"ESSERE GAY E’ NATURALE"

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Intervista allo scrittore Mario Fortunato: "I gay italiani dovrebbero chiacchierare di meno e a far valere i propri diritti. Senza preoccuparsi di famiglia, parrocchia o partiti di destra...

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LONDRA. Mario Fortunato scrive per "L’Espresso" e "La Stampa" e ha pubblicato libri inchiesta e reportage (bellissimo il suo «Passaggi Paesaggi»). È autore di intensi romanzi di emozioni e con Einaudi ne ha pubblicati cinque di cui l’ultimo è senz’altro il più famoso, «Amore romanzi e altre scoperte» (clicca qui per maggiori informazioni). Vive e lavora a Londra dove dirige l’Istituto italiano di cultura. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Mi sembra d’obbligo cominciare parlando del suo nuovo libro pubblicato da Rizzoli, «L’amore rimane». Noto con piacere che l’omosessualità è qui raccontata come una qualsiasi esperienza di gioventù che non sconvolge né affranca il protagonista. Come mai?

Ho sempre cercato, nelle mie storie, di raccontare l’omosessualità come un’esperienza naturale. Come qualcosa che fa parte della vita di molti individui ma non ne è il centro, non necessariamente. Nel caso dell’ «Amore rimane», il giovanissimo protagonista della terza e ultima parte non sa neppure che cosa significhi la parola "omosessuale". La parola, e il pregiudizio, albergano invece nel cuore e nella mente di sua madre.

Lei ha fatto coming out quando qui in Italia ancora non si conosceva il significato di questa epressione. Ritiene che la letteratura omosessuale italiana abbia superato il proprio coming out e possa oggi cominciare a parlare d’altro?

Per essere precisi, non ho fatto nessun coming out. Ho vissuto la mia vita in maniera semplice e diretta. Non sono mai uscito dall’armadio (come dicono gli inglesi) perché non sono mai stato dentro nessun armadio, grazie al cielo. Per quel che riguarda la narrativa italiana che racconta storie omosessuali, mi pare che sia ancora un po’ troppo ferma a guardare il proprio ombelico. Non è ancora nato il vero e proprio "genere gay", come nel mondo anglosassone, e questo forse è un guaio. La letteratura di genere è una letteratura commerciale: risponde a una precisa domanda di mercato. Se questa domanda è soddisfatta, come per esempio negli Usa, chi ama davvero il romanzo può serenamente dedicarsi a leggere altro: e cioè a romanzi belli o brutti ma non etichettabili come gay o neri o giovanili.

E a proposito di letteratura gay, secondo lei esiste? Oppure tale distinzione è discriminante?

L’unica distinzione seria eè fra buona e cattiva letteratura. Il resto sono chiacchiere o giornalismo o preoccupazioni pubblicitarie.

In fatto di battaglie civili è stato un pioniere quando ha ottenuto da l’Inpgi, l’Istituto di previdenza per i giornalisti, di estendere le facilitazioni pensionistiche anche alle coppie gay. Come vede il nostro futuro in questa atmosfera politica non proprio favorevole agli omosessuali?

L’Italia e’ un Paese che deve ancora molto imparare, sul terreno dei diritti civili in generale. Non farei distinzioni fra progressisti e conservatori, in questo ambito. Tanto per dire, qui in Inghilterra, i Tories, i conservatori, sono in questo momento più avanzati dei laburisti, per quanto riguarda il tema delle coppie omosessuali e dei loro diritti. Mi auguro che da noi le esperienze europee in materia facciano da utile traino per la classe politica e per la società civile.

In qualità di direttore dell’Istituto italiano di cultura di Londra lei è probabilmente la persona più adatta per dirci qual è oggi l’idea degli Inglesi sull’Italia.

Gli inglesi adorano l’Italia. Ne conoscono, spesso meglio di noi stessi, la storia e la cultura. Talvolta però indulgono a un’immagine stereotipa del nostro Paese: un’immagine fatta di ville nel Chianti e di un popolo, il nostro, di poveri ma belli. Il mio compito è anche quello di modificare questi luoghi comuni. Di fare sì che gli inglesi conoscano e amino non solo il nostro passato ma anche il nostro presente. Non voglio apparire presuntuoso, ma le cose sono cambiate parecchio, negli ultimi tempi.

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E in Gran Bretagna? Qual è l’atmosfera che si respira nella comunità gay inglese in seguito ai recenti riconoscimenti del governo Blair verso i diritti degli omosessuali?

Non saprei dire con precisione. Mi pare che in generale la società inglese fosse pronta per una legislazione più moderna in materia. Dicevo prima dei Tories. Blair non solo non ha trovato nessuna opposizione, ma ha condotto una battaglia che era già stata vinta in partenza.

Un’ultima domanda. In generale gli anglosassoni vivono con maggiore autocoscienza la loro omosessualità. Qual è secondo lei l’aspetto più interessante dei gay inglesi che noi italiani dovremmo prendere ad esempio?

Dovremmo chiacchierare di meno e agire di più. Non interrogarci se una cosa è di destra o di sinistra, non perderci in dibattiti fumosi, ma andare al cuore dei problemi. Sei un cittadino che paga le tasse? Vivi col tuo compagno o la tua compagna e vuoi che questo sia riconosciuto in termini di assistenza, di mutuo o affitto per la casa, di pensione, di eredità, eccetera? Non aspettare di vedere cosa dice in merito il tuo sindacato, la tua parrocchia, il tuo partito e neppure la tua famiglia di appartenenza. Fai quello che dice la tua coscienza. Fai valere i tuoi diritti.

di Alberto Bartolomeo

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