Sì degli esperti a registro dei sieropositivi

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"Come esiste un registro, pur criptato, dei malati di Aids, sarebbe utile averne uno, sempre con le dovute cautele legate alla privatezza, sulle persone sieropositive all'Hiv"

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MILANO – Come esiste un registro, pur criptato, dei malati di Aids, sarebbe utile averne uno, sempre con le dovute cautele legate alla privatezza, sulle persone sieropositive all’Hiv. A questa proposta – venuta ieri dai maggiori esperti italiani di Aids all’incontro milanese fra il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Enrico Garaci e alcuni membri della Commissione Nazionale sull’Aids – il ministro della Salute Sirchia ha mostrato interesse, proponendo di coinvolgere il garante della privacy a una delle prossime riunioni della Commissione stessa, da lui presieduta. E’ stato l’infettivologo milanese Mauro Moroni a proporre questo ulteriore passo, in passato da lui stesso osteggiato e che già altre volte ha generato furiose polemiche. Il pericolo è costituito dal rischio che la segretezza dei dati possa essere aggirata, aprendo la strada alla discriminazione, sociale e lavorativa. Di fronte a questo tipo di discriminazione e alla introduzione di strumenti che la rendano possibile, gli esperti di Aids sono sempre stati categoricamente contrari. Ma oggi, avendo a disposizione tecnologie molto sicure per garantire la privacy, Moroni ha fatto un discorso diverso: «Disporre di un registro delle persone sieropositive – ha detto l’infettivologo milanese – significherebbe per noi avere informazioni sull’epidemia in tempo reale. Mentre la semplice notifica dei casi di malattia conclamata (Aids) ci dà informazioni che riguardano ciò che è avvenuto 5-6-7 anni prima». Ma per quale motivo non rendere anonime queste denunce? «Perché facilmente conteremmo più volte lo stesso caso, in base al fatto che una persona può andare a farsi vedere, anche a distanza di poco tempo, da più medici e in più città». La proposta di Moroni è stata però dettata dalla consapevolezza che oggi ci sono le tecnologie per garantire la segretezza della notifica. Un esperto che all’interno della commissione Aids si è occupato di questo problema ha assicurato che la criptazione dei dati è assicurata anche per il registro dei casi di Aids, che in passato ha fatto scappare qualche dato. «Oggi – ha detto – non viene criptato il nome del soggetto, ma addirittura il codice, già al sicuro di per sè, che gli viene attribuito». Anche il vicepresidente della Commissione Aids, Ferdinando Dianzani, si è detto favorevole. Sono 50.923 i casi di Aids segnalati in Italia dall’inizio dell’epidemia, secondo i dati dell’Iss. Tenendo conto dei ritardi di notifica degli ultimi casi, il dato esatto aumenterebbe a circa 51.200. Ma i casi conclamati sono in continua diminuzione. Sempre secondo l’Iss, infatti, nel corso del 2002 sono stati segnalati 1.601 nuovi casi (1.621 negli ultimi 12 mesi, da dicembre 2001 al 30 novembre 2002), mentre le persone sieropositive sono oggi complessivamente 110-130 mila.Questo conferma, quindi, la riduzione dei casi di malattia conclamata, se si pensa che nel 1995, anno del picco della curva, erano stati diagnosticati oltre 5.600 casi. Diminuisce anche il numero di decessi attribuibili all’Aids, che erano oltre 4.500 nel 1995 e non dovrebbero superare i 500 alla fine dell’anno in corso. Sale a 42 milioni il numero delle persone colpite dal virus dell’Aids nel mondo. Intanto a Milano, in occasione della Giornata mondiale dell’Aids, arrivano le prime proteste. «In Italia stanno uccidendo la lotta all’Aids» recitavano i volantini distribuiti ieri dalle associazioni promotrici.

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