Romani: “Le associazioni lgbt come i sindacati: snobbate dal governo”

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"Ormai è strategia" denuncia il presidente di Arcigay. E intanto è a rischio anche l'Unar

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Qualche giorno fa si è tenuta a Bruxelles la prima Conferenza europea sui Diritti delle persone lgbt , da qui esce un quadro desolante, sebbene non sorprendente, della situazione italiana rispetto ad altri paesi dell’UE. Per l’Italia era presente Flavio Romani, presidente di Arcigay. Lo abbiamo sentito per farci raccontare com’è andata.

Cos’era, esattamente, questa conferenza di Bruxelles?

E’ stata la prima Conferenza sui Diritti lgbt, organizzata da FRA Fundamental Rights Agency e dal governo italiano su esplicita richiesta di quest’ultimo. C’erano 250 stakeholder europei che si occupano di diritti e discriminazioni in Europa. Abbiamo rischiato che l’Italia non ci fosse.

In che senso?

Nel senso che il governo non si è preoccupato di avvertire le associazioni e le realtà che in Italia si occupano di diritti lgbt da sempre. Lo abbiamo scoperto per caso grazie, è il caso di dirlo, ad uno di quei siti sempre solerti a lanciare allarmi sull’avanzata dell’ “ideologia del gender“, come la chiamano. Siamo riusciti ad iscriverci per partecipare giusto in tempo.

Com’è stata organizzata la confrenza?

C’erano diversi panel di discussione su diversi temi. A rappresentare l’Italia c’era il sottosegretario Ivan Scalfarotto a cui noi, in accordo con le altre associazioni italiane (ArciLesbica, Associazione Radicale Certi Diritti, Agedo, Centro Risorse LGBTI, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Circolo Tondelli, Anddos e Famiglie Arcobaleno), abbiamo rivolto alcune domande precise sia su faccende prettamente italiane, come la mancanza di un ministero per le Pari Opportunità e il destino della Strategia Nazionale lgbt che scade il prossimo anno, sia su temi più europei.

Ovvero?

Ad esempio gli abbiamo chiesto perché nelle bozze degli accordi di partenariato per l’erogazione dei fondi europei presentati dall’Italia fossero spariti del tutto i riferimenti a progetti e percorsi sui diritti delle persone gay, lesbiche e trans. Stiamo parlando di bozze, che l’UE ha rimandato indietro con una gran quantità di osservazioni, ma comunque al momento quei riferimenti non ci sono.

Questo cosa comporta, nello specifico?

I fondi che l’UE eroga attraverso questi accordi, in relazione ai temi delle discriminazioni, finiscono all’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ndr) che a sua volta poi li destina alle diverse realtà, siano esse enti locali, istituzioni o associazioni, che presentano progetti ritenuti validi e che intervengono sull’omotransfobia, ad esempio. E’ chiaro che se non arrivano i fondi europei, l’Unar, e a catena molte altre realtà, hanno le mani legate sulle azioni da potere mettere in campo.

Che altro avete chiesto all’onorevole Scalfarotto?

Gli abbiamo chiesto perché l’Unar non acquisisce, come i suoi omologhi in tutta Europa, la giusta indipendenza, che lo smarchi dall’influenza della politica e gli permetta di fare il suo lavoro senza influenze esterne. L’Unar esiste per volere dell’Ue, è bene chiarirlo, e nel resto dei paesi membri è assolutamente indipendente . In Italia no e assistiamo a fatti come quelli che hanno visto protagonisti i famosi libretti dell’Istituto Becks che avrebbero dovuto essere distribuiti nelle scuole e invece non sono stati, praticamente, neanche stampati, grazie al solerte intervento del sottosegretario Toccafondi e delle associazioni omofobe. E poi gli abbiamo chiesto quand’è che l’Unar avrà il mandato ufficiale ad occuparsi delle discriminazioni contro gay, lesbiche e trans. Perché al momento, uno dei punti su cui di solito vengono attaccati i suoi interventi in questo campo è che si chiama “Ufficio Antidsicriminazioni Razziali” e questo, secondo alcuni, restringe il campo solo all’immigrazione e alla xenofobia.

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Cosa vi ha risposto Scalfarotto?

Niente.

In che senso “niente”?

Nel senso di “niente”. Non una parola in risposta alle nostre domande. Una situazione imbarazzante che ha provocato l’ilarità di molte delle altre associazioni straniere e lo sconcerto di Ilga Europe che non riusciva a credere che nessuna risposta fosse arrivata dal sottosegretario. Effettivamente, noi ci eravamo chiesti cosa avesse da dire il governo in tema di diritti lgbt e conoscendo la situazione non è che ci aspettassimo molto di più. E il fatto che fosse stata organizzata in sordina, di per sé, la dice già lunga.

A parere di Arcigay, cosa rimane di questa conferenza?

Non saprei. Forse era solo una vetrina da mostrare ai partner europei. Noi abbiamo sentito solo un elenco di slogan e frasi ed effetto sull’Italia che è impegnata sul fronte dei diritti civili, che è fanalino di coda in Europa e questo richiede molto lavoro, che ci sarà una legge sulle unioni civili. Tutte cose già sentite che al momento sono solo parole. Adesso è il momento dei fatti, che tardano ad arrivare.

Si riferisce alla legge sulle unioni civili?

Anche, ma non solo. Non dimentichiamo che c’è anche una legge contro l’omofobia, ormai in stallo da più di un anno al Senato. Una legge che a noi non piace affatto e l’abbiamo detto, provocando l’ira del governo che ormai distingue solo tra chi è con lui e chi è contro di lui, che tratta i corpi intermedi come fantasmi. Lo fa coi sindacati sui temi del lavoro, lo fa con noi sui diritti civili: ormai è strategia.

Ieri è ricominciata la discussione in Commissione Giustizia del Senato sul DDL Cirinnà , a proposito di unioni civili, una seduta contrassegnata dall’ostruzionismo di NCD che invoca al testo del governo annunciato più volte da Renzi.

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