Silvia Costa (Pd): “Ecco perché sono contro le nozze gay”

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All'indomani della storica apertura di Obama e dell'elezione di Hollande, l'Europarlamentare adduce motivazioni "antropologiche" alla base del no all'uguaglianza tra coppie etero e omosessuali.

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Il tema del matrimonio per le coppie dello stesso sesso torna ad occupare i titoli dei giornali. Due giorni fa il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, anche a nome della moglie Michelle, ha dato il proprio appoggio. In Gran Bretagna il Primo ministro conservatore David Cameron e in Francia il neo eletto Presidente François Hollande si sono entrambi schierati a favore dell’uguaglianza matrimoniale. L’Italia, con la Grecia, su questi temi è tra fanalini di coda in Europa, sebbene da alcune settimane si sia riavviato in Commissione giustizia della Camera l’esame di proposte di legge sul tema. Ne abbiamo parlato con l’Europarlamentare del Pd Silvia Costa, recentemente al centro di forti critiche in quanto co-autrice di un controverso articolo su questo tema pubblicato sul quotidiano del Pd Europa.

On. Costa in marzo l’Europarlamento ha approvato la relazione sulla parità tra uomini e donne nell’Unione Europea, rammaricandosi “dell’adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di famiglia con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli”. Lei sulla relazione si è astenuta e su alcuni punti, come questo, ha votato contro. Ci può spiegare il perchè? 

La relazione faceva un po’ il punto sulle strategie europee sul tema della parità tra uomo e donna. Ho votato contro i due punti che, secondo me forzatamente, andavano fuori tema inserendovi le discriminazioni contro gli omosessuali e il riconoscimento delle loro unioni. Io ho molti amici omosessuali e mi sono sempre battuta per la non discriminazione nei loro confronti. Io sono una cattolica e anche nell’ambito del Pd c’è stata qualche difficoltà ad essere ben compresa su questi temi, anche ai tempi del disegno di legge sui DiCo. Io sono a favore del fatto che, con uno status diverso, le coppie di fatto eterosessuali e omosessuali abbiano dei riconoscimenti esterni che vadano oltre i contratti privatistici che già sono possibili ma che sono carenti di tutele in tanti campi. Non sono però a favore dell’equiparazione di queste coppie con la famiglia fondata sul matrimonio. Questa la mia posizione personale. Per quanto riguarda la relazione del Parlamento europeo non spetta ad esso rammariscarsi di niente, perchè il Diritto di famiglia è materia di esclusiva competenza degli Stati membri. Accettabile è invece che Paesi che hanno analoghe legislazioni armonizzino tra di loro le varie discipline, consentendo la circolazione delle persone. Il resto rientra nella sovranità e autonomia degli Stati.

Tuttavia il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009, richiede agli Stati membri di non operare discriminazioni basate (anche) sull’orientamento sessuale. Se in Italia le coppie dello stesso sesso non solo non hanno acceso la matrimonio civile ma non possono ricorrere neanche ad un’alternativa, sono  palesemente discriminate. 
Su questo sono certamente più disponibile a ragionare, infatti non a caso io penso che noi abbiamo perso una grande occasione col governo Prodi, quando saremmo potuti arrivare al riconoscimento delle unioni civili, che avrebbe riconosciuto comunque una stabilità e un’affettività che vuole comunque avere anche una prospettiva tra due persone, degna di riconoscimento e rilevanza sociale. Visto che ora il dibattito parlamentare è ripreso spero che in questa legislatura si potrà portare a termine questo processo. Al tempo stesso, al di là di ogni riconoscimento del legame tra i genitori, ritengo che i bambini debbano comunque essere totalmente tutelati e che dunque vi dovrebbe essere equiparazione totale tra i bambini nati dentro o fuori da un matrimonio. 

Con la sua collega europarlamentare Patrizia Toia ha scritto un articolo per il quotidiano del Pd Europa dal titolo “Il nostro no alle neozze gay” nel quale vi soffermate sul concetto di famiglia “naturale”, che descrivete come quel “sodalizio primigenio e fondamentale tra uomo e donna.” State forse alludendo al vecchio concetto di provenienza religiosa che i rapporti omosessuali sarebbero “contro-natura”?  
So benissimo di addentrarmi in un terreno pericolosissimo… Il tema, molto delicato, è quello ben noto di trovare un equilibrio tra natura e cultura, tra ciò che è fondativo della identità della persona umana e ciò che può essere storicizzato e reinterpretato. È un dilemma che ciascuno di noi scoglie in base a criteri giuridici, culturali, interpretativi ma anche basandoci su una concezione antropologico del “maschio e femmina li creò“, che a mio giudizio non è solo un assunto della tradizione giudaico- cristiana ma un dato connaturato all’essere uomo e donna. Nella nostra Costituzione il particolare rilievo che si dà alla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, aperta (non certo vincolata) alla procreazione, non è certo casuale. Il "naturale" nella nostra Costituzione attiene, a mio avviso, a due aspetti: il primo è quello di "società naturale" fondata sul matrimonio, in quanto precedente allo Stato e che esso riconosce, tutela e alla quale assegna un particolare favore. Il nostro, e questo è fondamentale, non è uno Stato totalitario che "crea" i diritti, ma che li riconosce e li promuove. Quell’aggettivo "naturale" a mio avviso contiene anche un riferimento implicito alla coppia primigenia, quell’unione tra uomo e donna, cellula fondamentale della società. Questa demarcazione è stata confermata dalla Corte Costituzionale, che tuttavia ha invitato il legislatore a provvedere e dare forme di tutela e di riconoscimento alle diverse forme di convivenza tra persone, pur non equiparate al matrimonio. Questo ovviamente si confronta oggi con un dato inedito nella storia umana, che è quello della procreazione assistita, che probabilmente ha accelerato la richiesta di matrimonio da parte di coppie omosessuali. Fino a qualche anno fa infatti il movimento omosessuale si batteva per il riconoscimento delle unioni civili, non del matrimonio. Oggi le cose sono cambiate. La mia posizione, discutibile quanto si vuole, non vuole discriminare ma fa delle distinzioni, il che è diverso e legittimo.

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