"IL TUO FRATELLINO È FROCIO"

di

Storie di coming out, per sconfiggere la disperazione.

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Questa è la storia di Travis Sexton, un ragazzo americano, che è riuscito a sconfiggere la disperazione e la tentazaione di togliersi la vita, dichiarandosi ai suoi genitori.

Quando avevo 19 anni, nel 1995, decisi di dichiararmi con l’insegnante che mi seguiva stabilmente agli studi, Colette, e anche se avevo paura che i miei compagni mi avrebbero odiato, ho ricevuto invece reazioni positive. Così, l’anno dopo decisi che ero pronto per parlare con qualcuno della mia famiglia: scelsi mio fratello maggiore, Chad, pensando che, dal momento che allora era all’università, si sarebbe dimostrato di mente aperta. Gli scrissi una breve e sincera e-mail. La sua risposta non è stata positiva.

Anche se dopo si è scusato per la reazione iniziale avuta alla notizia che "il suo fratellino era finocchio", mi ha coomunque consigliato di non parlarne con i miei genitori. Così, quando ho ricevuto il compito nella classe di inglese di scrivere un tema su "Chi sono", ho colto l’occasione per scrivere a Chad la lettera di coming-out che avrei voltuo scrivergli la prima volta.

Caro Chad,

Ti scrivo questa lettera per dirti molte cose. Mi sento diviso in due, spaccato in due metà. Una parte è nascosta e l’altra invece è conosciuta, ma io sono entrambe le parti. Sto lottando per unire le due metà a formare un me stesso intero e completo. Ho avuto paura di scirvere questa lettera. Ho avuto paura della verità e delle sue possibili conseguenze, ma non posso continuare a vivere corrodendomi dentro con la vergogna e il senso di colpa e lasciare che la mia vita si acontrollata dalla paura. Sono pronto ad accettare me stesso e le reazioni degli altri.

Ti ammiro moltissimo. Sei sempre stato il mio eroe. NOn mi sono mai sentito offeso da te, o geloso delle cose che facevi. Sono sempre stato felice per tutto quello che portavi a termine. Io non posso camminare bene e non posso correre, ma dico sempre alla gente che mio fratello è un corridore. Tu hai la passione, che è qualcosa che a me manca. Hai trovato la gioia e l’amore per la corsa, e l’hai portata avanti. Il tuo senso di dedizione mi lascia esterrefatto. A me, sembra di non trovare nulla che mi dia una completa gioia di vivere e una spinta all’esistenza.

Tu sei bello; io mi sento orribile. La mia faccia è pallida, sproporzionata e contorta. Il mio corpo è magrolino e malaticcio. Mi sono spesso scrutato nello specchio con odio assoluto per quella orribile persone che mi si guardava. Ho imparato a evitare gli specchi e le macchine fotografiche. Gli specchi rubano ogni auto-stima che mi sono sforzato di costruire; le foto immortalano la mia bruttezza. Ho sognato di avere i soldi per sottopromi a un intervento di chirugia estetica per cambiarmi e non essere più così brutto. Ora mi sto rendendo conto che non sono orribile; in realtà sono piuttosto carino. Questa consapevolezza mi è costata un sacco di lavoro. L’immagine di me stesso non era basata sugli aspetti esterni, ma piuttosto era un odio interno che si manifestava verso l’esteriorità. L’odio fioriva come un albero dalla malattia. Con radici tenaci nel senso di colpa e nella vergogna, germogliava in disprezzo, disperazione, apatia e depressione. Ognuno di questi germogli portava frutti neri e putridi, e pensieri di suicidio. Era più facile per me odiare la mia immagine per ché l’immagine si può cambiare, ma questo non mi liberava del vero odio. L’odio per la mia esistenza era radicato nel profondo, dove le radici dell’albero dell’odio hanno una salda presa nel terreno del mio essere. Ora capisco tuto ciò e cerco di lavorare per liberarmi dalla presa limitante di queste radici.

Sapevo di essere diverso

Sono cresciuto sapendo di essere diverso. Nonc apivo come, ma lo sapevo. Quando ero in quinta elementare, l’adolescenza mi ha rubato l’innocenza e mi ha lasciato confuso e solo. Avevo una ragazza, ma ero attratto fisicamente dagli altri ragazzi. Ero sconcertato da questi sentimenti, anche se mi sembravano naturali. Ricordo che sentivo parlare di finocchi, gli uomini che dormono con altri uomini. Queste persone gay erano il male e erano odiate da Dio, il Dio che io amavo e seguivo. Mi chiedevo se anche altri sentissero le stesse attrazioni, ero persino curioso se la stessa cosa fosse successa anche a te. Speravo fosse una compente comune dell’adolescenza che sarebbe passata presto. Dopo pochi mesi, mi resi conto che gli altri non sentivano la stessa cosa, e mi sentii isolato dalla mia anormalità.

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