Renzi: “Supereremo il ddl Cirinnà: testo del governo su unioni civili”

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Esultano i detrattori dei diritti gay: "Battaglia vinta". Arcigay: "Basta giochetti".

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Matteo Renzi molla il decreto Cirinnà , quello che prevedeva il riconoscimento delle unioni civili per le persone dello stesso sesso includendo anche le stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare i figli del partner. In un’intervista rilasciata all’edizione cartacea di oggi di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, il premier ha dichiarato: “Io ho sempre detto che i diritti civili stanno in un pacchetto che parte dalle riforme costituzionali. Una volta che il Parlamento avrà terminato di votare queste, discuteremo anche su quella che ritengo essere una assoluta e corretta rappresentazione delle civil partnership , sul modello tedesco. E sarà superato il ddl Cirinnà perché anche in questo campo vedremo una proposta ad hoc del governo, che è pronto a prendere una sua iniziativa”.

Non aggiunge altro. Non chiarisce in che direzione il testo della senatrice Monica Cirinnà sarà “superato”, sebbene continui a citare le civil partnership “alla tedesca”. Certo è che le cronache di questi giorni hanno registrato tentativi di rilancio al ribasso da parte, innanzitutto, degli alleati di governo, primo fra tutti il ministro degli Interni e leader dell’NCD Angelino Alfano che aveva posto un veto sulla reversibilità della pensione . Renzi spera di far cambiare idea ai suoi alleati con un confronto diretto?

Il timore, al momento, è che un testo proposto dal governo tenga conto delle posizioni degli alleati, decisamente meno propense alla parità rispetto al ddl Cirinnà che, già di per sé, non contemplava l’equiparazione completa tra unioni gay e matrimonio eterosessuale. E anche i tempi sembrano allungarsi rispetto a settembre, data garantita fino a qualche settimana fa proprio dal premier. Se è vero, come ha dichiarato Renzi ad Avvenire, che le unioni civili verranno dopo le riforme costituzionali, infatti, l’allungarsi delle discussioni in corso sul nuovo senato e sul titolo V della Costituzione potrebbe fare slittare anche il confronto sulle coppie di fatto, specialmente dato che si dovrà aspettare la redazione di un nuovo testo.

Il commento positivo di Mario Adinolfi

La senatrice PD Monica Cirinnà

La senatrice PD Monica Cirinnà

Cantano vittoria i detrattori dei diritti delle persone lgbt. A cominciare da Mario Adinolfi, riferimento politico di organizzazioni quali le Sentinelle in Piedi e Manif Pour Tous e fondatore dei circoli Voglio La Mamma, il cui punto di forza è proprio l’ostacolo a qualsiasi progresso sul fronte dei diritti civili.

“La battaglia è vinta e sembrava davvero difficile – scrive Adinolfi sul suo profili Facebook -. La guerra no. Renzi torna a parlare di “modello tedesco” e noi proveremo a spiegargli che non va bene. Ma almeno abbiamo conquistato spazio politico e tempo. Il club LGBT che sognava un autunno con fiori d’arancio e bavaglio alla bocca di noi “omofobi” dovrà rassegnarsi: il loro progetto liberticida non passa. E noi di VLM che abbiamo spiegato con ostinazione che il centrosinistra non era obbligato a farsi dettare l’agenda dall’Arcigay, che era un errore seguirla, abbiamo ricevuto ascolto”.

Le reazioni preoccupate della comunità lgbt

“I DICO hanno portato una sfiga tremenda al Governo, meglio lasciar fare al Parlamento”, twitta invece Franco Grillini, ex presidente di Arcigay e fondatore di GayNet che annuncia l’intervista a Renzi con un preoccupato “unioni civili kaputt”.

“Il Premier l’ha letteralmente bruciato con tre parole (il ddl Cirinnà, ndr), insieme ad un lavoro di mesi che ha coinvolto associazioni e parlamentari – è il commento di Rosario Coco, presidente di GayNet Roma -. Come si fa con gli scagnozzi che non servono più. O con chi scagnozzo non lo vuole diventare. E adesso cos’è questa “iniziativa ad hoc” tirata fuori per tranquillizzare avvenire? Torneremo alle sigle vuote stile Dico e Didorè? Di certo non si preannuncia nulla di buono”.

Perplesso dall’annuncio anche Aurelio Mancuso (Equality Italia) che dal suo profilo Facebook chiede: “Ci spiega Matteo Renzi quale proposta di legge che sia coerente con il modello tedesco, è possibile concordare con Giovanardi, Roccella, Binetti che da sempre negano i diritti delle coppie gay, derubricando il riconoscimento giuridico ai diritti individuali? E’ mai possibile che ricominci un balletto che abbiamo già vissuto in anni precedenti? Quando si riterrà opportuno fornire risposte (con tanto di articolato) che siano rispettose della quotidianità di migliaia di coppie che da decenni attendono, di non esser più discriminate?”.

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“E’ necessario – conclude Mancuso – che il presidente del Consiglio chiarisca immediatamente quale sia la proposta che ha in mente e di renderla pubblica al fine di non rimandare alle calende greche un tema che attende un’adeguata e seria risposta”.

Duro il commento di Flavio Romani, presidente di Arcigay, che parla di “ennesimo “giochetto”, una modalità in Italia ormai rodata per confondere le carte e dilatare i tempi”.

“Sta diventando una storia grottesca – denuncia Romani – al limite della schizofrenia, se teniamo presente che Renzi è anche il segretario del partito di cui fa parte la senatrice Cirinnà”. “Ora il capo dell’esecutivo fa lo sgambetto al potere Legislativo, proprio mentre nel Paese si solleva l’allarme per quella che qualcuno chiama la “svolta autoritaria” – continua Romani -, arrogandosi una priorità nella proposta ma senza entrare nel merito dei contenuti che la caratterizzeranno. Viene spontaneo allora domandarsi: a quale scopo Renzi rottama il testo della senatrice Cirinnà? Vuole migliorarlo o peggiorarlo? E soprattutto: al di là del punto di partenza, qual è il punto di arrivo che Renzi si è prefissato in tema di riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso? Con quali tempi intende giungere a meta? Rispetterà la scadenza che lui stesso si è dato?”.

“Siamo davvero stanchi – dice Romani – di essere rimbalzati da un testo all’altro, come fossimo allodole da rimbambire con un gioco di specchi. Renzi dica una volta per tutte di quale legge sta parlando, senza scomodare fascinazioni esterofile, ma chiarendo nel dettaglio i diritti che si vuole siano riconosciuti alle coppie di gay e lesbiche. Lo dica senza ambiguità – conclude – e nelle sedi corrette, senza che il dibattito acquisisca il retrogusto dell’inchino alla lobby che da sempre ostacola, grazie alla complicità della classe politica italiana, il raggiungimento di qualsiasi obiettivo”.

Perplessità anche nel PD

“Credo che, come per le grandi riforme sui diritti civili degli anni settanta – è il commento del senatore del PD ed ex presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice – la strada maestra sia quella di un dibattito parlamentare aperto che lasci le forze politiche libere di discutere senza vincoli di maggioranza: stiamo parlando di diritti costituzionali dei cittadini, ad oggi violati, come ci ha ricordato a più riprese la Corte Costituzionale. Temo che una proposta del governo irrigidirebbe la situazione invece di aiutare a trovare una soluzione”

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