SFILA COLORATA LA MILANO GAY

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Le coppie omosessuali al centro della manifestazione meneghina dell'orgoglio glbt: aprono il corteo Grillini, Benedino e Mancuso. Arriva anche Cecchi Paone. E gli integralisti protestano…

MILANO – La giornata milanese dell’orgoglio omosessuale si è conclusa alle prime luci dell’alba al MetaGaya, tra brindisi, baci e il delizioso concerto di Ivana Spagna. Gli appuntamenti che proseguiranno fino al 12 giugno, hanno avuto il momento celebrativo con la sfilata per le vie del capoluogo meneghino. Per una bizzarra coincidenza gli Hare Krisna con tuniche rosate e sonagli, diretti a pochi metri dal luogo dove si concluderà il Gay Pride, sembrano aprire il corteo. Poi, il gruppo di poliziotti che vigila sulla sicurezza, finisce sotto i palloncini colorati e i vessilli rainbow, scatenando i flash di improvvidi fotografi. Ultima casualità, il Pride di Milano si festeggia in concomitanza con quello di Gerusalemme.
Famiglie di fatto… di fatto famiglie” è il tema centrale, il verbo imperante per questo Pride. Non a caso la manifestazione è aperta dalle bandiere dei 12 paesi europei che hanno fatto legge la tutela delle famiglie di fatto. Franco Grillini ci spiega: «In tutto il mondo occidentale, la questione omosessuale è al centro della politica. Negli Usa è dibattito elettorale, insieme alle questioni economiche e belliche. In Francia, proprio mentre sfiliamo, un sindaco verde ha deciso di fare disobbedienza civile, celebrando un matrimonio gay. Faccio un appello perché anche in Italia si trovi un sindaco che abbia lo stesso coraggio. La caratteristica del nostro movimento è stata quella di dare dignità a milioni di persone, ma principalmente di trasformare un movimento di liberazione come il nostro, in una punta avanzata di un movimento generale per il cambiamento della società. Voglio fare un appello. Dobbiamo organizzare le coppie gay, presenti alle manifestazioni; fare kiss-in, dare il massimo delle visibilità».
La manifestazione è aperta, oltre che da Grillini, da Andrea Benedino, portavoce nazionale dei Cods, candidato per l’Ulivo alle Europee; da Antonio Panzeri, anch’egli candidato ulivista, dal segretario nazionale Arcigay Aurelio Mancuso. A corteo ancora fermo, arriva Alessandro Cecchi Paone, bersagliato da flash e telecamere. Conferma che è il suo primo ma non ultimo Gay Pride, abbraccia e stringe mani, si dice contento di un corteo festante e colorato. Giovanissimi i ragazzi pronti a sfilare (ma dove sono i battaglieri trentenni, quarantenni, cinquantenni? Ritengono di aver esaurito il loro impegno?), affiancati da madri con carrozzine al seguito e da uno stuolo di transessuali che non mancano di far impazzire i bravi (e da ringraziare) poliziotti, che chiedono loro di coprire i seni.
Qualche momento di tensione a piazza San Babila. Una ventina di ecuadoriani della Chiesa Cristiana Pentecostale, volantinano contro i matrimoni gay, issano cartelli con frasi evangeliche, gridano al megafono la loro imbecillità. Ci pensa la polizia a tranquillizzare la situazione e allontanare i fondamentalisti cattolici. In Duomo il corteo è ricevuto da ali di curiosi e turisti che si uniscono alle danze, applaudono festanti quando da un tir parte la marcia nuziale. Prima di raggiungere piazza Castello, dove dal palco si esibiscono Joe Squillo e Viola Valentino, la sfilata rasenta il luogo d’incontro dei fedeli alla divinità Jagannaha, la musica della Carrà si mischia ai sonagli.
Mattia di Gay Tv è insieme a Katamashi, senza operatore, a causa di una crisi che conosciamo e che maledettamente tarda a sparire. Sono davvero tanti i ragazzi che si tengono per mano, fanno coppia in un Pride che parla di coppie. «Dobbiamo – dice Andrea Benedino – batterci fino in fondo per la dignità del riconoscimento delle nostre unioni e del nostro amore. La mia candidatura europea veste il significato di tanti anni di battaglie e di coraggiose scelte. Come omosessuale sono impegnato nei Ds per dare cittadinanza alle nostre speranze». I Radicali improvvisano banchetti per la raccolta di firme per il referendum sulla procreazione assistita, e sono molti coloro che aderiscono. Con loro Sergio Rovasio, altro candidato europeo Radicale. «Le nostre – spiega – non sono mai state battaglie di comodo. Da sempre i Radicali hanno posto al centro i diritti delle minoranze sessuali, attenti alle discriminazioni e alle persecuzioni che in molti stati vedono gli omosessuali condannati ad una vita fatta di stenti e di fuga. Oggi, la concomitanza con il Pride di Gerusalemme ci suggerisce, al di là delle pesanti questioni politiche tra i due paesi, come in Israele i diritti degli omosessuali sono difesi anche manifestando, mentre nei vicini territori palestinesi gay e lesbiche sono messi alla gogna, torturati e uccisi per il solo fatto di amare persone dello stesso sesso».
Battaglie, dunque, tra balli e sorrisi, al centro la famigliarità delle coppie di fatto. «Ci vorrà ancora del tempo, ma continueremo a lavorare sulle coppie di fatto come Arcigay – dice Aurelio Mancuso – Purtroppo tarda la sensibilità politica, incuneata in dettami cattolici che non vuole alcun riconoscimento per i gay. Quest’anno, da Milano a Grosseto, e per finire a Roma, i Gay Pride parlano di coppie di fatto, ritenendo che la società civile è più avanzata della rappresentanza politica. Ci sono tante altre battaglie da fare, ma questo delle coppie di fatto è il chiavistello che ci permetterà di affrontare gli altri temi di civiltà».
Appuntamento, quindi, al Gay Pride nazionale toscano, in quel di Grosseto.

di Mario Cirrito

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