proposte avanzate dal principale partito della sua coalizione».

Proprio sabato il Congresso Nazionale dei DS aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno che impegnava i DS a considerare la proposta di legge per l’istituzione del Patto Civile di Solidarietà «come una delle proposte che qualificheranno il contributo del partito al programma di governo per le prossime elezioni politiche» e il contributo programmatico dei DS al programma della coalizione approvato dal Congresso recita testualmente: «Abbiamo un’idea plurale della famiglia, del suo valore e delle sue trasformazioni che sono un tutt’uno con i cambiamenti nella società, negli stili di vita, nelle appartenenze culturali, nel desiderio di autonomia e libertà delle persone. E’ per questi motivi che riteniamo necessario che l’Italia si doti al più presto di una legge che riconosca alle coppie conviventi, eterosessuali ed omosessuali, diritti e doveri reciproci sul modello del francese “patto civile di solidarietà”».

Nichi Vendola, candidato della Gad per la Regione Puglia, giudica “comprensibili” le parole di Prodi: «Perché non sono affatto una porta chiusa al riconoscimento delle unioni civili, tema su cui l’Italia è all’ultimo posto. Credo che abbia solo voluto negare la soluzione estrema, scelta dalla Spagna, ovvero l’equiparazione del matrimonio, ma abbia anche aperto un varco al riconoscimento di quelle forme di convivenza non tradizionali tra persone, non necessariamente dello stesso sesso, con una griglia normativa che impedisca una loro discriminazione».

Il primo firmatario di una delle proposte di legge sul PaCS all’esame del Parlamento, Franco Grillini, dà una lettura diversa delle affermazioni di Prodi: «Su matrimonio e Famiglia abbiamo idee diverse da quelle di Romano Prodi. L’importante però è che anche Prodi abbia fatto chiarezza sulle questioni relative alle coppie di fatto dicendosi d’accordo con ciò che ha detto Fassino al Congresso DS. Ciò significa scrivere a chiare lettere nel programma della Gad che i sacrosanti diritti delle coppie di fatto vanno riconosciuti».

Sergio Lo Giudice, Presidente Nazionale Arcigay, assicura che «con Romano Prodi e con i cattolici del centrosinistra Arcigay sta trovando, un passo alla volta, un linguaggio comune», e mette in evidenza il «riferimento positivo» fatto da Prodi alle parole di Fassino sul PaCS. «Noi abbiamo applaudito a quell’impegno e ci sembra che i tempi siano maturi perché anche Prodi lo faccia suo: le sue parole di oggi ci confermano che si sta andando in questa direzione anche se ci aspettiamo parole più chiare».

Infine Lo Giudice lancia un invito: «Ci auguriamo che Romano Prodi venga a salutare il nostro Congresso nazionale, che si terrà a Bologna, per il ventennale dell’Arcigay, dal 4 al 6 marzo, negli stessi giorni in cui partirà la “Fabbrica” del programma del centrosinistra».

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