"È COLPA DEI GAY!"

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Gli attentati terroristici in USA hanno provocato più di 5.000 vittime innocenti. Ma un fanatico religioso dice che sono da imputare a "i pagani, gli abortisti, le femministe,...

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Lo skyline di New York è irrimediabilmente cambiato. Le "Twin Towers", le due torri del World Trade Center, simbolo per quasi trent’anni di questa straordinaria città, non ci sono più. Altri due grattacieli del complesso WTC sono crollati. Ci sono voluti quattro giorni prima che l’enorme colonna di fumo si assottigliasse e lo sguardo, annaspando, potesse cosí perdersi nel vuoto. La follia omicida ha distrutto d’un sol colpo più di cinquemila vite. Solo grazie ad una fortuita dinamica le vittime si contano in migliaia e non in decine di migliaia. Ma questi calcoli hanno poi un senso?

L’altra sera ho partecipato ad una veglia a lume di candela lungo la "promenade" di Brooklyn, che ero solito chiamare uno dei luoghi più belli e caratteristici di New York. Da lí si poteva godere di una vista mozzafiato, unica al mondo. Ma l’altra sera si era in presenza di uno scenario irreale. Mentre scendeva la notte, le luci che tante volte avevo visto accendersi e illuminare la notte e la baia di New York, sono rimaste spente. Solo le nostre candele illuminavano il fiume Hudson, irriconoscibile cosí buio, deserto e silenzioso, mentre la luna rischiarava decine di elicotteri militari per l’arrivo del Presidente Bush.

In queste poche righe vorrei far passare alcune emozioni che nella città di New York, e più in generale in tutti gli Stati Uniti, si stanno vivendo. Tutte le televisioni e le radio stanno trasmettendo in diretta cronache, servizi, commenti e interviste. Il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, parla alla nazione ogni giorno. E mentre si cerca, tra le rovine, di battere il tempo per strappare qualche altra vita alla morte, il Paese fa quadrato attorno al suo capo che proprio pochi attimi fa ha detto che gli Stati Uniti sono "in stato di guerra", avvertendo gli uomini e le donne delle forze armate di "tenersi pronti".

Il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, è forse il simbolo della reazione e dell’unità della città. Tra i primi a giungere sul luogo del disastro, quando ancora il secondo aereo non aveva colpito la seconda torre, Giuliani ha rischiato la vita assieme a tanti altri agenti della polizia e vigili del fuoco a causa del primo crollo. E’ poi sempre stato presente, vestendo giubbotto e cappello del NYFD (i vigili del fuoco di New York), coordinando i soccorsi e cercando di rassicurare la città, senza mai scadere nella retorica. Tutti qui a New York, e specialmente coloro che fino a pochi giorni fa erano soliti attaccare il sindaco e definirlo come un "nasty man" (cattivo, villano), hanno elogiato pubblicamente il primo cittadino, definito dal New York Times "il leader di cui New York aveva bisogno nel suo peggior momento".

Ma siccome la madre dei cretini è sempre incinta anche da questa parte dell’Atlantico, ecco alcuni commenti di due illustri e potenti uomini della destra religiosa, il reverendo Jerry Falwell e Pat Robertson. "Sono davvero convinto che e tutti coloro che stanno cercando di secolarizzare l’America, i pagani, gli abortisti, le femministe, i gay e le lesbiche sono collegati agli attentati terroristici. Io punto il dito contro le loro facce e dico ‘Voi avete permesso quello che è accaduto’. A causa di questi gruppi, Dio ha permesso ai nemici dell’America di darci quello che probabilmente ci meritiamo."

La National Gay and Lesbian Task Force, per mezzo del suo direttore esecutivo, Lorri Jean, ha subito risposto all’attacco: "La terribile tragedia che ha colpito la nostra nazione e con essa l’intera comunità mondiale, è il triste prodotto del fanatismo. Ha le sue radici nello stesso fanatismo che permette a persone come Jerry Falwell di predicare e propagandare l’odio contro coloro che non pensano, vivono, o amano nel suo stesso identico modo." Lorri Jean ha anche chiesto ufficialmente a questi due "gentlemen" di scusarsi di fronte agli Stati Uniti e all’intera comunità internazionale.

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La American Civil Liberties Union (ACLU), un’altra organizzazione chiamata in causa dai due deliranti (ma ahimè potenti e ascoltati) fanatici della Christian Coalition, ha invece preferito "non conferire dignità alle dichiarazioni di Falwell e Robertson con un commento".

Mentre dalla finestra aperta di questo assolato sabato ascolto ancora il suono delle sirene delle ambulanze che provengono da Lower Manhattan, vorrei chiudere questo breve resoconto da New York con una personale osservazione. Venerdi 14 settembre ho letto su "la Repubblica" il commento di Alessandro Baricco dal titolo "Quando il conflitto non ha piú confini".

Tra le altre sciocchezze e banalità che il signor Baricco scrive, vorrei riportarne qui solo una (invitando il lettore alla lettura dell’intero articolo, consultabile anche attraverso Repubblica.it).

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