Schroeder "molto felice" per il matrimonio gay

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Il cancelliere tedesco ha salutato con favore la sentenza della Corte Costituzionale che ha respinto il ricorso dei laender in cui si chiedeva la sospensione della legge sui...

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Anche il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder si è detto "molto felice" per la sentenza del Bundesverfassungsgericht, la Corte Costituzionale tedesca che ieri ha definitivamente sancito la liceità della legge che istituisce l’ "Homo-Ehe", il matrimonio omosessuale, in Germania. Questo mentre l’opposizione invece dichiarava che si trattava di "un giorno nero per la famiglia".

Anche se il vice-presidente della Corte ha tenuto a precisare che "l’esito del procedimento rimane aperto", in realtà non ci dovrebbero essere ulteriori seri ostacoli all’entrata in vigore della legge, prevista per il primo agosto. L’applicazione della stessa, però, sul piano pratico, è ancora ritardata dalla mancanza dei regolamenti di attuazione che devono essere emanati dai singoli laender. "All’inizio dovremo improvvisare" ha commentato un esponente di uno dei laender più popolosi della Germania.

La legge istituisce un nuovo istituto giuridico, espressamente pensato per le coppie omosessuali, che riconosce molti dei diritti riservati fino ad oggi alle coppie sposate: diritti ereditari (la possibilità, cioè, di lasciare al partner il proprio patrimonio in caso di morte), diritti di cittadinanza (fargli ottenere la cittadinanza tedesca se straniero), adottabilità del cognome del partner (o del doppio cognome, unendo al proprio quello del partner), obbligo di reciproca assistenza e di alimenti in caso di separazione.

Resta escluso il diritto, come coppia, all’adozione di bambini, anche se uno dei componenti della coppia può adottare un figlio singolarmente.

La sentenza di martedì ha respinto il ricorso di due laender che chiedeva il rinvio della entrata in vigore della legge, con la motivazione che un rinvio avrebbe ulteriormente privato i gay dei loro diritti. Tuttavia la Corte deve ancora esprimersi sulla costituzionalità della legge stessa, contestata da alcuni laender governati dalla destra cattolica.

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