SESSO ALL’APERTO 2

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Nudismo e cruising gay: un connubio da difendere?

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Abbiamo iniziato un approfondimento sul tema del cruising gay, in quei luoghi all’aperto in cui gli omosessuali si ritrovano, con l’articolo Sesso all’aperto. Proseguiamo pubblicando volentieri queste riflessioni di Luca Valeriani, attivista gay, e conoscitore della spiaggia della Laguna del Morto la cui "rivalutazione" caldeggiata dal consigliere comunale Maurizio Pavan ha recentemente riacceso il dibattito sulla liceità dei luoghi di cruising gay.

Parliamo di questo argomento anche nel forum.

Il problema della cosiddetta salvaguardia della Laguna Del Morto (altrimenti definita ‘la Punta del Diavolo’) presso la zona di Eraclea a Mare e Cortellazzo, argomento che tanto sta a cuore al Consigliere Maurizio Pavan, è se lo si guarda con occhio scevro da condizionamenti moralistici, un falso quanto pruriginoso problema.

Egli difatti nella questione mette in un unico calderone diverse realtà ed opinioni, di per sé distinte ed opinabili: parla di salvaguardia naturalistica minata dalla presenza dei gay, quasi come se i gay camminando inquinassero l’ambiente, quando forse bisognerebbe prendere atto che tanto i gay quanto i nudisti (che però, stranamente, non sembra diano alcun fastidio) non vanno a nafta.

Adduce poi a motivazione la rivalutazione del patrimonio ‘turistico’, ed anche questa opinione, per quanto rispettabile come quelle di chiunque, appare quanto meno "controversa". Quella spiaggia, al pari di qualsiasi altro luogo simile, è località che definire ‘riparata‘ pare riduttivo: chiunque ci sia stato almeno una volta sa che ci si può arrivare o tramite mare, o camminando per un sentiero interno alle dune di sabbia per almeno 15 minuti.

Non ci sono bagni organizzati, ne strutture turistiche di alcun tipo: è un patrimonio incontaminato e naturale, ed è ancora un luogo molto bello proprio perché per il momento non "contaminato" dal cemento delle strutture turistiche, dal catrame delle strade: cemento e catrame che sembra stiano a cuore molto più della incontaminata (ancora per quanto?) natura del luogo (che i gay peraltro con la loro presenza salvaguardano).

Sugli eventuali traumi infantili, occorre dire che un bimbo alla ‘Laguna del Morto’ non ci può arrivare in nessun modo se non al seguito dei genitori, essendo impossibile raggiungere il posto autonomamente per chi frequenta una spiaggia come quelle di Eraclea, Cortellazzo, Lido di Jesolo, Punta Sabbioni.

Rimane da notare come, da una rilevazione empirica, tra cruising gay e nudismo vi sia da sempre un legame, sia pur nella loro specifica diversità: prova ne sia che spesso le spiagge nudiste, sono anche spiagge gay, e di cruising gay. Questo anche per una motivazione prettamente contestuale come i luoghi di pratica di queste ‘attività’, essendo necessario in entrambi i casi un luogo al riparo dal pubblico passaggio, e dalla frequentazione di bambini come normalmente è alla ‘Laguna del Morto’.

Inoltre, a molti gay piace prendere la tintarella integrale, e ultimo ma non meno importante, ai gay piace oltre ad "andar al mare a mostrar le chiappe chiare" come diceva una nota canzone, cercare anche momenti di aggregazione, socializzazione ed incontro anche in quel frangente, il che non significa matematicamente sfociare nella violazione del codice penale!

Combattere il cruising gay in maniera preconcetta ed indistinta, cercando di reprimerlo, appare solo come uno di quegli inspiegabili moralismi che sembrano rispondere a logiche machiste e doppiopesiste tali per cui se un ragazzo eterosessuale nel bagno di una discoteca "à la page" si intrattenesse con una gentile giovinetta che gli facesse dono delle proprie grazie, allora egli terrebbe alto il Buon Nome del maschio italico divenendo immediatamente motivo di orgoglio per il padre nella pausa caffè del suo ufficio, mentre se un gay facesse lo stesso in un locale, o dietro una duna di sabbia, allora assurgerebbe senza scampo al rango di depravato da incriminare!

Tale altalenante approccio al problema, che potrebbe nascondere in se l’omofobia latente di chi non pare abbia il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome, si ravvede anche nel tentativo di "rivalutare" socialmente le spiagge nudiste per mezzo di cartelli appositi che ne segnalino la presenza, come accade oggi alla Costa dei Barbari. Sia la pubblica esibizione nudi, difatti, che il cruising gay sono reati, ed entrambe le fattispecie giuridiche comportano sanzioni amministrative. Il nudismo però (meglio se eterosessuale) pare venga non solo tollerato, ma quasi "metabolizzato" dalla società, mentre il cruising gay, per parola di Pavan stesso quanto di coloro che vorrebbero la fine della presenza gay alla Costa dei Barbari, pare si vorrebbe far passare per un motivo di deprezzamento dell’area stessa.

Ecco che quindi, conseguentemente, occorrerebbe forse gettare la maschera, come hanno peraltro fatto gli omofobi di Torre del Lago e Viareggio per la spiaggia gay della Lecciona, come hanno fatto i comitati cattolici in Romagna per la spiaggia gay di Lido di Classe, o come finanche hanno fatto in ben altro frangente i leghisti di Telepadania nei confronti dei frequentatori notturni del parco nord Milano, ed occorrerebbe forse dire le cose con chiarezza: se sono i gay, a dare fastidio, diciamocelo!

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