Rosy Bindi accusata di aver manipolato il voto su nozze gay

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Uno scrutatore accusa Rosy Bindi di aver omesso il numero di astenuti lasciando credere che il documento della Commissione Diritti fosse stato approvato quasi all'unanimità: "Impedisce il dibattito".

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Lungi dal metttere la parola fine sulla querelle tutta interna al PD sul riconoscimento delle coppie gay, arrivano dalla Festa dell’Unità di Roma le parole del segretario Bersani che vanno ben oltre l’ormai famigerato documento della commissione sui diritti presieduta da Rosy Bindi.
«Il Pd appoggia le unioni gay – ha detto Bersani -. Sono per prendere come esempio la legislazione tedesca e una legge contro l’omofobia».
Gli risponde su Twitter Anna Paola Concia, che proprio grazie alla legge tedesca ha potuto unirsi con la sua compagna Ricarda Trautman e che è stata relatrice della legge contro l’omofobia. «Il 10 marzo del 2011 – scrive sul sito di microblogging l’onorevole – in Commissione Diritti proposi come mediazione tra DICO  e matrimonio gay il Modello Tedesco. Bindi mi disse:"sei una romp..oni"». E a chi obietta che lo sbotto della presidente del Partito era riferito ai suoi modi, Concia risponde che era, invece, proprio diretto al merito della sua proposta.

E le polemiche continuano anche sull’annosa vicenda dell’approvazione, da parte dell’assemblea nazionale, del documento della Commissione diritti. Mentre finora l’ala cattolica guidata dalla presidente, aveva sostenuto che «quasi all’unanimità abbiamo respinto l’ipotesi delle nozze gay», uno degli scrutatori fa sapere tramite il suo blog che così non è stato.
Scrive Samuele Agostini: «Il documento viene votato dall’assemblea. La conta viene fatta da sei scrutatori (tra i quali il sottoscritto e Moreno Minacci), e coordinata dallo scrutatore capo: Paolo Rappuoli, presidente dell’assemblea regionale del PD della Toscana, uomo molto molto molto vicino a Rosy Bindi. Si votano i favorevoli e cominciamo a contarli (…) In totale li contiamo per bene e sono 38. Poi contiamo gli astenuti: io ne conto 6, gli altri scrutatori danno i loro numeri e la somma faceva circa 60. Rappuoli dice che il numero degli astenuti non interessa».

«La Bindi – continua Agostini – ha dato ordine esplicito di non contare i favorevoli a Rappuoli, quando sono evidentemente la maggioranza (…). Così, essendo che l’assemblea nazionale è fatta di 1000, pare che la votazione sia finita 962 a 38, come la Bindi lascia intendere alla stampa. In realtà la votazione è finita 150 (circa) contro 38 contrari e 60 astenuti. Considerate infatti che meno di 500 delegati si sono registrati e che un terzo abbondante è fuggito subito dopo aver applaudito Bersani».
A metterci il carico da novanta, mentre un’altra delle discussioni interne al PD riguarda le primarie e le alleanze, è Nichi Vendola che in un’intervista a l’Unità dichiara: «Non mi basta più il riconoscimento delle coppie di fatto. Adesso si parla di matrimonio gay».

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