Sconfitti ai referendum, gli anti-gay attaccano le aziende

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Per punire le aziende gay friendly, le associazioni anty-gay statunitensi scelgono di diffondere le loro politiche nei paesi omofobi in cui queste vogliono espandersi. Prima vittima Starbucks.

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Le associazioni statunitensi contrarie al matrimoni gay sono su tutte le furie per i risultati degli ultimi referendum che in Minnesota, Washington, Maine e Maryland ha detto sì alle nozze tra persone dello stesso sesso. E sono talmente arrabbiate che hanno deciso di prendersela con le aziende che in questi anni e in questi mesi hano dato il loro appoggio pubblico alle campagne per i diritti lgbt e far conoscere le loro posizioni nei paesi in cui l’omosessualità è in legale e nei quali, comunque, queste aziende sono presenti.
La National Organization for Marriage in una teleconferenza tra attivisti ha deciso di organizzare una sorta di outing di Starbucks nei paesi arabi. L’American Independent è venuto in possesso della trascrizione della teleconferenza tra i leaders dell’associazione in cui il presidente Brian Brown di puntare proprio sulle sedi della catena di caffetterie presenti in Medio Oriente.

"Il loro raggio d’azione internazionale è quello su cui possiamo incidere di più – dice Brown -. Quindi, per esempio, in Quatar, in Medio Oriente, abbiamo cominciato a lavorare per assicurarci che abbiano un prezzo da pagare per questo. Questi non sono paesi che guardano con favore ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ed è lì che Starbucks vuole espandersi, così come in India. Abbiamo fatto qualcosa, ma bisogna fare molto di più".
Un vero e proprio piano di guerra. E c’è chi spera che l’islamofobia così diffusa tra i conservatori statunitensi sia più forte dell’omofobia e impedisca loro di instaurare rapporti con qualsivoglia organizzazione araba.

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