"UN TRIANGOLO ROSA PER VINCERE"

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Intervista ad Alessandro Zan, portavoce del Pride. Che affila le armi e annuncia battaglia. Venerdì il primo passo, con gli onorevoli Grillini e De Simone. Poi cosa succederà...

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PADOVA – Un triangolo rosa li seppellirà. Il Padova Pride dell’8 giugno si farà. Ad ogni costo. Ne va della libertà. Preparate rossetti e biglietti (di treno), cravatte e tacchi a spillo, giacche, piume di struzzo e paillettes. A Padova l’8 giugno sarà la festa della libertà dei cittadini. Rispondendo alla raccolta di firme di Alleanza Nazionale per una legge contro le manifestazioni gay, in questa intervista Alessandro Zan, 28 anni, portavoce del Padova Pride e presidente dell’Arcigay locale, raduna le truppe, sfodera il triangolo rosa e annuncia battaglia: "Sarà una manifestazione contro l’oscurantismo di chi vorrebbe arrogarsi il diritto di decidere chi può e chi non può manifestare". E si inizia venerdì 8 febbraio, con una conferenza stampa a palazzo Moroni di Padova, alle 11.30, in cui Zan, Franco Grillini e Titti De Simone opporranno il triangolo rosa all’intransigenza della destra padovana. Nell’occasione verrà illustrata l’interrogazione parlamentare dell’on. Piero Ruzzante presentata al ministro degli Interni per chiedere un’indagine sull’iniziativa di AN.

Alessandro Zan, Alleanza Nazionale raccoglie le firme per strada per regolamentare, cioè vietare, i Gay Pride. Si rischia veramente uno scontro anche con la popolazione?

"Non credo proprio. È ancora presto per dirlo ma abbiamo ottimi segnali. La CGIL ha già manifestato solidarietà e scenderà in piazza con noi, chiederemo l’intervento di tutte le forze associative democratiche della città, a partire da quelle cattoliche e del volontariato. Nessuno può permettersi di limitare la libertà di manifestazione. Il ventennio è finito, mi pare".

Ma la città di Padova sta a destra, il Comune ha negato il patrocinio. In Italia con i gay la destra ha posizioni durissime nonostante le aperture importanti di Palmesano o della Mussolini. Come farete a sormontare tale opposizione?

"Quello che a Roma è successo con il World Gay Pride, sta succedendo oggi a Padova con la nostra manifestazione. I cittadini che tengono alla libertà sfileranno con noi. Manifesteremo anche con le famigliole. Lo sa anche Alleanza Nazionale che ora distribuisce volantini con su scritto ‘Sì alle manifestazioni, no alle provocazioni’. Si sono accorti di aver fatto una stupidaggine con quella petizione".

Anche perché il tema rievoca un ventennio non esattamente felice della storia d’Italia…

"Eufemismi. Venerdì prossimo indosseremo anche noi il triangolo rosa. Io, l’on. Franco Grillini, presidente Onorario di ArciGay e l’on. Titti De Simone presidente di ArciLesbica, con un triangolo rosa al bavero della giacca terremo una conferenza stampa di risposta a questo partito, che si dice democratico ma evidentemente in realtà è ancora liberticida".

Un simbolo forte, quello di usare il triangolo della deportazione nazista degli omosessuali nei campi di sterminio…

"Sì un segnale forte. Per risvegliare le coscienze. Quando una forza politica si arroga il diritto di decidere che cosa è manifestazione e che cosa è provocazione questa è l’unica risposta possibile. La nostra sarà una manifestazione per la libertà, anche se la nostra libertà potrà voler dire piume di struzzo, tacchi a spillo e rossetto. Rivendichiamo la festosità dei Gay Pride. Oggi più che mai. È in netta opposizione al grigiore che i nostri censori vorrebbero imporre".

E con la giunta di Padova?

"Non c’è nulla da fare. La nostra manifestazione dava fastidio. E non hanno nemmeno avuto il coraggio di dircelo. Hanno preferito dimostrarlo con i fatti, negandoci il patrocinio. Hanno avanzato motivi di ordine pubblico. Figuriamoci, per una manifestazione che dura poche ore… No, non c’è più spazio di mediazione".

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Passiamo all’idea del Pride itinerante…

"Non si deve dimenticare che questo paese è fatto di provincie e che una delle sfide della più grande associazione gay deve essere quella di portare la visibilità, che non è esibizionismo ma pratica politica, nelle città più difficili. Come Padova, o Chieti, o Treviso".

Cosa si dovrà fare?

"Devono essere creati i gay center, strutture autonome e istituzionali che peraltro sono già una realtà in molti paesi europei. Sono dei punti di aggregazione che potrebbero funzionare grazie a finanziamenti della comunità europea, strutture che offrono servizi quali consulenze legali, servizi di tipo culturale, una biblioteca… In quante città queste cose non ci sono?"

Ma non tutti i gay in Italia sono pronti ad accettare di recarsi in un circolo politico o culturale…

"Infatti, crediamo che l’atteggiamento di collaborazione con i locali sia fondamentale per far entrare negli stessi circoli ricreativi le nostre proposte, per far conoscere le attività politiche e culturali dei circoli politici e creare quel filo di comunicazione e di informazione con tutte quelle persone che frequentando i soli circoli ricreativi altrimenti non si potrebbero mettere in atto".

di Giacomo Leso

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