Roma presto potrebbe trascrivere i matrimoni gay celebrati all’estero

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Marino chiede di avviare l'iter. E il Codacons risponde a Sodano: "Trascrizioni lecite"

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Roma potrebbe presto entrare a far parte del novero dei comuni che hanno deciso di trascrivere i matrimoni gay celebrati all’estero. Stando all’agenzia TMNews, infatti, il sindaco Ignazio Marino ha dichiarato di avere chiesto ai partiti e al presidente del consiglio comunale di Roma Mirko Coratti, di avviare l’iter necessario a rendere possibili le trascrizioni.
Intanto, dopo le polemiche nate ieri a seguito della lettera in cui il prefetto di Bologna chiedeva al sindaco Merola di revocare il provvedimento entrato in vigore ieri, interviene in Codacons.
“La trascrizione sui registri dello stato civile di matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero, è assolutamente legale – dichiara in una nota il coordinamento di associazioni che si occupa di difesa dei diritti degli utenti e dei cittadini -, e in tal senso il Prefetto non può annullare le disposizioni di un sindaco che vanno in questa direzione”.

“A legittimare la direttiva del sindaco è la Corte europea dei diritti dell’uomo – spiega il Codacons -. Con una sentenza depositata il 24 giugno 2010, infatti, la Corte di Strasburgo, decidendo sul ricorso presentato nei confronti dell’Austria da una coppia di cittadini omosessuali che si era vista negare il diritto di sposarsi e ogni altro riconoscimento giuridico, ha ammesso l’esistenza del diritto alla vita familiare anche in favore delle coppie formate da soggetti dello stesso sesso”.
“In virtù di tale decisione il provvedimento del sindaco di Bologna è pienamente legittimo e non può essere annullato dal Prefetto – spiega il presidente Carlo Rienzi – Merola, infatti, non ha introdotto l’istituto del matrimonio tra persone dello stesso sesso, circostanza che avrebbe contraddetto le norme nazionali, ma si è limitato a riconoscere i legami tra persone che rappresentano una coppia di fatto e che hanno contratto formale matrimonio all’estero, riconoscendo così il concetto di ‘vita familiare’ in conformità di quanto previsto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”.

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