La dottoressa omofoba Silvana De Mari indagata per diffamazione

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L'indagine nata dall'esposto del Torino Pride.

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Prende una piega giudiziaria importante la vicenda di Silvana De Mari, dottoressa e scrittrice che in questi ultimi mesi ha diffuso gravi dichiarazioni contro la comunità LGBT. Più volte ha affermato pubblicamente che i “gay sono malati“, nel nome di una battaglia “in difesa del cristianesimo e della civiltà occidentale“. Sul giornale di Mario Adinolfi è arriva a sostenere cose come: “gli omosessuali non esistono, o sono asessuati o omoerotici“. Ha argomentato ipotetici collegamenti tra satanismo e sesso anale parlando più volte alla trasmissione radiofonica La zanzara.

Ora la dottoressa Silvana De Mari è indagata dalla procura di Torino per diffamazione aggravata dalla finalità della discriminazione e dell’istigazione all’odio razziale.

Il fascicolo era arrivato, dopo l’esposto del comitato Torino pride, direttamente sulla scrivania del procuratore Armando Spataro, che, dopo un’attenta valutazione, lo ha assegnato al gruppo di pm che si occupa dei reati previsti dalla legge Mancino.

Un’inchiesta destinata ad ingrandirsi, dopo l’annuncio, arrivato nel pomeriggio di lunedì 13 marzo, che la Città di Torino avvierà analoga iniziativa legale servendosi della sua avvocatura. La mozione, approvata quasi all’unanimità dal consiglio comunale, era stata presentata dalla consigliera comunale del Pd Maria Grazia Grippo. E anche la Regione farà la stessa cosa, dopo che il Comitato per i diritti umani ideato ha coinvolto i legali dell’ente. Quindi ben tre cause legali contro la gastroenterologa dedita alla divulgazione sulle problematiche secondo lei connesse al sesso anale.

Le su dichiarazione – De Mari intende promuovere “l’omofobia come diritto umano” – le sono già costate un provvedimento disciplinare aperto dall’Ordine dei medici di Torino.

Le sue parole, pubblicamente divulgate, sono lesive della dignità della persona e della comunità LGBT. Non solo, esorterebbero alla discriminazione di singoli soggetti o gruppi determinati. E all’odio. Questo il senso dell’esposto e di quanto sta valutando la procura di Torino. La legge Mancino – il riferimento normativo – condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Il fatto che anche Città di Torino – dopo la Regione Piemonte – abbia annunciato di procedere legalmente contro la dottoressa è un segnale politico che, spiega la consigliera Grippo, “fa il paio con l’eccezionalità in negativo degli accadimenti che l’hanno originata. Abbiamo voluto ribadire – commenta – che non c’è giustificazione per chi istiga all’odio, non c’è giustificazione per chi discrimina, né per chi umilia, offende e concima il terreno della violenza“.

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