Romania: una petizione per bandire il matrimonio gay è passata con 3 milioni di firme

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Si conferma il clima di profonda regressione culturale che si respira in questo paese: l'ambasciata rumena a Roma ha rifiutato proprio ieri un nulla osta per unione civile.

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La Corte Costituzionale del paese cede di fronte a una petizione firmata da 3 milioni di cittadini e sostenuta dalle chiese ortodossa e cattolica in cui si chiede di inserire in costituzione il divieto di riconoscere matrimoni e unioni civili.

La decisione della Corte adesso deve passare al vaglio del Parlamento che, per modificare la costituzione inserendo l’articolo nel quale si stabilisce che l’unica unione è quella tra un uomo e una donna, deve votarla con il 75% dei voti e sottoporla a referendum confermativo.

Il referendum confermerebbe sicuramente il risultato visto che il 53% dei rumeni, secondo alcune statistiche, vorrebbe che l’omosessualità fosse di nuovo un reato.

 

Evelyn Paradis, direttore esecutivo di ILGA Europe si è detta profondamente turbata dalla decisione della corte che mina a questo punto tutta la legislazione a tutela delle persone LGBT introdotta in questi anni nel paese. Sul fronte opposto, i vincitori adesso vogliono proporre un divieto assoluto di aborto, divorzio, di educazione sessuale nelle scuole e pure sulla pornografia. C’è da scommettere che su quest’ultima perderanno clamorosamente. Visto il clima di regressione culturale che si respira in quei paesi ultimamente, nessuno ritiene che la Romania possa salvarsi da sola, vista la potenza della chiesa ortodossa locale. Avevamo parlato solo ieri della triste storia di Michel e Silviu: quest’ultimo è rumeno (mentre Michel  è italiano) e si è visto rifiutare il nulla osta per l’unione civile dall’ambasciata rumena di Roma. Stando però al parere del Consiglio di Stato, “la dichiarazione, resa dall’autorità competente dello Stato di appartenenza, di nulla osta all’unione civile, che lo straniero deve presentare all’ufficiale dello stato civile qualora intenda costituire in Italia un’unione civile, non va interpretata nel senso di includere nelle “leggi cui è sottoposto” lo straniero medesimo anche quelle eventuali disposizioni dell’ordinamento dello Stato di appartenenza che vietino le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Difatti il diritto di costituire un’unione civile tra persone dello stesso sesso, in forza dell’entrata in vigore della legge, è divenuta una norma di ordine pubblico e, dunque, prevale, secondo l’articolo 16 della legge 31 maggio 1995, n. 218 sulle eventuali differenti previsioni di ordinamenti stranieri”. In teoria quindi, nonostante la negazione del nulla osta, non ci dovrebbero essere problemi. Staremo a vedere.

PER APPROFONDIRE, LEGGI LA LORO STORIA > > 
L’ambasciata rumena nega il nulla osta per l’unione civile a Michel e Silviu

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