Scarsa partecipazione per Uguali, disertata anche dai media

di

5000, forse 8000, sicuramente neanche 10000. Roma è rimasta a casa, snobbando la manifestazione per i diritti glbqti, a cui hanno partecipato diverse città d'Italia, tranne i gay...

562 0

Una Piazza tristemente mezza vuota.

Vedere Piazza della Repubblica alle ore 16:30, ovvero un’ora dopo l’avvio ufficiale della manifestazione, è un colpo al cuore. Il numero dei partecipanti è estremamente esiguo. Forse 5000, ma non di più. Si leggono cartelli e striscioni provenienti da ogni parte del paese. Da Milano, da Napoli, Bologna, Torino, Brescia, Mantova, da Bergamo e dalla Sardegna. Centinaia di ragazzi hanno preso treni, pullman e macchine proprie per non mancare all’appuntamento, snobbato quasi del tutto dai romani.

Solitamente partecipativi, i gay della capitale questa volta non si sono visti. La città intera ha evitato la manifestazione, contribuendo indirettamente al flop di partecipanti. Basti pensare che con il solo Pride cittadino, il numero di presenti ‘è solitamente 10 volte superiore. Dov’erano allora tutti quei gay che ogni estate scendono in strada per esternare con orgoglio la propria omosessualità? Dov’erano oggi tutti quei romani che solo un mese fa hanno riempito Piazza del Campidoglio, con il 2° riuscitissimo Micro Pride? Erana casa, probabilmente stanchi di manifestare al ritmo di un corteo ogni sette giorni, per poi ritrovarsi con in mano un pugno di mosche.

Dal palco di Piazza della Repubblica hanno parlato in tanti, con una splendida Maria Grazia Cucinotta come madrina, per oltre un’ora di ‘dibattito’, di sogni e di speranze. Un mare di fischi si è abbattuto su colei che ha avuto la responsabilità di leggere una lettera di ‘scuse’ ufficiali da parte del Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, invitata ma assente, a suo dire per impegni precedentemente assunti. Toccanti le frasi lette da un padre omosessuale, felicemente fidanzato e con una figlia piccola, che ha commosso i presenti chiedendo una vita ‘normale’, da vivere con la propria felice famiglia, splendidamente composta da due ‘papà’, che la amano e che nulla hanno di ‘diverso’.

Letto l’articolo 3 della Costituzione italiana, che sottolinea come "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", il corteo ha iniziato il suo ‘viaggio’ verso Piazza Venezia, portando al suo interno, lungo il tragitto, curiosi e ritardatari.

Ingressi tardivi che non hanno comunque portato ‘sostanza’ al numero dei partecipanti, incredibilmente ridotto all’osso. Da quest’oggi, da questa manifestazione, dovrebbe e potrebbe partire forse una riflessione su come continuare a chiedere pari diritti e pari dignità.

Siamo davvero sicuri che questi cortei siano ancora oggi lo strumento migliore? La piazza tristemente vuota ha in qualche modo risposto al difficile quesito. I 40 giorni di preavviso che non sono bastati a convincere il ‘popolo’ a scendere in strada dovrebbero far riflettere un movimento che sta palesemente vivendo un momento evolutivo.

Senza ‘carnevalate’, anche i media hanno disertato la manifestazione, probabilemente troppo "normale" per poter arrivare nelle case di tutti gli italiani, solitamente abituati ai carri, ai coriandoli e agli uomini mezzi nudi mostrati dai mezzi di informazione allo scoccare dei vari Pride nazionali.

Riuscita nei contenuti, la manifestazione ha sinceramente deluso nella partecipazione attiva del cittadino qualunque, dell’omosessuale che una volta l’anno scende in strada per il Pride, rimanendo questa volta a casa.

Capire il perchè sia successo non è altro che il primo step da cui ripartire, più forti, convinti e incazzati di prima.

Leggi   Omofobia a Roma, l'audio originale della chat di classe: "Vai a succhiare"

di Federico Boni

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...