Radio Maria è super finanziata dallo Stato: 2 milioni di euro in tre anni

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Radio Maria trasmette grazie ai soldi pubblici. E non offre alcun servizio pubblico.

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Radio Maria – recentemente travolta dalle polemiche per le affermazioni di padre Giovanni Cavalcoli, secondo il quale il terremoto del Centro Italia non sarebbe altro che un “castigo divino” per la legge sulle unioni civili – è la radio italiana che prende dallo Stato più soldi.
È infatti proprio lo Stato il finanziatore numero uno di Radio Maria e l’emittente religiosa è in cima alla lista delle radio che ricevono ogni anno un contributo pubblico. Negli ultimi 3 anni di cui si conoscono le cifre, l’emittente cattolica ha incassato 779 mila euro per il 2011, 730 mila per il 2012 e 581 mila per il 2013: ben 2 milioni e 90 mila euro nel triennio.
È bene notare che questi fondi non vengono erogati per un servizio pubblico, ma a titolo di “mero sostegno”, in base a una legge di 18 anni fa varata per sostenere le emittenti locali che però assicura a Radio Maria un trattamento privilegiato.
L’uscita sul terremoto dei giorni scorsi non è tra l’altro l’unico esempio dell’ingratitudine della radio verso lo Stato italiano che tanto generosamente la finanzia. Il 3 febbraio scorso il direttore di Radio Maria, don Livio Fanzaga, commentò la notizia dell’approvazione della legge sulle unioni civili paragonando Monica Cirinnà “alla donna del capitolo diciassettesimo dell’Apocalisse, la Babilonia”, ovvero a una prostituta, e le inviò anche un funesto augurio: “Signora Cirinnà, lei oggi brinda prosecco alla vittoria, ma arriverà anche il funerale, stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile, ma arriverà anche quello”. 
Perché quest’emittente che prende così vivacemente posizione contro le istituzioni gode di tali benefici statali ? La risposta è da cercare nella legge 448 del 1998 – al comma numero 190 dell’articolo 4, precisamente – che assegna il 10% dei contributi destinati alle radio locali alle “emittenti nazionali comunitarie”, dove per “comunitarie” si intende che non abbiano fini di lucro. In Italia le radio del genere sono due: Radio Maria e Radio Padania (che riceve infatti le stesse somme).
Per incassare il contributo statale queste due radio devono soddisfare nessun requisito? Niente affatto. Devono solo “essere in regola con il pagamento del canone, calcolato nella misura dell’1 per cento del fatturato annuo”. Ovvero possono mandare in onda i contenuti che vogliono.
È proprio il caso di dire: quando i nodi vengono al pettine. È giunto il momento che il Parlamento affronti finalmente il complesso tema del finanziamento pubblico alle emittenti private.
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