Sardelli: “Sono stato provocato: effusioni troppo esplicite”

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Così 'Svastichella' ha tentato di difendersi davanti al giudice che lo ha interrogato. La Procura: "Giudizio immediato". L'avvocato: "Sembra il processo Pasolini". Zingaretti indice una fiaccolata.

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"Sono stato provocato, si è  trattato di una reciproca aggressione e non ho niente contro gli omosessuali, è stato un incidente". Così Alessandro Sardelli, detto Svastichella, ha cercato di giustificarsi oggi davanti al giudice che lo stava interrogando nel carcere di Regina Coeli. Già nei giorni scorsi, l’uomo, autore dell’aggressione ai danni di due ragazzi gay davanti ai cancelli del Gay Village all’alba di sabato scorso, aveva fatto parlare di sé per la tranquillità con cui affrontava le ore che lo separavano dall’arresto. Sicuro che in carcere ci sarebbe rimasto poco a causa dei riconosciuti problemi psichici, Svastichella si era vantato con tutti nel quartiere Laurentino 38 dove vive della sua posizione di presunto "intoccabile". Ma nella zona lo conoscono tutti. Il soprannome gli arriva dalle sue simpatie per l’estrema destra e chiunque, al Laurentino, giura che omosessuali e immigrati proprio non gli vanno giù.

Ma al giudice Sardelli ha detto di essere stato provocato. Come? "Quei due non si stavano solo abbracciando si scambiavano effusioni piuttosto esplicite in pubblico" ha detto Svastichella parlando di provocazione. Sarebbero state le effusioni, quindi, e il battibecco che ne è seguito a scatenare la violenza che lo ha portato a rompere una bottiglia in testa ad uno dei due e ad accoltellare l’altro (anche se del coltello dice di non sapere nulla e che forse si è trattato di un coccio rotto).

La Procura, visto lo stato degli atti, sarebbe intenzionata a chiedere il giudizio immediato per Sardelli, per le accuse di tentato omicidio e lesioni gravi. Gli investigatori ritengono che il quadro probatorio sia abbastanza definito e che non ci siano ulteriori elementi da sviluppare. Anche per questo non sarebbero stati messi in calendario ulteriori atti istruttori, come l’ascolto di persone informate sui fatti. Per altro, il publico ministero, fortunatamente, non ha ritenuto determinante il tema della "provocazione" di cui ha parlato Sardelli. Nessuna discussione, secondo il pm, poteva giustificare un’aggressione simile.

"La difesa di Alessandro Sardelli, ricorda quella che fece l’assassino di Pier Paolo Pasolini al processo per l’omicidio del grande scrittore – ha commentato Daniele Stoppello, legale dei due ragazzi aggrediti -. A mio giudizio l’atteggiamento della sua difesa è tipico dei casi di aggressione e in particolare delle aggressioni agli omosessuali, si parla di provocazioni e di risposta alle provocazioni. I due giovani non stavano facendo nulla di compromettente, si stavano solo abbracciando e lo stavano facendo in un luogo pubblico dove non sarebbe stato consono avere atteggiamenti diversi e loro ne erano ben coscienti".

Intanto, sul fronte della prevenzione, Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma, fa sapere che "è partita oggi una collaborazione con vari commissariati romani per comunicare i luoghi della Capitale maggiormente frequentati dalla comunità gay, dove saranno effettuati pattugliamenti e controlli in borghese contro il rischio di nuove aggressioni". "Di sera, nei week-end, la comunità gay frequenta soprattutto zone come la stazione Termini, Porta Maggiore, via Appia, e via San Giovanni in Laterano, soprannominata Gay Street, nei pressi del Colosseo – ha spiegato Marrazzo – Ci stiamo anche attivando con un decalogo per fornire informazioni alla comunità omosessuale, ma senza creare allarmismi, perché dalle istituzioni c’è la garanzia che la situazione è sotto controllo".

Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, dal canto suo, ha indetto una fiaccolata contro tutti i razzismi. "C’è uno strettissimo legame tra l’intolleranza verso gli extracomunitari e gli attacchi di questi giorni alla comunità gay – ha dichiarato Zingaretti -. Propongo una grande fiaccolata contro ogni forma di razzismo e di omofobia". Alla fiaccolata hanno già aderito la comunità ebraica romana e la Cgil. "Noi siamo pronti ad aderire ad ogni iniziativa che possa servire prima di tutto a condannare ogni azione xenofoba, razzista e in questo caso anche omofobica – ha dichiarato il rappresentante della comunità ebraica Riccardo Pacifici -. Esprimo solidarietà alle organizzazioni degli omosessuali e alle singole persone che sono state aggredite. Dobbiamo creare un clima di distensione". "’Vogliamo che la città di Roma continui a essere una capitale europea dei diritti e della solidarietà – ha dichiarato Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, annunciando la partecipazione del sindacato alla fiaccolata -, aperta, inclusiva e rispettosa delle differenze, rilanciando così anche un nuovo messaggio culturale".

Dal meeting di Comunione e Liberazione di Rimini dove si trova, il sindaco Alemanno ha accolto la proposta di Zingaretti, pur tentando di smorzare i toni contrastando chi continua a parlare di ‘escalation omofobica’. Alemano ha parlato di una fiaccolata "che possa essere una reazione della città verso ogni forma di intolleranza, di violenza che c’é stata in questi giorni. Un’iniziativa politica che coinvolga tutte le istituzioni e tutta la società civile, come reazione culturale rispetto a intolleranza e violenza". Poi ha precisato che "non vanno costruiti teoremi ideologici. L’intolleranza va rifiutata da tutti indistintamente".

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