Russia: 83 arresti al Gay Pride negato

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La manifestazione non era stata autorizzata. Insieme ai poliziotti anche gruppi di cristiani ortodossi per fermare la parata dei "gruppi di sodomiti". «7% dei russi è gay» ha...

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Le forze di polizia lo avevano preannunciato: "Agiremo con forza ad ogni manifestazione, compresa quella per il Gay Pride." Non c’è pace per la comunità gay russa: da quando l’omofobo Iuri Luzhkov è stato eletto Sindaco di Mosca, nella capitale gay e lesbiche non possono tenere un Gay Pride.

Sabato, nel giorno della finale dell’ Eurovision, gli attivisti lgbt avevano deciso di apporfittare della conicidenza della finale dell’Eurovision per portare all’attenzione della stampa mondiale la situazione dei diritti civili negata nella Federazione. Per questo il leader gay Nikolai Alekseev insieme ad alcuni leader di altre associazioni gay occidentali hanno tentato di manifestare ugualmente, ignorando l’ennesimo divieto di Luzhkov.

Il risultato: 83 arresti, tra cui proprio Nikolai Alekseev, e poi l’attivista britannico Peter Tatchell e lo statunitense Andy Thayer. Anche Irina Fiet, che con la compagna il 12 maggio aveva tentato di registrare il primo matrimonio con la compagna in Russia, è stata fermata. Il 7% dei russi è gay» ha dichiarato Alekseev, eppure «negli ultimi 4 anni abbiamo cercato in tutti i modi di ottenere il permesso di sfilare, e non ci è mai stato concesso dalle autorità».

Insieme ai polizotti, come ogni anno, erano presenti anche i gruppi di cristiani ortodossi per scagliare pietre contro i "gruppi di sodomiti", come vengono comunemente chiamati. L’omosessualità non è più un reato in Russia dal 1993, ma solo dal 1999 non viene considerata una malattia mentale e comunque l’omofobia è ancora piuttosto diffusa

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