23 senatori PD: se passa stepchild no a unioni civili. I nomi.

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Riunione al Senato dei contrari alla stepchild, che minacciano di far saltare tutto

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Si è conclusa al Senato la riunione della trentina di senatori “malpancisti” del Partito Democratico, quelli cioè contrari alla cosiddetta “stepchild adoption”, insieme alla ‘bicameralina Pd’, alla cabina di regia sulle unioni civili presieduta dalla responsabile Diritti del Nazareno, Micaela Campana, e composta da 10 parlamentari, 5 deputati e 5 senatori. E si è conclusa, da quanto ci risulta, molto male. Nessuna mediazione col capogruppo Zanda e con gli altri senatori presenti, che hanno tentato fino all’ultimo di trovare una mediazione. Nessuna ipotesi di “stepchild ridotta”, ma si va al muro contro muro, dentro il Partito Democratico, con tutti i rischi del caso. E nel frattempo, dal momento della pubblicazione dei loro nomi, da 36 i senatori sono già diventati 23.

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Il problema è, lo scriviamo da mesi, la stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del partner unito civilmente, con il consenso del genitore biologico, solo se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio, che deve dare il consenso (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14). Esiste in Italia dal 1983 (L. 184/1983) e l’articolo 5 del ddl Cirinnà la estende, per l’appunto, alle coppie unite civilmente. Su questo sta tuonando da mesi il mondo cattolico, sia quello più integralista che quello moderato, sostenendo che darebbe un sostanziale via di fatto alla maternità surrogata, metodo al quale le coppie gay maschili solitamente ricorrono per avere figli. Maternità surrogata che, però, in Italia è vietata da anni. Insomma, un bel pasticcio all’italiana, condito con l’ottima capacità di disinformazione che certi ambienti cattolici sanno fare molto bene, tanto da far cambiare le opinioni dell’italiano medio, come abbiamo scritto giorni fa, portandolo a dire di essere contro l’adozione gay quando, per appunto, non si parla di adozione tout court ma di adozione solo in casi particolari, in presenza di un bambino che deve essere comunque tutelato. E a nulla è valso l’appello sottoscritto da quasi trecento giuristi di fama, di cui vi abbiamo parlato ieri.

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