"VISIBILI, PER ESSERE VIVI"

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Intervista a Walter Veltroni, sindaco di Roma. Sugli omicidi gay nella capitale, dice: "Solo la visibilità sconfigge la violenza". E promette aiuto e informazione.

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ROMA – Sindaco Veltroni, può spiegare ai lettori di Gay.it, quanta strada c’è ancora da fare per il riconoscimento di certi diritti fondamentali anche per le minoranze della sua città, che come purtroppo saprà detiene il triste primato degli omicidi omosessuali?

La società moderna tende a essere fortemente esclusiva, legata più ai valori del mercato che a quelli dell’umanità. E’ il business, la fretta, la superficialità, l’apparire che deprime e cancella l’essere, il vivere giorno dopo giorno nelle cose piccole e normali. Tutti sembrano essere vincitori. Non è così. Una grande quantità di persone viene esclusa, fuori dalla luce e da una "visibilità" sociale che oscura la "vivibilità" delle città. Noi vorremmo ridare luce a queste persone, a tutte quelle comunità che hanno intenzione di "essere" se stesse, di essere la loro storia, la loro identità. E’ quello che stiamo facendo e che, come ho detto prima, stiamo facendo anche con la comunità gay e transessuale. Questo agire si concretizza sia attraverso un’attività di informazione, di conoscenza, di formazione di una cultura di tolleranza e rispetto, sia con atti specifici mirati. In questo senso ci stiamo impegnando anche sul problema della sicurezza, costruendo una serie di collaborazioni e di rapporti che rendano effettiva l’immagine di una istituzione, il Comune, amica e non controparte, un luogo nel quale le persone possano ottenere assistenza, aiuto, informazione, sicurezza.

Quali e quanti sono i progetti pro-gay che la sua giunta ha in mente di attuare per quello che si preannuncia un autunno caldo?

Uno degli impegni principali di questa amministrazione è il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, la "visibilità" di ogni componente della comunità romana, nessuno escluso. La difesa cioè dei diritti fondamentali, della dignità e del rispetto di ogni persona. Qualsiasi iniziativa che agisca in questo senso è quindi utile, importante. Nell’ambito specifico, abbiamo attivato ogni possibile canale di dialogo utile sia alla conoscenza più diretta delle domande e delle esigenze, sia a una fattiva collaborazione per le azioni da compiere. E’ il caso della comunità gay e transessuale con la quale, in seguito alla lettera aperta dello scorso luglio, è scaturito un dialogo che, nella metà di ottobre, si concretizzerà nella costituzione di un tavolo di coordinamento. Nelle nostre intenzioni, questo sarà un momento di conoscenza più approfondita delle tematiche della comunità Gay, raccogliendo notizie e stringendo collaborazioni verso alcuni obiettivi importanti come la tutela, la creazione di servizi mirati, servizi rivolti alla "senior community", alle campagne di informazione e di antidiscriminazione, ai servizi di ascolto, alla sicurezza e alla prevenzione sanitaria, con particolare riguardo ai problemi dell’AIDS.
Già dall’incontro che ho avuto a luglio ho avuto conferma della possibilità di impostare un lavoro di collaborazione su temi e valori che condividiamo con la comunità Gay, valori che sono la base dei diritti fondamentali delle persone, dell’aggregazione, dell’espressione e del reciproco rispetto.

Da sindaco di Roma come ha vissuto la nascita del Gay-Village, che sicuramente rappresenta una novità nel suo genere per la città di Roma, ma che diventerà un appuntamento fisso dell’estate romana?

Credo che ci sia davvero bisogno, nella vita delle città, di arrivare ad una sorta di "ribaltamento" del modo di pensare le minoranze: non un ostacolo allo standard comune, quanto piuttosto come una risorsa importante che allarghi l’orizzonte della comunità cittadina. Il Gay Village è stato anche questo, la possibilità di aprire alla comunità la forza e la vitalità che una minoranza può dare alla vita di tutti. E’ stato conoscere, confrontarsi, aprirsi. Di questo abbiamo bisogno, non di contrapposizioni o esclusioni. E’ stata dunque un’esperienza positiva, un esempio di come si possa e si debba vivere concretamente nel rispetto delle proprie identità. Un esempio di civiltà e di cultura, come stato detto, qualcosa di nuovo che sono felice abbiamo potuto costruire a Roma, perché conferma lo spirito di una città tollerante e universale.

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Cosa pensa sulla questione sorta in questi giorni nel Salento a proposito del Gay Pride che avrà luogo a Bari il prossimo anno? Il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano (AN) esige dal presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto (FI) il ritiro immediato del gratuito Patrocinio concesso alla manifestazione.

Roma ospita da anni il Gay Pride e, come dicevo prima, considera l’esprimersi della comunità Gay come una ricchezza e un’opportunità di vita, di intelligenza e di cultura. Del resto, anche in passato, il Gay Pride è sempre stato occasione di festa, di conoscenza, di scambio culturale. L’espressione delle proprie idee e della propria identità personale è sancita dalla nostra Costituzione, i cui valori e principi dovrebbero davvero essere coltivati con cura da tutti, in particolare da chi ha responsabilità istituzionali.

di Monica Giovannoni

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