San Pietroburgo: primi fermi per “propaganda gay”

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Duegiovani attivisti sono stati fermati dalla polizia perché avevano un cartello con scritto "gay è normale". Alekseyev: "Ricorreremo alla Corte Costituzionale".

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A San Pietroburgo si registrano le prime vittime della contestatissima legge che impedisce la "propaganda gay" approvata poche settimane fa. Fermati sulla Prospettiva Nevsky, la strada principale della capitale degli zar, Alexei Kiselyov e Kirill Nepomnyashy, i due attivisti del movimento lgbt avevano in mano un cartello con la scritta "Gay è normale" (in russo la parola "normalno" ha la doppia accezione di "normale" e "va bene"). Si tratta di giovani nati nel 1981 e 1984, residenti del territorio Krasnoyarsk e della regione di Lipetsk, disoccupati.

L’accusa è aver violato l’articolo 01.07 di San Pietroburgo (reati amministrativi) contro le azioni pubbliche volte a promuovere sodomia, lesbismo, bisessualità tra i minori. Rischiano multe fino a cinque mila rubli e l’arresto, per insubordinazione e violazione dell’ordine pubblico. Secondo il leader del movimento lgbt eusso, Nikolai Alekseyev, "se il giudice li troverà colpevoli di promozione dell’omosessualità, abbiamo intenzione di rivolgerci alla Corte costituzionale russa, denunciando la legge", oltre al ricorso già annunciato presso la Corte europea dei diritti dell’uomo.

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