"I GAY SONO MALATI"

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Novara, gravi dichiarazioni della presidente del Centro Italiano Femminile: "I gay non parlino di diritti". E pensare che fa parte della Commissione pari opportunità della provincia…

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NOVARA. Ad un incontro pubblico sul tema "Cultura della parità e valore delle differenze", la presidente del Centro Italiano Femminile di Novara Elisa Guaglio – membro della Commissione pari opportunità dell’Assessorato alle politiche sociali della provincia omonima – dichiara pubblicamente: "I gay facciano pure i gay, ma non vengano a parlarmi di diritti civili". Gay.it ha raggiunto la presidente e l’ha intervistata in esclusiva nazionale.

Signora Guaglio, le sue dichiarazioni rischiano di scatenare un putiferio. Entrando subito nel vivo del problema: favorevole o contraria all’autodeterminazione delle persone omosessuali?

Favorevole, se questo rappresenta un percorso individuale.

Nel contesto sociale: sì o no alla parità di diritti per i cittadini omosessuali?

Bisogna vedere di quali diritti si parla. Una nazione deve darsi delle regole, non è possibile ammettere tutto.

Unioni civili, eredità dei beni del partner, adozione dei figli, diritto all’assistenza in caso di infermità o malattia, comunione della proprietà, diritto alla cointestazione del conto bancario..

Per carità! Decisamente contraria alle unioni civili e all’adozione. Ammetto forse le altre cose, se vengono fatte per affetto e non per interesse. Comunque già oggi è possibile farlo, con degli escamotage (penso alle eredità).

Secondo il suo giudizio, dunque, le persone gay devono essere mantenute in uno stato di minorità giuridica. Perché?

Perché, come le dicevo, non è possibile ammettere tutto. La base della società è la famiglia naturale che si fonda sulla distinzione dei sessi ed è rivolta alla procreazione. Non mi pare che le unioni tra gay siano fondate né sulla distinzione dei sessi, né tanto meno siano rivolte a procreare figli.

Secondo la sua opinione, da cosa nasce l’orientamento omosessuale?

Da una disfunzione fisica.

L’omosessualità in altre parole è una malattia?

Diciamo che è un handicap di natura fisiologica.

Può essere guarito con opportune cure?

Non so se le cure mediche servano o no a guarire dall’omosessualità. Però rimane il fatto che è una disfunzione e come tale deve essere vissuta. In caso contrario si tratterebbe di un vizio. Vedi gay-pride, sfilate e cose di questo genere.

Uguali sì, ma diversi. Non ghettizzati ma compatiti. Questo forse è quanto di più umiliante e inaccettabile possano sentire i gay. Peggio ancora dell’aperta condanna.

Non è vero, questa posizione lascia aperta la libertà di scegliere cosa fare della propria vita e non porta a discriminare nessuno. Pone solo dei limiti sociali, per il bene di tutti. Inoltre ci sono persone validissime anche tra i gay, perché negarlo?

Il suo giudizio apre un sentimento di tolleranza negativa estremamente dannoso, non le pare?

Non la chiamerei tolleranza negativa. Piuttosto diversificazione dei motivi della tolleranza.

Che però è anche una diversificazione dei contenuti dell’uguaglianza. Torniamo a prima della Rivoluzione francese.

Certamente sì, non può esserci per i gay una posizione di uguaglianza fino in fondo con gli altri cittadini. I diritti da riconoscere loro, come le dicevo, devono essere vagliati caso per caso.

Ma la persona gay vale più o meno della persona eterosessuale?

Uguale. Infatti non è un problema di persone. La differenza sta nel rapporto con il contesto sociale.

Un’ultima domanda. Affiderebbe suo figlio o suo nipote ad un educatore gay?

Sì, non credo che avrei problemi. Ma l’educatore ovviamente dovrebbe comportarsi bene e non scendere troppo nel dettaglio di questioni sessuali.

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di Dario Remigi

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