Sassari: la destra censura i manifesti contro l’omofobia

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I cartelloni facevano parte di una campagna promossa dal Movimento Omosessuale Sardo. Uno di questi è stato coperto con uno striscione di AN contro le coppie di fatto.

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Quel manifesto, ai militanti della destra sarda, proprio non è piaciuto. ‘Sì alla famiglia tradizionale, no alle coppie di fatto’, c’era scritto nello striscione di AN appeso sopra al cartellone del MOS. "Abbiamo voluto dare un segnale contro chi strumentalmente immagini forti per provocare – ha dichiarato Simone Spiga, promotore della protesta- L’omosessualità è una scelta personale è non può essere una provocazione nei confronti di chi non è come loro. Nessuno condanna gli omosessuali ma è necessario far capire che non si possono accettare né provocazioni, né imposizioni. La campagna del Mos (Movimento omosessuale sardo, ndr) è la peggiore promozione che si possa fare per gli stessi omosessuali sardi". Queste le motivazioni della protesta contro i manifesti 6×3 fatti affiggere dall’associazione GLBT. A dare man forte a Spiga è arrivata ancge ‘Sardegna non conforme’ e ‘Fiamma Tricolore’. 

"Ottima iniziativa – ha sostenuto Andrea Palmas – fortunatamente nell’Italia degli scandali c’è ancora chi crede nei fondamentali valori della vita, della tradizione e della famiglia. Il Movimento omosessuale sardo, attraverso iniziative di pessimo gusto e completamente prive di etica, cerca di trasformare quelle che sono ostentazioni personali in un volere collettivo". Alcune ore dopo l’affissione, lo striscione di AN è stato strappato. 

La campagna del MOS, che ha comportato l’affissione di manifesti anche a Sassari, mira ad affrontare e combattere l’omofobia. "La campagna si pone come obiettivo quello di affrontare la discriminazione sociale contro le persone omosessuali, l’omofobia, attraverso la proposizione di modelli di relazione e  di ‘rappresentazione’ dell’omosessualità che superino i pregiudizi culturali e l’immaginario stereotipato su gay e lesbiche che determina diffidenza, non accettazione, marginalizzazione e incapacità all’auto-accettazione ed all’affermazione di sé – scrivono nel documento di presentazione gli attivisti del MOS -. La proposizione di situazioni di ‘naturale quotidianità’, inserite in un contesto legato all’esperienza di chi guarda, cerca infatti di intaccare il presupposto principale che determina il pregiudizio, ovvero l’ignoranza, intesa come non conoscenza di una realtà". Sul sito dell’associazione, sono state pubblicate le foto dei manifesti e le didascalie che raccontano le manomissioni subite a Sassari.

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