“SARÒ PRETE FINCHÉ VIVRÒ”

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Don Franco Barbero non riconosce la riduzione a stato laicale comminatagli. Tanti i messaggi di solidarietà. Imma Battaglia si farà "sposare" da lui. A favore del provvedimento, solo...

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PISA – Un coro di proteste si è levato contro la decisione del Vaticano di ridurre allo stato laicale don Franco Barbero, il sacerdote da anni impegnato nella comunità di base Viottoli, di Pinerolo (TO) e che ha seguito moltissime persone omosessuali, benedicendo anche le loro unioni e rispondendo alle domande dei lettori di Gay.it su LEO. «Sono colpito da un provvedimento invalido, di cui non terrò alcun conto. E’ un documento che viola tutte le regole della Chiesa cattolica, le leggi di democrazia minima, oltre al diritto canonico» ha detto don Franco Barbero in un’intervista a “La Stampa”. «Non riconosco obbedienza a nessuno tranne che a Dio – ha aggiunto – La disobbedienza è una grande virtù. Sarò sacerdote finchè avrò vita, continuerò a fare il prete fino all’ultimo respiro, finchè le comunità di base riconosceranno il mio ministero». E a giudicare dal numero di messaggi di solidarietà, sono ancora molte le persone che intendono guardare a don Franco come a un punto di riferimento.
Tra i primi a far pervenire il proprio messaggio c’è Don Vitaliano, che si dice addolorato per il provvedimento preso nei confronti di don Barbero e parla di «una Chiesa intollerante, arrogante, inumana». Don Vitaliano si dice sicuro che siano «in molti a essere non solo meravigliati, ma scandalizzati da questo modo di liquidare le persone, dalla mancanza di dialogo e di fraternità di simili decisioni d’autorità senza appello».
«Chiederò a don Franco Barbero di celebrare il mio matrimonio» è la reazione eclatante di Imma Battaglia, presidente del Di’ Gay Project e in prima linea contro la Chiesa perchè si svolgesse il World Gay Pride a Roma nell’anno del Giubileo. Battaglia, che non ha voluto svelare il nome della sua prossima sposa, ha annunciato che domenica 23 marzo sarà a Pinerolo insieme ad altri omosessuali e lesbiche per assistere ad una messa di don Barbero e che in quell’occasione chiederà al sacerdote ridotto allo stato laicale di «unirla in matrimonio».
Anche Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, attacca la «linea di ossessione omofobica dell’attuale gerarchia vaticana, dando prova della totale mancanza di democrazia, di libertà di pensiero, di pluralismo al suo interno». Grillini ricorda il dibattito «a livello di base della Chiesa cattolica» del quale sono «parte essenziale anche i gruppi di omosessuali credenti ai quali va la nostra solidarietà e il nostro aiuto. Credo che in ogni caso sia importante che credenti e non credenti si impegnino e si battano per un processo di profonda democratizzazione della Chiesa cattolica subordinando a questo processo qualsiasi finanziamento da parte dello Stato».
In rappresentanza delle associazioni di gay cattolici parla Gianni Geraci, portavoce del Coordinamento gruppi di omosessuali cristiani in Italia: «Alla luce di quella luna che aveva salutato il concilio Vaticano II, Dio ci riconoscerà come il suo autentico popolo e continuerà a sorriderci, incurante degli anatemi lanciati da qualche cardinale», scrive Geraci, che intende così proseguire nel cammino intrapreso assieme a don Barbero indipendentemente da quanto le gerarchie si affannino ad ostacolarlo.
Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay, e Andrea Benedino, presidente consiglio comunale di Ivrea e consigliere nazionale Arcigay, esprimono «a nome dei milioni di gay credenti e dell’intera comunità gay italiana, a Don Franco Barbero la nostra solidarietà e il nostro sostegno verso la sua missione che non viene assolutamente scalfita da questo medioevale e ingiusto provvedimento romano».
«Oggi si chiama “Congregazione per la dottrina della Fede”, firma Ratzinger e non più Torquemada, non allestisce più roghi sulle pubbliche piazze perché preferisce risparmiare sulla legna, ma il Sant’Uffizio continua a firmare condanne» è il caustico commento di Pierangelo Sanna, Coordinatore della Fondazione Sandro Penna di Torino, mentre Piero Pirotto dell’Associazione InformaGay ricorda come Don Barbero «ha dimostrato in questi anni come l’azione di un singolo prete può mettere in crisi precetti e dogmi fuori da questo tempo di una chiesa cattolica che continua a dimostrare atteggiamenti omofobi».
Giovanni Felice Mapelli del Centro Studi Teologici di Milano, ha scritto a Barbero una “lettera aperta” in cui apostrofa con toni durissimi le gerarchie vaticane e solidarizza col prete di Pinerolo: «Caro Don Franco – scrive Mapelli – il Signore ti dia altri giorni per amare con quell’amore unico cui non hai mai smesso di essere fedele. E preghiamo anche per i prelati affinchè trovino – almeno una volta in vita – anche lo sguardo del fratello, e nel fratello quel Dio che li ha chiamati».
L’unica voce favorevole al provvedimento è quella di Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale del partito per le politiche della famiglia e vicepresidente della consulta etico-religiosa di Alleanza nazionale che lo definisce «sacrosanto e, semmai, fin troppo garantista e tardivo». Secondo Pedrizzi «che un uomo di Chiesa lanci il messaggio che l’ unione sponsale religiosa, cioè quella di fronte a Dio, possa riguardare anche una coppia gay, e dunque che i ministri del sacramento del matrimonio possano essere anche due persone dello stesso sesso, è un fatto di una gravità inaudita che porta con sè conseguenze devastanti». L’ esponente di Alleanza nazionale ricorda poi che, il 15 maggio del 2001, in una notificazione, il cardinal Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ribadisce che «la Chiesa considera le relazioni sessuali di tipo omosessuale come atti ‘oggettivamente gravi’. Perciò chi, dall’ interno della Chiesa, sostiene posizioni diverse, lo fa contro il magistero e, quindi, contro le Sacre Scritture che non possono essere interpretate a proprio uso e consumo e piegate al proprio tornaconto».
Fortunatamente, don Franco Barbero non ha nessuna intenzione di accettare il divieto vaticano. «Non è certo un bel regalo per i miei quarant’anni di sacerdozio – ha detto – ma si chiude una finestra e si aprono tante porte. Adesso, tanti credenti che avevano ancora fiducia nelle istituzioni stanno mutando idea, aprono gli occhi. Sono carico di impegni e di viaggi».

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