QUESTO MONDO POCO GAYO

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Ecco il rapporto annuale dell'ILGA, l'associazione internazionale di gay e lesbiche. Nel mondo, su 212 paesi, 88 condannano come illegale l'omosessualità. In 9 di essi vige la pena...

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Di amore si muore. Purtoppo peró né in senso metaforico, né per un’esagerazione romantica. Entrando nel terzo millennio infatti ci sono ancora Paesi nel mondo in cui il fatto di amare una persona del proprio sesso è punito con la pena capitale. In Afghanistan, Arabia Saudita, Cecenia, Emirati Arabi, Iran, Mauritania, Pakistan, Sudan e Yemen essere omosessuali è come essere degli assassini e la pena prevista dalla legge ed applicata dai giudici è la pena di morte.

Questo è senza dubbio uno dei dati piú impressionanti dell’informe annuale dell’ILGA, l’associazione internazionale di gay e lesbiche, che è stato presentato a fine del mese scorso a Barcellona e che descrive la situazione degli omosessuali nel mondo. Su 212 Paesi presi in considerazione dall’informe solo in 88 gli atti omosessuali sono permessi e in altettanti 88 sono considerati illegali. La legislazione di 78 Paesi non fa menzione dell’omosessualità femminile e quella di altri 25 non considera l’omosessualità maschile.

Chiaramente gli Stati islamici, come i nove in cui vige la pena di morte, sono i piú intransigenti ma la religione non è l’unica causa dell’omofobia. In un Paese cattolicissimo come il Cile, per esempio, gli atti omosessuali sono puniti con la prigione fino a 5 anni e nell’atea Cuba l’articolo 303 del codice penale punisce con la prigione qualsiasi manfestazione pubblica dell’omosessualità. L’atteggiamento nei confronti dei gay non dipende nemmeno esclusivamente dallo sviluppo economico: se in un paese del terzo mondo come la Giamaica gli omosessuali possono essere condannati fino a 10 anni di lavori forzati e nella quasi totalità dei Peasi dell’Africa centrale l’omosessualità è illegale, nella supetecnologica Singapore la pena per le relazioni carnali contro natura va dai 10 anni all’ergastolo!

Negli stessi Stati Uniti accanto a mecche gay come San Francisco, Miami o New York, esiste una legge federale che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Non solo l’omosessualità è illegale in 29 stati ma in molti di essi, specialmente quelli del sud come Georgia, Carolina, Virginia o Mississippi, i rapporti anali e orali sono vietati anche alle coppie eterosessuali.

Ci sono inoltre Paesi dove pur non essendoci una legislazione omofoba, l’omicidio di gay è praticamente sistematico: basti pensare che solo nel 1999 sono stati assassinati 169 omosessuali in Brasile e 26 in Messico.

Fortunatamente non tutto il pianeta vive ancora in pieno Medio Evo e soprattutto in Europa le organizzazioni gay e lesbiche hanno ottenuto grandi passi avanti nel riconoscimento dei propri diritti.

A tutt’oggi solo un Paese al mondo, l’Olanda, concede alle coppie omosessuali gli identici diritti e doveri delle coppie etero, ma altri 10 Paesi hanno una legislazione che riconosce le unioni di persone dello stesso sesso, anche se con alcune limitazioni relative ai benfici.

Fanno parte di questo gruppo Paesi come Svezia, Danimarca, Norvegia, Islanda, Francia, ma ache il länder di Amburgo in Germania, il Quebec in Canada o la Catalogna in Spagna. Il piú recente acquisto del gruppo è stato quello del Vermont, il primo stato degli USA che ha approvato una legge che concede alle coppie gay e lesbiche quasi tutti i diritti di cui fino ad ora godevano solo le unioni etero.

In questi Paesi il cambio di stato civile è determinato dall’iscrizione ufficiale in un registro di unioni o dalla firma di un atto notariale e i diritti che ne derivano variano a seconda della legislazione. Negli ordinamenti piú avanzati, come nel caso del Vermont, si riconoscono i diritti successori, di trasmissione della proprietà, di patria potestà compartita per i figli di matrimoni anteriori, di previdenza sociale, di diritti lavorativi e di nazionalizzazione nel caso in cui uno degli “sposi” sia straniero.

Nel resto dei Paesi in cui l’omosessualità non è illegale, tra cui l’Italia, sono vietate le discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale, è fissata un’età per i rapporti omosessuali (si va dai 21 anni in Bolivia, ai 13 in Giappone), ma le coppie gay e lesbiche non sono riconosciute.

di Silvio Ajmone – da Barcellona

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