Ronde gay a protezione dei locali?

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Volute dalla Lega, decretate dal Governo, le ronde sollevano molti dubbi. Ma nella Castro di Harvey Milk erano già usate a protezione di gay e lesbiche del quartiere....

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Volontari non armati anziché poliziotti. Le ronde appena decretate dal Governo consistono in questo: gruppi formati da comuni

cittadini – precedenza però sarà data a ex appartenenti alle forze dell’ordine – autorizzati dal Prefetto a controllare il territorio. Anti-prostituzione, anti-stupro, anti-rapina, anti-scippo: i media hanno attribuito alle ronde nomi diversi ma con una caratteristica comune: il controllo dei reati.

L’obiettivo di chi le ha proposte – la Lega in primis – è infatti quello di reclutare privati cittadini che avvertono una particolare esigenza di sicurezza nelle strade della loro città. Diversamente la pensa chi è contrario alle ronde secondo cui il Governo vorrebbe sopperire al drastico taglio dei fondi concessi alle forze dell’ordine. E ancora: si rischia una giustizia fai-da-te; lo Stato non può abdicare ai suoi doveri, e così via.

Eppure fra i primi ad usare le ronde ci fu pure Harvey Milk che aveva coltivato fortemente l’idea che gay e lesbiche dovessero essere i primi responsabili della sicurezza del "loro" territorio. Gruppi organizzati sorvegliavano Castro e avvisavano gli abitanti del quartiere gay di San Francisco dei raid omofobi. Anche grazie ad un fischietto che gli abitanti portavano al collo per richiamare l’attenzione, le ronde funzionavano davvero seppur non evitarono mai del tutto le violenze nel quartiere.

E se il problema della violenza omofoba concentrata in un quartiere specifico non si pone in Italia è semplicemente perché in nessuna città esiste oggi una zona abitata in prevalenza da gay, la questione

si fa sentire per i luoghi di ritrovo come bar e discoteche rivolti alla comunità lgbt. Questo crea un paradosso: il pericolo sicurezza non è avvertito nelle piccole città semplicemente per la mancanza prima di tutto dei luoghi di incontro a disposizione. Piuttosto nei grandi centri, come Roma, ad esempio, la questione si fa sentire eccome. Proprio nella Capitale che soprattutto d’Estate vanta una vivace vita gay all’aperto e quindi visibile a tutti – la spiaggia del buco, via di san giovanni in laterano, il Gay Village, alcuni "after", senza dimenticare alcuni parchi o piazze – il problema è reale. 

 

Lo si evince dai dati: solo nel 2008 nel bollettino di guerra stilato da Arcigay a fine anno si contavano "nove omicidi – di cui cinque persone trans – decine di aggressioni, estorsioni, atti di bullismo e di vandalismo". Alcuni di questi proprio fuori dai luoghi di ritrovo.

Ma l’associazione ha già fatto sapere che quello delle ronde non sembra essere la giusta soluzione. Il presidente di Arcigay Roma ha affermato: «Se dovesse succedere qualcosa – afferma Marrazzo – sanno sempre a chi rivolgersi. Ci chiamano e noi chiamiamo la polizia. Una ronda non porta valore aggiunto in tema di sicurezza. Guardate piazza Bellini, a Napoli: lì c’è sempre la polizia. Quando non c’è stata sono venuti, ci hanno picchiato, ci hanno aggredito. Togliere fondi alle forze dell’ordine per darli alle ronde è un errore».

Le ronde alla "Milk" oggi dividono anche perché volute da una sola parte politica. Ma in futuro potrebbero essere una soluzione?

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