Religione e politica: ondata omofoba dal Vaticano

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L’Osservatore Romano, la CEI e Avvenire, una trinità che in nome della “tradizione” e della “famiglia” promuove l’emerginazione di fatto delle persone omosessuali.

ROMA – L’annuncio della maggioranza di governo di stare preparando – come da programma elettorale – una proposta di legge per il riconoscimento delle unioni civili a prescindere dall’orientamento sessuale delle coppie ha scatenato una dura reazione da parte della gerarchia vaticana. Tanto per ribadire che il Vaticano non si intromette negli affari politici di un altro Stato a poche ore dall’annuncio sono partite bordate contro il governo e contro chiunque cerchi di parlare di questi argomenti senza avere tra le mani una Bibbia.

L’Osservatore Romano titola drammaticamente: “Natale del 2006: sradicare la famiglia è la priorità della politica italiana” e dipinge un quadretto malefico e anti-natalizio dal quale manca solo un Prodi in veste di Erode che ordina lo sterminio dei pargoletti dello stivale. Per il quotidiano della Santa Sede l’annuncio è ipocrita poiche’ mira “ad accreditare una forma alternativa di famiglia” e dunque vede di malocchio il riconoscimento di “uno stato di “coppia” e ancora di più di diritti che hanno uno spiccato carattere pubblico, come quelli relativi ai temi previdenziali ed assistenziali.” L’Osservatore attacca con virulenza degna di miglior causa (le guerre, la mafia, il malaffare, la corruzione, le violenze su donne e minori…) chi difende le coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali, ovvero coloro che affermano pacatamente che riconoscere queste unioni non arreca alcun danno alla famiglia. E’ un dato di fatto che è facilmente verificabile guardando a tutte quelle nazioni che gia’ hanno leggi in materia e nelle quali le famiglie tradizionali non hanno problema alcuno, e continuano tranquillamente e pacificamente a esistere al fianco delle “nuove famiglie”.

Anche il SIR, l’agenzia stampa promossa dalla Conferenza episcopale italiana, interviene sull’argomento e ribadisce molto opportunamente il diritto della Chiesa a intervenire su temi “morali che interpellano la coscienza”. Secondo l’agenzia dei vescovi “Non è accettabile che invocando casi-limite o situazioni singole, che possono essere tutelate nell’ambito del diritto privato, o interessi di questo o quel gruppo di pressione, si intacchino le architravi della società e ci si privi di quello slancio e di quell’apertura al futuro che sola può venire dalle salde radici dei principi e dell’identità”. In realtà e’ noto che il diritto privato non basta affatto a risolvere i problemi e le discriminiazioni ai danni delle coppie di fatto e che gli “interessi di questo o quel gruppo di pressione” sono espressione delle richieste di una parte dei cittadini italiani. Il fatto che, come nel caso delle coppie omosessuali, si tratti di una minoranza non toglie nulla alla validità e alla legittimità delle loro richieste. Richieste che gia’ sono state considerate e accettate da molti altri paesi ai quali, secondo il Sir, il nostro non si dovrebbe “omologare”. “Non a caso – afferma ancora il Sir – il sistema federale che funziona meglio al mondo, quello statunitense, conosce un larghissimo pluralismo nella legislazione dei diversi Stati, addirittura su un tema cruciale come la pena di morte”. E’ davvero incredibile che un’agenzia di stampa che si vorrebbe ispirata ai valori cristiani proponga come modello sociale quello degli Stati Uniti che, pur tra tanti pregi, non garantisce l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini (indipendentemente dal loro benessere econominco) e in diversi Stati consenta addirittura la pena capitale.

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Avvenire, il quotidiano finanziato dai Vescovi, bacchetta invece il TG1 diretto da Gianni Riotta per due servizi sulle coppie di fatto che avrebbero trasmesso (a loro) “un senso di amara sorpresa e di un sopra le righe”, vista “la totale mancanza di opinioni anche solo minimamente divergenti da quella delle due protagoniste della love story saffica”. Ad Avvenire probabilmente rimpiangono il TG1 che, sotto la direzione di Clemente Mimun, intervistava cardinali e vescovi nelle piu’ disparate occasioni e che nell’autunno di due anni fa riusci’ per quasi due mesi a trattare tutta la vicenda dell’affaire Buttiglione al Parlamento Europeo senza mai dare la parola a un qualche rappresentante della comunità omosessuale. (Roberto Taddeucci)

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