Rifiuta di dire che ha l’Aids: licenziato

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Un uomo di 35 anni, marittimo a Genova, e' stata licenziato perche' si e' rifiutato di mettere a conoscenza della propria sieropositivita' i suoi colleghi.

ROMA – Un uomo di 35 anni, marittimo a Genova, e’ stata licenziato perche’ si e’ rifiutato di mettere a conoscenza della propria sieropositivita’ i suoi colleghi. L’azienda di navigazione presso la quale era impiegato, dopo aver saputo che l’uomo era affetto da infezione da Hiv, in seguito ad un ricovero, lo ha infatti invitato a rendere pubblica la sua condizione “in modo che l’equipaggio potesse prendere delle precauzioni”. Pena, la cessazione del rapporto di lavoro.
A raccontare la storia e’ lo stesso protagonista, che si e’ rivolto anche a Fernando Aiuti, immunologo e componente della commissione nazionale Aids. A lui, ora, non resta che “rimboccarsi le maniche” e cercare un’altra occupazione, come ha raccontato. “Mi sono rifiutato”, ha detto, di accettare l’aut aut posto dall’azienda e di “parlare della mia sieropositivita’ ai colleghi. Cosi’, qualche giorno fa – ha proseguito – mi e’ pervenuto il licenziamento. Ora non posso fare niente tranne che rimboccarmi le maniche e andare a cercare un altro posto di lavoro. Sto bene e non ho mai fatto un giorno di assenza dal lavoro”.
Una storia di fronte alla quale lo stesso Aiuti si e’ detto “piu’ che arrabbiato e amareggiato perche’ – ha sottolineato – tutto lo sforzo fatto in 15 anni ancora una volta risulta vanificato e anche perche’ un tempo vicende di questo tipo facevano clamore, ora non gliene importa niente a nessuno. Eppure ci sono le leggi a tutela dei lavoratori”.
“Sono stato interpellato – ha proseguito l’immunologo – dallo stesso paziente. La novita’ dell’intera vicenda sta nel fatto che per la prima volta un’azienda abbia invitato un proprio dipendente dopo essere venuta a conoscenza di una diagnosi di sieropositivita’ a dirlo alle persone che stanno sullo stesso posto di lavoro, cosi’ che loro potessero prendere delle precauzioni. E’ un fatto che evidenzia una grande ignoranza: tutti sanno che l’infezione non si trasmette se non con rapporti sessuali o attraverso il sangue. Inoltre, la legge vieta a chiunque di rendere pubbliche informazioni di questo genere”. “Lui sta bene – ha aggiunto Aiuti – e poteva tranquillamente continuare a lavorare. Sono anche intervenuto con un certificato in cui si attestava che le sue condizioni cliniche sono tali da consentirgli di lavorare e che l’infezione non comporta alcun rischio, ma l’azienda non ne ha tenuto conto. Adesso si trova senza lavoro”. Aiuti ha quindi lanciato un appello al ministro del Welfare, Roberto Maroni: “Inserisca – ha detto – nel libro bianco la tutela dei lavoratori che hanno malattie come l’Aids. Chiedo – ha proseguito – aiuto al governo ma anche ai sindacati”. L’immunologo ha inoltre dichiarato la sua disponibilita’ e quella del malato a “fornire tutti i dati utili, qualora si aprisse un’inchiesta”.

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