Quelle foto da mandare in chat, vere gallerie degli orrori

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Essere gay non garantisce un'ereditarietà genetica del senso dello stile e dell'inclinazione al buon gusto. Basta guardare le foto che facciamo per condividerle in chat o sui siti...

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Assegnare agli omosessuali il primato del buon gusto, insieme alla presunta spiccata sensibilità, è tra i pregiudizi più infondati attribuiti alla categoria. Nonostante questo, milioni di ragazze in tutto il mondo, ogni giorno, commettono l’errore di lanciarsi in campagne di shopping portandosi dietro il loro amico gay come fosse un cicisbeo settecentesco, confidando in preziosissimi consigli di moda convinte che l’attitudine allo stile sia una caratteristica genetica dei gay come quella dell’equilibrio degli indiani Mohawk impiegati sui ponteggi dei grattacieli.

Il fatto che i maggiori stilisti di moda, benché non dichiarati (ma tanto a cosa serve farlo quando vai in giro agitando un ventaglio, con una coda di cavallo bianca e un colletto inamidato di 25 centimetri), siano gay, non garantisce un’ereditarietà genetica del senso dello stile e dell’inclinazione al buon gusto, e per quanto Enzo Miccio si faccia gonfiare la giugulare abbaiando a sventurate concorrenti comandamenti spesso molto dubbi su ciò che è elegante, gli omosessuali non lo sono più di quanto non possano esserlo gli eterosessuali. Il che è tutto dire.

Il senso dell’eleganza è una di quelle cose molto personali e assolutamente opinabili, ma esiste un limite oltre il quale l’orrore può essere ritenuto universalmente tale? Qualche settimana fa su una delle decine di social network a cui sono iscritto ricevo un invito per un incontro intimo inviatomi da un certo signor X il quale mi spedisce un suo ritratto che nella sua mente avrebbe sicuramente incendiato la mia fantasia erotica. Ovviamente nella foto era nudo (e fin qui…) con il volto coperto da un iPad (con il quale si era scattato l’istantanea forse come tributo al defunto Mr Jobs), come fondale si stagliava un poster a tutta parete di una spiaggia caraibica di quelli che si usavano negli anni ’70, al collo pendeva una grossa catena d’oro con un crocefisso (povero Gesù Cristo, una fine persino peggiore del flagello della croce) e, colpo di fioretto, un asciugamano appeso alle pudenda in erezione (forse per dimostrare quanto potente fosse il suo turgore). La composizione era nell’insieme talmente grottesca da raggiungere quel sublime che la bellezza assoluta e l’orrore più indicibile hanno in comune, e se non fossi dovuto partire per un fine settimana fuori Roma avrei accettato di incontrarlo, quantomeno per vederlo in faccia.

In un latino piuttosto maccheronico si dice che de gustibus non disputandum est e ciò che è bello per alcuni è orribile per altri, ma anche il relativismo più fanatico e avanguardistico in certi casi cede il passo alla rassegnazione dell’indiscutibilmente di cattivo gusto. Opinioni ben più nette e assolute delle mie invece se le sono fatte il team di designer e architetti che commentano su luriddigs.com.

Si tratta di un sito che vi consiglio assolutamente di visitare dove vengono pubblicati i peggiori autoscatti presi dalle chat gay di tutto il mondo. Con una prosa spesso ironica analizzano il soggetto, l’arredamento, la posa e i gadget che compongono il tableau vivant esattamente come farebbero se stessero valutando un’opera d’arte. Molti scatti hanno il sapore surreale delle opere di La Chapelle, altre sono inquietanti come i racconti apocalittici di Hieronymus Bosch, altri ancora invece sembrano usciti più prosaicamente dall’incubo di un pervertito. Ad ogni modo, se il significato del verbo "sedurre" è quello di portare a sé, sarebbe interessante capire in che modo queste persone siano convinte che le loro pose possano realmente affascinare qualcuno, dal momento che è piuttosto evidente ci si trovi davanti a casi di dismorfofobia dove l’idea personale del bello/seducente collide con la percezione comune del gradevole. Ma è pur vero che la gradevolezza e l’orrore, quello vero, hanno in comune la stessa capacità di attirare la nostra attenzione e sono certo che anche loro abbiano un pubblico di estimatori.

Mentre mi passavano davanti le immagini di un signore di mezza età che si trastullava il pene seduto su una poltrona di fronte alla parete tappezzata di disegni di bambino e il ripiano pieno di foto che lo vedevano festante insieme alla sua famiglia o un altro su un letto fucsia, che abbracciava nudo un panda di peluche mentre delle tende rosa filtrano la luce dalla finestra, pensavo come a causa di internet tutto quello che oggi pubblichiamo resterà conservato per sempre in un cyberspazio che ci sopravviverà, e mi sono domandato cosa potrebbe pensare della nostra società un archeologo del futuro scavando tra i dati condivisi in rete su un "sex.com" qualsiasi.

Nelle chat che frequento, pur non arrivando a questi livelli, capita comunque di vedere dei set piuttosto disordinati e assolutamente privi di un minimo di quel famoso buon gusto che dovremmo avere noi gay. Il mio forse è un pudore da casalinga borghese, di quelle che rassettano casa prima che arrivino le amiche a prendere un tè, eppure mi sembrerebbe il minimo dare una sistemata alla camera prima di farsi una foto. Che ne so, già raccogliere i panni sporchi da terra, chiudere lo stendino ed evitare di far vedere la collezione di bambole di ceramica sul letto potrebbe aiutare a dare un’immagine migliore di noi perché se sei uno stallone da monta ma ti ritrai in una stanza che sembra il laboratorio degli orrori di Buffalo Bill de "Il silenzio degli innocenti" come pretendi che qualcuno possa essere tanto avventato da accettare di venire a casa tua? (ovviamente è una domanda retorica perché, alla fine, la risposta è: sì, ci si va lo stesso).

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