Si è tenuto sabato il Gay Pride polacco

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Prima sfilata (non autorizzata), sobria e soprattutto politica, per i diritti di gay e lesbiche polacchi.

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VARSAVIA – Nonostante la mancata autorizzazione da parte del sindaco Lech Kaczynski, motivata con il pretesto di errori formali nella presentazione della domanda, si è tenuto sabato 11 giugno il Gay Pride polacco. Alla manifestazione hanno partecipato circa 2.500 persone, tra le quali il vice primo ministro Izabela Jaruga-Nowacka ed il parlamentare Tomasz Nalecz. Quest’ultimo ha dichiarato di aver voluto essere presente in dissenso con la decisione del sindaco che a suo avviso contrasta con i diritti civili garantiti dalla Costituzione polacca. Molti gruppi in difesa delle libertà e dei diritti umani avevano protestato contro la decisione del sindaco ritenendola in violazione al diritto di manifestare e di assemblea. A sostegno dei gruppi impegnati nella lotta alle persecuzioni contro gay e lesbiche e per la pari dignità sociale sono giunti a Varsavia osservatori da vari paesi europei, tra cui dalla Germania un paio di deputati dei Verdi e dall’Italia una rappresentanza dell’Arcigay.

La Polonia ancora registra numerosi assalti ed atti di violenza di chiara connotazione omofobica ed il pregiudizio contro i non eterosessuali è ancora estremamente diffuso, rinfocolato dalle tante prese di posizione degli esponenti locali della Chiesa Cattolica Romana. Tra in manifestanti l’avvocato Paulina Pilch ha dichiarato all’AP che “gli omosessuali in Polonia sono ancora considerati deviati o pedofili.” In contrapposizione al corteo dei gay c’erano dei rappresentanti della Lega delle Famiglie Polacche e qualche centinaio di simpatizzanti di estrema destra che hanno lanciato uova e pietre e gridato offese ai partecipanti. La polizia ha effettuato una decina di arresti ed è riuscita a far si che la sfilata si concludesse come previsto. Tre persone sono rimaste ferite, tra cui un poliziotto. Il raduno si è concluso di fronte al Parlamento, chiamato alla promulgazione di leggi che siano in linea con le direttive europee anti-discriminazione, che includono specificatamente quelle basate sull’orientamento sessuale. In Polonia, così come in Italia, le coppie formate da persone dello stesso sesso non hanno alcun riconoscimento giuridico.

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