Ratzinger: “Il matrimonio gay è una ferita alla pace”

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Dopo aver benedetto la portavoce del parlamento ugandese che ha proposto la cosiddetta legge "Uccidi gay", Benedetto XVI ha dichiarato oggi che il matrimonio gay è "una ferita...

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Anticipando la giornata Mondiale della Pace Benedetto XVI ha voluto ancora una volta scagliarsi contro il matrimonio gay che "costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace".

Ratzinger ha ribadito che riconoscere l’unione tra due persone dello stesso sesso come equivalente a quella tra un uomo e una donna in realtà danneggerebbe e destabilizzerebbe il matrimonio eterosessuale "oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale".

Sempre secondo il Papa, questa non sarebbe una convinzione derivante dalla fede, ma si tratterebbe di principi "inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità".

Proprio ieri, poi, Benedetto XVI aveva ricevuto in Vaticano Rebecca Kadaga, portavoce del parlamento ugandese e promotrice della legge antigay, quella legge che, se approvata, introdurrebbe la pena di morte per quelli che vengono definiti i casi più gravi di omosessualità (ovvero in caso di minori, di portatori di HIV o di handicap o di "criminali seriali"), mentre per gli altri prevede pene detentive fino all’ergastolo. Contro questa legge si è mobilitata la comunità lgbt internazionale, ma Kadaga ha dichiarato: "E’ il regalo di Natale al mio paese". Durante la visita in Vaticano, Kadaga ha ricevuto la benedizione papale.

Contro le dichiarazioni di Benedetto XVI si sono alzate le voci delle associazioni lgbt italiane, prima fra tutti Arcigay Milano che domani dovrebbe ospitare uno dei seggi per le Primarie del Centrosinistra in occasione delle elezioni regionali in Lombardia.

Dopo aver definito "gravi, crudeli e liberticide " le parole del Papa, il presidente del CIG Arcigay Milano Marco Mori chiede "ai candidati alle Primarie regionali della Lombardia e ai partiti che sostengono questo appuntamento elettorale una lettera di condanna a queste dichiarazioni e una riaffermazione dell’autonomia dello Stato e delle istituzioni dalle ingerenze della Chiesa Cattolica e di ogni confessione". "In caso contrario – continua – CIG Arcigay Milano ritirerà la disponibilità ad ospitare le primarie nella propria sede". Mori, poi, invita le altre associazioni che ospitano i seggi delle primarie a fare altrettanto e i volontari dei partiti e dei movimenti ad unirsi alla richiesta di Arcigay ai candidati.

Secondo il Presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani, il discorso di Ratzinger "arma gli omofobi di tutti i paesi con un invito ad una crociata senza quartiere contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso" oltre ad essere la testimonianza di "assenza di argomentazioni realistiche e sensate da parte della Chiesa Cattolica sul tema".

Il messaggio del Papa guidicato da Romani " tristemente coerente con la benedizione data ieri in Vaticano alla delegazione parlamentare ugandese guidata dalla portavoce Rebecca Kadaga" è rappresentativo di "una teocrazia che rincorre su questi temi il peggior integralismo". Ratzinger, secondo il presidente di Arcigay "continua a rappresentarsi come un apostolo di ingiustizia, divisione e discriminazione".

Quelle di Benedetto XVI sono parole che "rischiano di alimentare ulteriormente il clima di odio omofobico" per il presidente di Gaycs Adriano Bartolucci Proietti, pensiero con cui concorda anche l’onorevole Paola Concia del Pd secondo la quale  "alimentare l’odio significa minacciare la pace".

Una decisa condanna alle parole di Ratzinger, nonché alla benedizione della delegazione ugandese, arriva anche dall’associazione radicale Certi Diritti. "Crediamo che questo papa, e sicuramente il suo corpo diplomatico e i suoi portavoce, siano ormai senza vergogna e censura i peggiori sostenitori della repressione omosessuale nel mondo – scrive in una nota il presidente Enzo Cucco -. A nulla valgono le tanto sperticate dichiarazioni sul Vaticano che sarebbe contrario alla criminalizzazione dell’omosessualità. Non solo il Vaticano si contraddice con le parole, ma anche coi fatti". "Bastava non stringere la mano alla speaker ugandese perchè in Uganda il segnale sarebbe arrivato forte e chiaro – continua Cucco – a sostegno dei tanti deputati  che cercano di resistere all’ondata fondamentalista e omofoba". "Si vergogni il Papa, si vergnogni il Vaticano – conclude -! Sono loro che feriscono la libertà e il diritto di tutti, non solo dei milioni di omosessuali e transessuali nel mondo".

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