“Sì, lo voglio” per trenta coppie al Torino Pride

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Matrimoni simbolici durante l'affollata manifestazione dell'orgoglio torinese a cui hanno partecipato quasi 50.000 persone. Sindaco Fassino assente per precedenti impegni. E mancano anche i grillini.

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"Sulla base degli articoli 3 e 29 della Costituzione Italiana vi dichiaro uniti in matrimonio". Scambio degli anelli rosa, applausi scroscianti, getti di schiuma bianca e riso vero. Per trenta coppie gaylesbo il sogno si è avverato, seppure in maniera simbolica, all’affollato Torino Pride che sabato pomeriggio ha fatto sfilare da piazza Arbarello a Corso Cairoli quasi 50.000 persone. La prima coppia che si presenta sul carro del Queever in Corso Siccardi davanti al consigliere regionale Andrea Stara di ‘Insieme per Bresso’ è composta da Giovanni Minerba, direttore del festival di cinema ‘Da Sodoma a Hollywood’, e dal suo compagno di tre lustri Damiano Andresano. I neo sposi ci mostrano orgogliosi la pergamena beige che sancisce l’unione: "Per me è la seconda volta, sono già stato sposato con una donna tanti anni fa – ci spiega un emozionato Minerba – Ma rispetto al mio primo matrimonio, questa è una situazione più importante perché, anche se simbolica, si spera che succeda qualcosa a livello legislativo. Il viaggio di nozze? A lavorare per il festival!".

Una piccola polemica la instaura il consigliere Stara che, notando l’assenza dei grillini, commenta: "Loro dovrebbero rappresentare il nuovo, stupisce che non siano qui". Ma ecco arrivare gli altri sposi e spose promesse (la maggioranza è femminile): ci sono Grace e Delia con i figlioletti scalcianti a far da gioiosi paggetti, a seguire Luca e Giorgio drappeggiati con le bandiere dell’Arcigay, Carlotta e Chiara accompagnate dall’orgogliosa mamma di quest’ultima, Letizia. "Sono qui perché mia figlia è felice, è un momento importante, volevo dividerlo con lei – dichiara entusiasta -. È una questione di libertà e di diritti alla vita. Sarei contenta se si potesse sposare davvero con un rito ufficiale". I look sono i più vari: c’è chi ha scelto il completo da cerimonia, la ragazza con abito scuro e cilindro ma anche due signori sulla quarantina con un’informale maglietta, pantaloncino corto e borsello.

Tra i sei consiglieri regionali che hanno celebrato le nozze simboliche dell’iniziativa It’s wedding time: vorrei ma non posso ce ne sono anche due del centrodestra, Daniele Cantore e Fabrizio Comba, che ribadiscono la necessità di una legge per le unioni civili. Monica Cerutti del Pd ha portato anche la sua bimba Lavinia a cui spiega con semplicità quello che sta accadendo. I quattro assessori del Comune (Ilda Curti, Gianguido Passoni, Maria Grazia Pellerino, Mariacristina Spinosa) non celebrano le nozze ma tengono testa al corteo con lo striscione "Non vogliamo mica la luna!". Unica ombra, la latitanza di molti politici: il sindaco Fassino non è presente per impegni precedenti, altri quattro assessori che avevano garantito di esserci non si trovano.

Incrociamo sotto il carro l’eco-cittadino Paolo Hutter che aveva già celebrato matrimoni simili a Milano vent’anni fa:  "Sì, era il 27 giugno del 1992 in piazza Scala: quest’anno ci ritroveremo lo stesso giorno, alle 17, per celebrare il ventesimo anniversario di quella manifestazione. Mi fa molto piacere che ci siano consiglieri di diversi partiti a officiare le nozze simboliche: avevano chiesto anche a me di celebrarle ma è giusto che lo facciano i consiglieri in carica. Per me era un unicum, mi piace ricordarla in quanto tale. Ma io non vedo l’ora che si faccia quella vera!".

Nel corteo sfilano anche Antonella D’Annibale e Debora Galbiati con al collo il cartello "Spose in attesa di diritti": sono protagoniste anch’esse di un matrimonio simbolico ma celebrato due anni fa, dal sindaco Chiamparino. Un’altra ragazza si affida a un messaggio che suona come un’invocazione: "Voglio solo poterla sposare" (molto corposa la presenza femminile, una vera ‘Lesbicità progresso’, come recitava uno striscione).

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Se il Pride di quest’anno verrà ricordato come quello delle ‘trenta nozze’, il sinuoso corteo variopinto mostrava in realtà tutte le anime del movimento glbt, dai genitori dell’Agedo tra cui il padre di Daniel Zamudio, il ventiquattrenne cileno ucciso durante un raid omofobico, ai tocchi folkloristici quali il monumentale trans su zatteroni o l’angelo in slip con ali spiegate e muscolo florido. Non sono mancate le frecciate contro Cassano, quali le enormi palle fucsia rotolanti con la scritta "Diamo un calcio ai pregiudizi" (in mezzo alla folla si è visto anche Alessandro Cecchi Paone). Un’attenzione particolare si è dimostrata anche per l’ambiente, visto che questo Pride si è professato "ecocompatibile" e in gemellaggio col Bike Pride.

E in piazza Castello si sfiora pure la Marcia per Gesù, relegata in un pugno di gazebo concentrati verso palazzo Reale: il confronto numerico è impietoso. La grande festa si è poi conclusa sul lato sinistro dei Murazzi con l’Official Pride Party fino a tarda notte, in stile casereccio un po’ "disco&porchetta" con fumanti punti ristoro e i vari dancefloor dei locali ribattezzati con nomi di icone lgbt (Sylvia Rivera’s Room, Madonna‘s Room, etc.). Gli sposi, però, non si sono più visti: la luna non la volevano, quella di miele se la sono invece meritata.

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