Se lo steward morto diventa una bandiera gay

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L'articolo originale di Francesco Merlo apparso su La Repubblica in cui accusa le associazioni gay di aver strumentalizzato l'omosessualità della vittima della tragedia Spanair.

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Se lo steward morto diventa una bandiera gay

di FRANCESCO MERLO

Siamo tutti omosessuali, e dunque ci spiace dire che l´omofobia, nella orribile morte del povero Domenico Riso, è un´ossessione sì, ma solo dell´Arcigay, che ha infatti accusato i media italiani di «avere censurato la relazione tra lo steward e il suo compagno francese». Ma noi siamo anche tutti eterosessuali.

E dunque ci spiace dire che solo ad un´Arcigay, che è ossessionata dall´idea e non è intelligente dei fatti, poteva venire in mente che in quel forno crematorio all´aeroporto di Madrid non c´erano 153 persone, ma solo due omosessuali dichiarati.

Tutto questo per dire che la sessualità, rispetto a quell´atroce tragedia, è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini. E dunque nessuno, e soprattutto l´Arcigay, che non lasceremo mai sola nelle sue battaglie contro le odiose discriminazioni, ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone, sulle quali l´onorevole Grillini non ha però l´occhio impietrito dall´ossessione e dall´indecenza.

E infatti solo per quei due, per Domenico Riso e per il suo convivente, l´Arcigay trova necessario che «la completezza dell´informazione» frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d´amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d´amore, sia sbandierata come una militanza, un drammone e una vertigine post mortem.

Ma che c´entrano le abitudini sessuali, le pratiche coniugali, le tradizioni, le convenzioni e gli umori con la morte in un disastro aereo? In base alla logica sessuocentrica dell´Arcigay, i giornali e le tv di un Paese come l´Italia, che ha le sue gravi rogne ma è ancora civile e sa tenere lontana la tragedia dalla farsa, avrebbero dovuto involgarirsi, come purtroppo ha fatto l´onorevole Grillini, e dunque indagare e raccontare – «senza ipocrisia» perbacco – quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancore quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti.

Abbiamo, insomma, il fondato sospetto che l´onorevole Grillini sia – proprio lui – l´ossessionato dall´omofobia. È lui ad avere bisogno, sempre e comunque, del nemico per le sue usurate battaglie, al punto da andare fiero della sessualità di una vittima di un disastro aereo e di celebrarlo come un eroe della diversità, del pensiero laterale e dell´anticonformismo.

E c´è forse qualcosa di più. C´è un accenno rivelatore nell´indignazione di maniera dell´Arcigay, la quale si chiede: «Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova e una famiglia, potrà avere rispetto, almeno dopo morto?». Noi che sappiamo pensare male, temiamo che in questa sottolineatura dell´emigrante siciliano, che solo a Parigi può liberare la propria sessualità, ci sia un avvitamento razzista, probabilmente inconsapevole. Grillini, insomma, non si rende conto che l´idea che un siciliano debba uscire per riuscire è un´idea criptoleghista, perché appunto i leghisti ritengono che i meridionali solo altrove possono avere opportunità, mentre la loro terra li condanna a un destino di dissipazione sociale e, nel caso dell´omosessuale, di infelicità e di disprezzo. Secondo l´Arcigay, Domenico, se fosse rimasto in Sicilia, avrebbe potuto solo nascondersi e dannarsi. A Parigi, invece: allegria, valori condivisi, fierezza. C´è insomma uno sguardo di degnazione verso la caverna del Sud, dove – malgrado Grillini e il suo bisogno di arcaismi da aggredire per continuare ad esistere – c´è ormai tutto il ventaglio della sessualità praticata, e anche nelle istituzioni, proprio come a Parigi.

Due parole infine sui giornali e sulle tv italiane che, a conferma di libertà, hanno deciso in maniera molto varia come e quanto tirare in ballo la scelte private e i pudori familiari di Domenico Riso. Ogni giornale, insomma, si comporta come crede, ciascuno ha la propria misura di eleganza, ciascuno ha i suoi titolisti e i suoi cronisti, e ciascuno fa ovviamente anche i suoi errori.

È legittimo criticare, ma la paranoia dell´omofobia, in questa Italia confusa, sta rischiando di trasformare l´Arcigay in una comunità di preti fondamentalisti al contrario, con lo sguardo tutto puntato sulle pratiche sessuali e con la stessa idea di società che ha Rocco Buttiglione, e magari anche con lo stesso Dio sessuomane. Qui in più c´è anche l´orrore di avere scambiato un camposanto in un campo di battaglia.

(Fonte: La Repubblica, prima pagina nazionale, sabato 23 agosto)

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